Immaginate di trovarvi in una piccola città francese, periferica e assonnata, dove il grigiore sociale sembra scolpito nei muri delle case popolari e dove l’unica prospettiva sembra essere quella di ripetere un destino già scritto da altri. È proprio qui, tra i banchi di un liceo tecnico, che comincia la storia di Philippe Vilain, autore de Lo studente, il nuovo, attesissimo romanzo pubblicato in Italia da Gremese Editore nella collana Narratori francesi contemporanei. Un romanzo che, vi assicuro, è tutt’altro che una semplice autobiografia travestita da fiction: è un viaggio nelle viscere della coscienza, un racconto che esplora la fame di significato, il riscatto sociale e, soprattutto, il potere salvifico della letteratura.
Vilain non è certo un nome nuovo per chi ama la narrativa francese: pubblicato da giganti come Gallimard, Grasset e Laffont, è conosciuto in Italia anche grazie a titoli come Non il suo tipo (da cui Lucas Belvaux ha tratto un film), La moglie infedele, Un mattino d’inverno e Napoli mille colori. Ma con Lo studente si spinge oltre, mettendosi letteralmente a nudo in un romanzo che si muove tra autobiografia e critica sociale, tra confessione e resistenza, tra amore e rappresentazione.
Il libro parte da un contesto di marginalità sociale, e già qui l’appassionato di storie nerd — quelle dove il protagonista lotta contro un destino avverso per scoprire la propria vera identità — si sentirà a casa. Vilain ci porta con sé in una giovinezza segnata dall’insuccesso scolastico, dalla timidezza cronica, dalla mancanza di stimoli culturali. Ma non siamo in un racconto di desolazione alla Édouard Louis: qui, la vera protagonista è la trasformazione. Come un eroe di shōnen che scopre improvvisamente di avere un potere nascosto, il giovane Vilain passa dall’indifferenza alla lettura a una vera e propria ossessione per la letteratura.
Non è solo un percorso intellettuale: è un atto di ribellione. Passa dal liceo tecnico all’università, trasforma la scrittura in una forma di riscatto, e soprattutto si interroga su cosa voglia dire emanciparsi da un destino di classe. È in questo che Lo studente si rivela prezioso anche per chi, come noi lettori di CorriereNerd.it, vive di storie dove il superamento di sé e l’affermazione della propria identità sono al centro del racconto. Qui non c’è magia, non ci sono poteri o armature, ma c’è un’arma altrettanto potente: la parola scritta.
E poi c’è il nodo che ha fatto discutere tutta la Francia: la relazione giovanile con Annie Ernaux, già allora scrittrice affermata e oggi Premio Nobel per la Letteratura. Chi conosce Il ragazzo, il libro con cui Ernaux raccontò quella relazione, troverà in Lo studente un controcampo maschile, una risposta, una contestazione. Vilain si ribella alla riduzione a semplice “oggetto” della narrazione altrui e ci invita a riflettere sul confine sottilissimo tra memoria e potere, tra rappresentazione e realtà. Chi controlla il racconto, controlla il significato delle cose: un tema che riecheggia nei fandom di tutto il mondo, dai remake contestati di Star Wars agli eterni dibattiti su chi abbia “rovinato” una saga amata.
La stampa francese ha letto questo libro come un atto di sovversione nei confronti dell’autofiction, quel genere così amato (e abusato) che mescola vita e invenzione, privato e pubblico. Vilain rompe i ruoli, smonta i cliché, e ci consegna un romanzo che è insieme un memoir e una dichiarazione di resistenza, un testo che non ha paura di mostrare le contraddizioni dell’essere umano.
Lo stile è essenziale, controllato, quasi chirurgico. Non c’è traccia di compiacimento o autocommiserazione: Vilain ci offre una scrittura asciutta, che proprio per questo riesce a colpire più forte. È la dimostrazione che una vocazione autentica può davvero spezzare ogni determinismo sociale, ogni destino già scritto.
E per chi, come me, divora libri, film, serie tv e fumetti alla ricerca di storie che parlino di liberazione, crescita e ridefinizione di sé, Lo studente diventa una lettura imprescindibile. Non aspettatevi un romanzo leggero da ombrellone, ma una di quelle storie che, una volta finite, continuano a lavorarvi dentro, a interrogarvi, a provocarvi.
La collana Narratori francesi contemporanei, diretta dallo stesso Vilain, è ormai una garanzia per chi vuole scoprire le voci più interessanti della narrativa francese, da Alain Vircondelet a Benjamin Hoffman, passando per Claude Simon. È dal 2012 che Gremese porta in Italia questi autori, offrendo uno sguardo privilegiato sulle frontiere della letteratura europea, sulle sue sfide e sui suoi orizzonti.
Lo studente è un libro che consiglio caldamente a chiunque ami la letteratura che osa, che si sporca le mani, che non teme di interrogare il lettore.
E voi, cari lettori nerd, siete pronti a lanciarvi in questa avventura letteraria? Vi siete mai sentiti outsider in un mondo che sembrava non avere un posto per voi? Avete mai trovato nelle storie — siano esse su carta, sullo schermo o sui pixel — quella scintilla di vocazione che cambia tutto? Raccontatemelo nei commenti qui sotto o, meglio ancora, condividete questo articolo sui vostri social: portiamo avanti insieme questa conversazione su identità, memoria e riscatto. Perché, in fondo, anche noi siamo un po’ tutti studenti, in cerca della nostra vera voce.
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