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Lo strano furto delle Teste di Pietro e Paolo

Correva l’anno 1438 e sul soglio pontificio sedeva papa Eugenio IV, nato Gabriele Condulmer (Venezia, 11 gennaio 1383 – Roma, 23 febbraio 1447). Nella notte che precedeva la Pasqua avvenne un fatto clamoroso nella basilica di San Giovanni in Laterano: le teste degli apostoli Pietro e Paolo custodite in teche d’oro e preziosi realizzate dal senese Giovanni di Bartolo sparirono in circostanze misteriose. Le sacre reliquie, veneratissime dai romani erano state rubate da ignoti.
 
L’indignazione e lo sbigottimento furono grandi, data l’importanza dei resti. Il sacrilegio era intollerabile. Scattarono le indagini e furono sguinzagliati sbirri, spie e confidenti. Le ricerche si rivelarono a lungo vane, ma poi una fatale ingenuità portò alla cattura dei colpevoli. Al mercato dei pellegrini, presso Campo de’ Fiori, si trovavano le botteghe degli orafi e degli intagliatori di pietre. Un certo Servestro de Pallone voleva acquistare una perla di grande valore da un orefice. La perla, in realtà, faceva parte del santo bottino e l’orefice l’aveva ricettata da due sagrestani della basilica di San Giovanni. L’orefice chiedeva trenta ducati, ma il cliente trovava il prezzo esoso. Tra i due cominciò una lite, prima in sordina poi sempre più accesa e con insulti ad alta voce. I passanti e i bottegai della strada ci fecero caso. Osservando la scena, cominciarono a collegare i fatti e riportarono l’episodio alla polizia pontificia. I ladri furono subito identificati e arrestati, come pure il canonico di San Giovanni, Nicola di Valmontone, zio di uno dei due lestofanti, che aveva collaborato al furto.
 
Il 22 agosto dello stesso anno, con una processione guidata dal pontefice, seguito da tutti i notabili della città, le pietre furono rimesse al loro posto. I colpevoli furono scomunicati e condannati a pene atroci: dopo esser stati appesi per quattro giorni in una gabbia a Campo de’ Fiori, i due ladri e il canonico furono trascinati a terra dai cavalli fino a San Giovanni. Là messer Nicola fu impiccato ad un olmo. Gli altri due, dopo il taglio della mano destra, furono arsi. La storia dei due reliquiari con le teste degli apostoli continua nel 1799, quando furono rubati dalle truppe d’occupazione francesi – o, come qualcuno afferma, fusi da Pio VI per corrispondere a Napoleone la quantità d’oro richiesta nel trattato di pace di Tolentino tra Francia e Stato Pontificio. Quelli che possiamo ammirare ancora oggi sono copie, fatte eseguire per devozione nel 1804 dalla marchesa di Villahermosa.
 
Redazione

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