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Mario Natangelo torna con “Lo sai come fa il cuore”, il graphic novel sulla fine dell’amore

Mario Natangelo torna a sporcare la pagina con quella cosa pericolosissima che molti chiamano amore, altri trauma, altri ancora archivio emotivo da non riaprire mai più dopo mezzanotte. Il 15 settembre arriva in libreria per Tunué “Lo sai come fa il cuore. Appunti da una separazione”, nuovo graphic novel dell’autore napoletano dopo “Cenere”, con una prefazione firmata da Luca Guadagnino, e già solo questa combinazione basterebbe a far drizzare le antenne a chi conosce il modo in cui Natangelo sa trasformare il dolore in una risata sbilenca, una di quelle che ti scappa mentre stai ancora capendo se ti fa male o ti ha appena salvato.

Natangelo è uno di quegli autori che non puoi davvero incasellare senza perderti qualcosa per strada. Vignettista satirico, certo. Giornalista, anche. Disegnatore caustico, spesso ferocissimo, abituato a infilare la matita nelle ipocrisie della politica, dell’informazione, del costume italiano, dei teatrini quotidiani che ci ostiniamo a chiamare dibattito pubblico. Però chi lo segue da anni sa bene che sotto quella scorza da sabotatore grafico, sotto il tratto che sembra sempre pronto a tirare uno schiaffo al potere o al conformismo del momento, esiste una vena più intima, più disarmata, quasi imbarazzante per quanto è sincera. “Cenere. Appunti da un lutto” lo aveva già mostrato con una forza rara, portando il lettore dentro una materia fragilissima senza trasformarla in retorica, senza lucidarla troppo, senza renderla decorativa. Ora il nuovo libro sembra spostare l’asse da una perdita all’altra, dalla morte alla separazione, da ciò che finisce perché non può fare altro a ciò che finisce lasciandoci addosso la domanda più stupida e più gigantesca di tutte: perché continuiamo a innamorarci se sappiamo benissimo come può andare a finire?

Chi è cresciuto tra fumetti, film sentimentali visti di nascosto facendo finta di preferire solo l’azione, anime in cui una dichiarazione d’amore valeva quanto una battaglia finale, videogiochi capaci di farci affezionare a personaggi digitali più di quanto fosse socialmente accettabile ammettere, conosce bene questa dinamica. La cultura pop ci ha educati all’epica della coppia, alla tensione del primo sguardo, al bacio dopo l’apocalisse, alla musica che sale nel momento giusto. Poi la vita reale, con la sua regia pessima e il suo montaggio crudele, ci ha mostrato che l’amore raramente ha una chiusura pulita. Non arriva il fade out. Non parte la sigla. Non compare una schermata con scritto “missione completata”. Rimangono oggetti, chat, abitudini, amici comuni, posti che cambiano significato, frasi che da un giorno all’altro diventano reperti archeologici di un mondo estinto. E proprio lì, in quel territorio scomodo dove il comico e il tragico smettono di essere generi separati, Natangelo sembra piantare la sua nuova storia.

“Lo sai come fa il cuore. Appunti da una separazione” viene presentato come un graphic novel sulla fine di un amore, ma la definizione, detta così, rischia di sembrare troppo ordinata per un autore che dell’ordine ha sempre diffidato. La fine di una storia, in fondo, non è mai soltanto la fine di una storia. È la fine di una lingua privata, di un calendario condiviso, di un modo di stare al mondo che prima sembrava naturale e poi, improvvisamente, diventa impraticabile. Natangelo prende questa materia e la affronta con quella sua modalità “malincomica”, parola che sembra inventata apposta per lui perché tiene insieme la malinconia e la comicità senza farle litigare, anzi lasciando che si mordano a vicenda fino a diventare qualcosa di più vero. La satira resta la sua arma, ma stavolta il bersaglio non è un ministro, un direttore, un tic nazionale o una categoria umana particolarmente meritevole di essere smontata. Stavolta il bersaglio è lui stesso. Ed è una scelta rischiosa, perché ridere di sé funziona solo quando non diventa posa, solo quando l’autore accetta davvero di apparire ridicolo, incoerente, patetico, tenero, a tratti persino insopportabile. Insomma, umano.

La frase “La fine di una storia d’amore richiede la stessa cura dell’inizio” contiene già un piccolo corto circuito emotivo. Siamo abituati a celebrare gli inizi, a raccontarli con precisione maniacale, a ricordare come eravamo vestiti, cosa abbiamo detto, quale canzone passava, quale luce c’era nella stanza. Le fini invece le archiviamo male, con la fretta di chi vuole liberarsi di un cadavere emotivo prima che cominci a puzzare. Eppure una separazione è un rito, anche se nessuno ci insegna davvero come attraversarlo. Si improvvisa. Si cancella un numero senza cancellarlo davvero, si rilegge un messaggio sapendo che farà male, si ride con gli amici mentre dentro sta crollando un’intera città, si prova a diventare persone nuove usando pezzi di quella vecchia. Natangelo, almeno da quello che promette questo nuovo lavoro, sembra interessato esattamente a quella zona lì: non l’amore come poster romantico, non la rottura come melodramma ordinato, ma il campo minato fra “ti amo” e “ti lascio”, fra il ricordo dell’innamoramento e il rumore secco della fine.

Il tempo, nei racconti di Natangelo, non cammina mai dritto come vorrebbe un manuale di sceneggiatura. Avanza, torna indietro, inciampa, ripete, si contraddice. È un tempo emotivo, non cronologico, più simile al modo in cui il cervello funziona davvero quando siamo feriti. Un profumo ti riporta a un’estate di dieci anni fa, una notifica qualunque ti fa ricordare una lite, una battuta di un amico apre una voragine, una vignetta riesce a condensare in pochi tratti quello che un romanzo intero faticherebbe a dire. In questo andirivieni si colloca la rottura con Diana, figura amata, lasciata, ritrovata e forse perduta per sempre, attorno alla quale il libro costruisce una sorta di orbita instabile. Non sembra esserci l’intenzione di trasformarla semplicemente in personaggio, né di ridurre la storia a confessione privata. Il punto più interessante è proprio questa tensione tra autobiografia e universalità: una separazione appartiene a chi la vive, ma appena viene raccontata con onestà smette di essere soltanto sua, perché ciascuno riconosce un frammento, una vergogna, una frase mai detta, una notte passata a fissare il soffitto come se contenesse una risposta.

Da lettori di fumetto, siamo allenati a questa forma di verità laterale. Il graphic novel, soprattutto quello capace di uscire dalla comfort zone del genere, ha una potenza speciale quando affronta l’intimità. La parola può mentire, il disegno spesso la tradisce. Un’espressione buttata lì, una postura, una faccia deformata dalla comicità, un silenzio fra due vignette possono raccontare più di una pagina di spiegazioni. Natangelo lo sa bene, perché viene dalla satira quotidiana, da un linguaggio dove il tempo è feroce e lo spazio è poco, dove devi colpire subito ma anche lasciare una scheggia sotto pelle. Portare quel ritmo dentro una storia lunga, dentro un diario di separazione, significa usare una grammatica della battuta per parlare di qualcosa che battuta non è. Ed è lì che la faccenda diventa interessante anche per chi magari non frequenta ogni giorno il fumetto d’autore italiano, ma conosce il dolore molto contemporaneo di vedere la propria vita privata trasformarsi in un archivio di screenshot, foto, messaggi vocali, immagini salvate, prove digitali di una felicità che non sai più dove mettere.

La presenza di screenshot e fotografie, accanto alle vignette, aggiunge infatti un elemento quasi da found footage sentimentale, e per chi ha vissuto la transizione dal diario cartaceo al blog, dal forum alla chat, da MSN a WhatsApp, la cosa ha un sapore fortissimo. Una volta le storie finite lasciavano biglietti, lettere, foto stampate, magari una maglietta dimenticata in un cassetto. Ora lasciano backup. Lasciamo tracce ovunque, e quelle tracce non hanno pietà. Il digitale non dimentica con eleganza, non capisce il pudore della distanza, ripropone anniversari, ricordi, immagini di viaggi, facce sorridenti di persone che nel frattempo sono diventate estranee con una precisione quasi sadica. Inserire screenshot e fotografie in un graphic novel sulla separazione significa accettare che l’amore contemporaneo non vive più soltanto nella memoria, ma anche nelle interfacce, nei dispositivi, nei frammenti visuali che ci perseguitano o ci salvano a seconda del giorno.

Intorno a questa storia tornano anche figure familiari dell’universo natangeliano, da “amato padre” a “cane cattivo”, passando per direttori perfidi, capiredattori servili, presenze femminili sospese tra realtà e percezione, e tutto quel piccolo teatro umano che rende riconoscibile la sua scrittura. La coppia, del resto, non è mai composta solo da due persone. Attorno a due innamorati si muove un ecosistema intero: amici che ti conoscono come metà di una coppia, parenti che si abituano a una presenza, altre coppie che diventano specchi o avvertimenti, colleghi che colgono il disastro prima ancora che tu abbia il coraggio di nominarlo. Finire una relazione significa anche rinegoziare lo sguardo degli altri, tornare a essere singolare dopo essere stati plurale, scoprire che certe persone ti avevano archiviato in una categoria comoda e ora non sanno bene dove rimetterti. Natangelo, con la sua ferocia tenera, sembra avere il materiale perfetto per raccontare questa dimensione sociale della separazione, quella che spesso fa più male proprio perché arriva mentre stai già cercando di non cadere.

Mario Natangelo, nato a Napoli nel dicembre del 1985, appartiene anagraficamente a quella generazione cresciuta abbastanza tardi da respirare il web, ma abbastanza presto da conoscere ancora il peso fisico dei giornali, delle riviste, delle pagine disegnate come oggetti e non solo come contenuti da scrollare. Il suo esordio da vignettista satirico arriva nel 2007 con “l’Unità”, poi dal primo numero de “il Fatto Quotidiano”, nel settembre 2009, il suo segno entra nella routine di un pubblico che ha imparato ad aspettarsi da lui non il commento accomodante, ma la coltellata grafica. Le collaborazioni con “Linus” e “Smemoranda”, i due Premi Internazionali di Satira Politica Forte dei Marmi, la reputazione da vignettista tra i più caustici in circolazione, raccontano una traiettoria precisa, ma forse non spiegano del tutto perché i suoi libri più personali riescano a colpire anche chi magari non condivide sempre la sua visione politica o il suo tipo di umorismo. La risposta, forse, sta nella disponibilità a non proteggersi troppo.

Perché prendersi in giro mentre ci si prende sul serio è una delle operazioni più difficili che un autore possa tentare. Troppa ironia e il dolore diventa schermatura. Troppa gravità e la pagina si impasta di solennità. Natangelo sembra muoversi in quel mezzo metro scivoloso dove la risata non cancella la ferita, ma la rende guardabile. È un approccio che appartiene anche a certa grande tradizione del fumetto autobiografico, da chi ha raccontato famiglie, lutti, nevrosi, fallimenti, politica e desiderio usando il disegno come strumento di sopravvivenza più che come semplice forma narrativa. Solo che qui il contesto è profondamente italiano, con le sue redazioni, i suoi padri ingombranti, i suoi cani simbolici, le sue relazioni che sembrano sempre avere un pubblico laterale pronto a commentare, giudicare, consolare male.

Il titolo “Lo sai come fa il cuore” ha qualcosa di quasi infantile e crudele insieme. Sembra una frase detta a bassa voce, una domanda mascherata, una di quelle cose che potresti trovare in un messaggio mai inviato oppure nel balloon di un personaggio che prova a sembrare spiritoso mentre sta cadendo a pezzi. Il cuore, nei fumetti, è stato disegnato in mille modi: icona pop, organo sanguinante, simbolo romantico, gag visiva, barra dell’energia nei videogiochi, indicatore di vite rimaste prima del game over. Natangelo sembra riportarlo alla sua natura più contraddittoria, quella di meccanismo biologico e trappola narrativa, motore ridicolo e solenne, cosa che batte anche quando vorremmo spegnerla come una console dopo una run andata male. E forse il fascino del libro sta proprio nel non promettere una guarigione esemplare, una morale adulta, una lezione sulla resilienza impacchettata bene. La separazione non è una quest completabile con ricompensa finale. A volte è grinding emotivo. A volte è boss fight contro una versione di noi stessi che conosce tutte le nostre mosse.

La prefazione di Luca Guadagnino aggiunge un ulteriore livello di curiosità, perché Guadagnino ha costruito una parte importante del suo immaginario proprio attorno al desiderio, alla memoria del desiderio, alle identità che cambiano attraverso gli incontri, ai corpi e agli sguardi che restano impressi anche dopo la fine. Vederlo accostato a Natangelo in un libro del genere crea un cortocircuito interessante tra cinema e fumetto, tra eleganza sensoriale e satira abrasiva, tra il romanticismo che brucia lentamente e la battuta che arriva come un pugno. Non serve immaginare una parentela ovvia tra i due mondi per intuire che la prefazione possa diventare una chiave di ingresso preziosa, soprattutto per un graphic novel che non sembra voler parlare solo a chi conosce già l’autore, ma anche a chi ha avuto almeno una volta la pessima idea di amare qualcuno abbastanza da non uscirne indenne.

Settembre, poi, è un mese strano per un libro sulla separazione. Ha ancora addosso l’estate, ma già sente il cambio di luce, il ritorno alle città, alle scrivanie, alle scuole, alle routine, alle promesse fatte a se stessi con eccessiva convinzione. È il mese in cui molte cose sembrano ricominciare e altre mostrano finalmente di essere finite. L’arrivo in libreria di “Lo sai come fa il cuore. Appunti da una separazione” il 15 settembre porta con sé questa atmosfera da rientro emotivo, da inventario dei danni e dei desideri, da tentativo di capire cosa siamo diventati dopo aver amato. E per chi segue il fumetto italiano contemporaneo, per chi cerca graphic novel capaci di parlare del presente senza fingere distacco, per chi ama la satira quando smette di essere soltanto arma e diventa anche autopsia sentimentale, il nuovo lavoro di Natangelo ha tutta l’aria di essere una di quelle uscite da tenere d’occhio sul serio.

Forse il punto è proprio questo: non leggiamo storie d’amore finite perché vogliamo soffrire meglio, o almeno non solo. Le leggiamo perché ci aiutano a mettere in ordine il caos, anche quando l’ordine dura pochissimo. Le leggiamo perché vedere qualcun altro inciampare, esagerare, ricordare, mentire a se stesso, ridere nel momento sbagliato e poi crollare in quello apparentemente innocuo ci fa sentire meno alieni. Natangelo, con la sua matita spietata e il suo umorismo che sembra sempre sul punto di chiedere scusa senza farlo davvero, torna a parlarci da quella zona lì, dove la cultura pop incontra la vita vera e scopre che la vita vera è molto più assurda, molto più comica, molto più dolorosa di qualsiasi sceneggiatura.

Ora resta da vedere come questo cuore disegnato batterà sulla pagina, quanto farà ridere, quanto farà male, quanto riuscirà a trasformare una separazione privata in una piccola mappa collettiva delle nostre rovine sentimentali. Su CorriereNerd.it la curiosità è già accesa, e sarebbe bello capire se anche voi avete un fumetto, un libro, un film o magari una vecchia chat impossibile da cancellare che vi ha insegnato qualcosa sulla fine di un amore: passate sui nostri social e raccontatecelo, perché certe storie, anche quando finiscono, continuano a fare rumore proprio nel modo in cui vengono condivise.

Note: AI-Generated Content

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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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