CorriereNerd.it

LEGO Ideas 21370 E.T. l’Extraterrestre: il set che accende il cuore della nostalgia nerd

Un dito alzato verso il cielo, due occhi enormi capaci di sembrare antichissimi e infantili nello stesso istante, una silhouette che non ha mai avuto bisogno di muscoli, armature o spade laser per restare scolpita nella memoria collettiva. E.T. l’Extraterrestre torna a farsi guardare da vicino, stavolta non attraverso la grana morbida del cinema di Steven Spielberg, ma dentro quella magia tutta particolare che solo LEGO Ideas riesce a costruire quando prende un pezzo di cultura pop e lo trasforma in un oggetto da tenere sulla scrivania, sulla mensola, accanto ai manga preferiti o vicino alla console, come una piccola reliquia nerd che sembra dire: sì, certi film non invecchiano, cambiano solo il modo in cui li tocchiamo.

Il nuovo LEGO Ideas 21370 E.T. the Extra-Terrestrial arriva come uno di quei set che non puntano semplicemente alla nostalgia, ma la trattano come una materia prima da modellare con pazienza, un mattoncino dopo l’altro. Parliamo di 1.226 pezzi dedicati all’alieno più teneramente iconico del cinema anni Ottanta, quello che nel 1982 ha trasformato una storia di fantascienza in una favola universale sull’amicizia, sulla paura di essere soli, sul desiderio di tornare a casa e su quella strana forma di empatia che spesso la cultura geek sa raccontare meglio di qualsiasi trattato filosofico. Perché E.T., diciamolo senza troppi giri di parole, non è mai stato soltanto “il pupazzo del film di Spielberg”. E.T. è uno di quei personaggi che hanno colonizzato l’immaginario senza bisogno di diventare cool nel senso tradizionale del termine. Non è bello, non è potente, non è minaccioso, non è costruito per dominare la scena come un villain Marvel o per incendiare il fandom come un pilota di mecha appena entrato in battaglia. E.T. è fragile, rugoso, buffo, quasi sbagliato, e forse per questo continua a funzionare così bene.

LEGO ha scelto di partire proprio da questa fragilità visiva, da quel corpo minuto e alieno che sembra sempre in bilico tra il giocattolo, la creatura fiabesca e il ricordo emotivo di un’intera generazione. Il modello riproduce il volto di E.T. con un’attenzione quasi affettuosa per le sue rughe, per quella fronte ampia e teneramente malinconica, per l’espressione sospesa tra curiosità e smarrimento che nel film riusciva a fare a pezzi ogni difesa emotiva dello spettatore. Il risultato, almeno sulla carta e nelle prime immagini ufficiali, sembra puntare dritto al pubblico adulto, a chi ha amato il cinema di Spielberg, a chi colleziona LEGO Ideas come se fossero capsule del tempo e a chi, magari, non ha mai smesso di associare una luna piena, una bicicletta e una sagoma in volo a una delle immagini più potenti della storia del cinema popolare.

La cosa bella di questo set è che non prova a trasformare E.T. in qualcosa che non è. Non lo rende aggressivo, non lo iper-stilizza, non lo piega alla logica del gadget urlato. Lo costruisce come presenza da esposizione, certo, ma gli lascia addosso quella dolcezza straniante che lo ha reso immortale. La testa è orientabile, le braccia e le dita sono snodabili, e questo dettaglio, che in un set qualunque sarebbe solo una funzione tecnica, qui diventa quasi narrativo. Il dito di E.T. non è un dito qualsiasi. È un segnale, una frase senza parole, una delle icone più riconoscibili della fantascienza sentimentale. Vederlo ricreato in LEGO significa assistere a una specie di cortocircuito bellissimo tra cinema, design e memoria tattile: l’immagine che conosciamo da decenni smette di essere solo fotogramma e diventa costruzione, posa, oggetto, piccola performance domestica.

Poi arriva il dettaglio che farà perdere ogni dignità emotiva a parecchi fan: il mattoncino luminoso che fa brillare il petto di E.T. Quel cuore che si accende, nella mitologia del film, non è solo un effetto speciale rimasto impresso per ragioni estetiche. È il simbolo stesso della connessione, dell’empatia, della vita che resiste alla paura e alla distanza. Inserirlo in un set LEGO è una scelta furba, certo, perché il light brick fa sempre la sua figura, ma è anche una di quelle trovate che parlano direttamente alla pancia del pubblico. Immagino già la scena: stanza in penombra, set montato, pressione sul piccolo meccanismo, cuore acceso, e per un attimo il confine tra collezionismo e rituale nerd diventa sottilissimo. Non stai solo guardando un modello. Stai riattivando un ricordo.

Accanto a E.T. troviamo anche il vaso di girasoli, dettaglio tenerissimo che richiama una delle immagini più delicate del film e aggiunge al modello quella dimensione domestica, quasi intima, che ha sempre reso la creatura spielberghiana diversa da tante altre figure aliene. E.T. non arriva sulla Terra come conquistatore. Non atterra per sterminare l’umanità, infiltrarsi nei governi o aprire portali cosmici pieni di mostri. E.T. finisce in una casa, tra bambini, oggetti quotidiani, caramelle, biciclette e piante. La sua fantascienza non nasce dalla guerra intergalattica ma dalla cameretta, dalla cucina, dalla provincia americana trasformata in luogo mitologico. È la stessa magia che poi abbiamo ritrovato, in forme diverse, in tantissima cultura pop successiva: da Stranger Things al modo in cui certi anime mescolano l’assurdo con il quotidiano, dai piccoli alieni kawaii ai mostriciattoli che diventano famiglia, fino a quella lunga tradizione di storie in cui l’incontro con l’altro non serve a distruggerci, ma a ricordarci chi siamo.

LEGO Ideas, da questo punto di vista, continua a essere una delle linee più interessanti del catalogo LEGO perché lavora spesso su un terreno emotivo molto particolare: quello dei fan adulti che non vogliono semplicemente comprare un oggetto, ma ricostruire un frammento del proprio immaginario. Il processo stesso alla base di LEGO Ideas, con progetti nati dalla community e poi trasformati in set ufficiali, ha qualcosa di profondamente geek nel senso più bello del termine. È fandom che diventa prodotto, passione che passa attraverso una selezione, sogno da AFOL che si materializza sugli scaffali. E.T. dentro LEGO Ideas funziona proprio perché non appare come un’operazione fredda o calcolata solo sulla riconoscibilità del brand. Funziona perché sembra il tipo di personaggio che un fan avrebbe davvero voluto costruire, studiare, posizionare con cura, magari fotografare accanto a una vecchia locandina o a una collezione di classici sci-fi.

Il prezzo ufficiale europeo indicato per il set è 129,99 euro, con disponibilità dal 1° agosto 2026 su LEGO.com e nei LEGO Store, mentre i preordini sono già aperti. Siamo quindi davanti a un prodotto chiaramente pensato per il pubblico dei collezionisti e degli appassionati adulti, non al classico set da montare in mezz’ora tra una merenda e una partita alla Switch. Eppure, proprio qui sta il fascino: E.T. è un personaggio nato per parlare ai bambini, ma sopravvissuto soprattutto grazie agli adulti che ricordano cosa significava incontrarlo la prima volta. Il set diventa così una specie di ponte generazionale. Chi ha visto il film da piccolo può ritrovarci un pezzo della propria infanzia; chi lo ha scoperto dopo può usarlo come porta d’ingresso verso un cinema che sapeva essere spettacolare senza perdere tenerezza; chi vive di cultura pop contemporanea può leggerlo come antenato spirituale di mille creature amate, dai compagni alieni degli anime sci-fi ai piccoli esseri misteriosi che nei videogiochi finiscono per rubare la scena ai protagonisti.

Pensare a E.T. in formato LEGO fa anche riflettere su quanto certi personaggi siano diventati più grandi delle opere che li hanno generati. Il film di Spielberg resta una pietra miliare, ovviamente, ma E.T. ormai esiste anche come simbolo indipendente, quasi come un’icona archetipica. Basta quel collo allungato, quella pelle marrone, quel dito, quella frase rimasta incollata alla cultura pop mondiale, e subito si apre un intero archivio emotivo. È un po’ quello che accade con Darth Vader, con Totoro, con Pikachu, con Godzilla, con Sailor Moon vista di profilo sotto una luna piena. Figure che non hanno più bisogno di essere spiegate perché funzionano come password condivise tra generazioni di appassionati. LEGO lo sa benissimo, e infatti negli ultimi anni ha trasformato sempre più spesso la nostalgia in architettura da esposizione, costruendo set che non sono semplici giocattoli, ma piccoli altari pop da salotto.

La differenza, con E.T., è che il materiale emotivo è particolarmente delicato. Un set dedicato a una macchina, a un castello o a un’astronave può puntare sulla fedeltà tecnica, sulle proporzioni, sulla complessità ingegneristica. Un set dedicato a una creatura come E.T. deve riuscire in qualcosa di più difficile: deve sembrare vivo senza esserlo, deve essere riconoscibile senza risultare inquietante, deve evocare il personaggio senza scivolare nella caricatura. La costruzione del volto, delle mani, delle pieghe e della postura sarà probabilmente il vero campo di battaglia del modello. Perché ogni fan sa che E.T. è fatto di dettagli strani, quasi impossibili da rendere “puliti”. La sua bellezza sta proprio nell’imperfezione, nella forma non standard, nel modo in cui appare adorabile pur non rispettando nessuna regola classica del design carino. In un’epoca in cui molte mascotte sembrano progettate con il bilancino dell’engagement, E.T. resta un miracolo analogico di stranezza e dolcezza.

Mi piace anche immaginare questo set dentro la mappa più ampia della fantascienza da collezione. Da una parte abbiamo il filone hard sci-fi, con astronavi, esoscheletri, pianeti ostili, IA ribelli e città cyberpunk illuminate al neon. Dall’altra esiste una fantascienza più emotiva, più domestica, quasi da fiaba suburbana, in cui l’alieno non è una minaccia ma uno specchio. E.T. appartiene a questa seconda stirpe, quella che ti fa guardare il cielo non per paura dell’invasione, ma per nostalgia di qualcosa che non sai nemmeno nominare. Montarlo in LEGO potrebbe sembrare un gesto leggero, ma in realtà racconta benissimo il modo in cui oggi viviamo la cultura pop: non ci limitiamo più a guardarla, vogliamo abitarla, ricostruirla, fotografarla, condividerla, sistemarla fisicamente dentro i nostri spazi. La mensola del nerd contemporaneo è una biografia alternativa, un’autobiografia fatta di mattoncini, action figure, artbook, manga, controller, steelbook e piccoli feticci luminosi.

E.T. l’Extraterrestre in versione LEGO Ideas arriva quindi come un oggetto apparentemente semplice, ma pieno di stratificazioni. È un set per chi ama Spielberg, per chi ama i LEGO, per chi colleziona icone anni Ottanta, per chi ha un debole per la fantascienza malinconica, per chi pensa che un personaggio possa essere memorabile anche senza armatura potenziata, lore infinita o multiverso da dieci stagioni. È un promemoria fisico del fatto che la cultura pop più potente non è sempre quella che fa più rumore. A volte resta impressa una creatura fragile, nascosta in una casa, illuminata da un piccolo cuore acceso, capace di farci credere che l’universo sia enorme ma non necessariamente freddo.

Il nuovo LEGO Ideas 21370 E.T. the Extra-Terrestrial sembra avere tutte le carte in regola per diventare uno di quei set destinati a finire nelle wishlist più sentimentali dell’anno, soprattutto tra chi guarda i mattoncini non solo come passatempo creativo, ma come linguaggio per raccontare ciò che ama. La domanda, a questo punto, non è soltanto se lo compreremo, se aspetteremo uno sconto o se lo metteremo accanto agli altri set da esposizione con l’aria soddisfatta di chi ha appena completato una quest secondaria rarissima. La domanda vera è quale ricordo si accenderà insieme a quel piccolo cuore luminoso, perché ognuno di noi ha il proprio E.T., il proprio primo incontro con una storia capace di sembrare aliena e familiare nello stesso istante, e forse la cosa più bella sarà proprio vedere la community raccontarsi davanti a questo nuovo piccolo visitatore di mattoncini, tra chi lo considera un must-have immediato e chi invece ha già iniziato a immaginare dove piazzarlo, magari sotto una luce soffusa, con il dito puntato verso casa.

Note: AI-Generated Content

Scopri di più da CorriereNerd.it

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

maio

maio

Massimiliano Oliosi, nato a Roma nel 1981, laureato in giurisprudenza, ma amante degli eventi e dell'organizzazione di essi, dal 1999 tramite varie realtà associative locali e nazionali partecipa ad eventi su tutto il territorio nazionale con un occhio particolare al dietro le quinte, alla macchina che fa girare tutto.

Aggiungi un commento

Rispondi