In occasione del Giorno della Memoria, La zona d’interesse (The Zone of Interest), il film diretto da Jonathan Glazer, arriva in prima tv su Sky Cinema domenica 26 gennaio alle 21:15, in streaming su Now e disponibile on demand. Con una trama che esplora l’inquietante quotidianità di una famiglia che vive accanto al campo di concentramento di Auschwitz, il film ha suscitato ampio dibattito e ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tra questi, il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2023, il Premio per il Miglior Film Internazionale e il Miglior Suono agli Oscar 2024, consacrando il lavoro di Glazer come una delle opere più intense dell’anno.
La trama: una quotidianità distorta
Ambientato nel 1942, il film racconta la vita della famiglia di Rudolf Höß, il comandante di Auschwitz, che vive con sua moglie Hedwig e i loro cinque figli in quella che viene definita “la zona di interesse”. Quest’area, distante circa 25 miglia dal campo di concentramento, è apparentemente un paradiso idilliaco dove la famiglia Höß conduce una vita “normale”, mentre ignora volutamente le atrocità che avvengono poco oltre il muro che separa la loro casa dal campo. La trama si sviluppa attraverso la disconnessione tra la serenità della loro vita familiare e la realtà orribile del campo di sterminio. Rudolf porta i bambini a nuotare e a pescare, mentre sua moglie si occupa del giardino. Allo stesso tempo, i prigionieri, sfruttati per lavori pesanti, contribuiscono alla loro routine domestica, senza che la famiglia si faccia mai troppe domande sulle vere origini degli oggetti che ricevono.
Nel corso del film, il contrasto tra l’innocenza della vita familiare e la brutalità del campo diventa sempre più evidente. I bambini, inconsapevoli, vengono a contatto con le ceneri umane mentre pescano nel fiume. La madre di Hedwig, sconvolta dai rumori del crematorio visibili dalla casa, se ne va senza dirlo alla figlia, segnalando l’inizio di un’escalation di disagi emotivi, ma purtroppo la tragedia sembra essere ben lontana dalla coscienza della famiglia.
L’approfondimento psicologico dei personaggi mostra come, nonostante la vicinanza con l’orrore, la famiglia continui a vivere come se nulla fosse. Quando Rudolf riceve l’ordine di trasferirsi, la sua richiesta di restare nella casa viene accettata, permettendo alla moglie e ai figli di continuare a vivere nel loro “piccolo paradiso”, lontani da ogni consapevolezza.
Un adattamento crudo e autentico
Adattato dall’omonimo romanzo del 2014 di Martin Amis, La zona d’interesse rappresenta un approccio innovativo nel raccontare la Storia. Glazer, che aveva già fatto parlare di sé con il film Under the Skin (2013), si è immerso nei dettagli storici con una ricerca accurata, collaborando anche con il Museo di Auschwitz per rendere il film il più realistico possibile. Le riprese, girate in Polonia nelle zone circostanti il campo, sfruttano la luce naturale per creare un’atmosfera autentica e disorientante. La casa degli Höß è stata ricostruita in modo che potesse sembrare un luogo familiare e accogliente, ma allo stesso tempo intriso di un’inquietudine crescente.
Il film non si limita a essere una rappresentazione storica; è una riflessione sulla disumanizzazione e sul distacco emotivo degli artefici della tragedia. Glazer ha scelto di non mostrare esplicitamente gli orrori del campo, preferendo concentrarsi sulle piccole azioni quotidiane che rivelano quanto la crudeltà possa essere normalizzata quando viene vista attraverso una lente distorta. Il regista ha dichiarato che voleva trattare l’Olocausto non come un evento del passato, ma come una tragedia che deve essere riflessa nel presente, mettendo in luce la disumanizzazione che continua a verificarsi in varie parti del mondo.
La musica e la produzione: un supporto sensoriale all’orrore silenzioso
La colonna sonora, composta da Mica Levi, che aveva già collaborato con Glazer in Under the Skin, svolge un ruolo fondamentale nel creare un’atmosfera che amplifica il senso di inquietudine del film. Le musiche, minimaliste ma potenti, accentuano la tensione emotiva e la sensazione di distacco che permea ogni scena.
La produzione del film è stata complessa e lunga, iniziata nel 2014 dopo che Glazer si era imbattuto nel romanzo di Amis. Le riprese, che si sono svolte nel 2021, sono state meticolosamente pianificate per catturare ogni angolo della vita degli Höß con una precisione che non lascia spazio all’interpretazione superficiale. Il direttore della fotografia, Łukasz Żal, ha utilizzato macchine da presa remote per filmare in modo innovativo, permettendo agli attori di muoversi liberamente mentre venivano ripresi da angolazioni multiple contemporaneamente. Questo approccio ha dato vita a una narrazione visiva unica che accompagna la drammaticità del racconto.
Un’uscita che coincide con un presente difficile
La zona d’interesse è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2023 e, oltre a ricevere il Gran Premio della Giuria, ha sollevato discussioni sul suo messaggio attuale, soprattutto alla luce dei conflitti moderni. Durante la cerimonia degli Oscar 2024, Glazer ha dichiarato che il suo film cercava di esplorare la disumanizzazione, portando alla luce parallelismi tra gli eventi storici raccontati nel film e i conflitti attuali, come quello israelo-palestinese. Questa riflessione ha suscitato emozioni forti, mostrando quanto la storia dell’Olocausto possa essere ancora oggi una lezione dolorosa e necessaria.
Un film che sfida la memoria
Con una distribuzione che arriva anche in Italia grazie a I Wonder Pictures, La zona d’interesse non è solo un film, ma un potente strumento di riflessione. La sua capacità di ritrarre l’incredibile crudeltà nascosta dietro la normalità, e la sua attualità, rendono questo lavoro cinematografico una visione imprescindibile per chiunque voglia comprendere la disumanizzazione che può nascere anche dalle pieghe più insospettabili della quotidianità.
In un periodo in cui la memoria storica sembra essere messa in discussione, La zona d’interesse diventa una testimonianza necessaria, un grido silenzioso per non dimenticare, per non permettere che la storia si ripeta.
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