Quarant’anni fa, il 20 luglio 1984, una data impressa nella memoria di ogni nerd che si rispetti, usciva nelle sale cinematografiche statunitensi un film destinato a diventare un’icona del genere fantasy: La storia infinita. Diretto con maestria da Wolfgang Petersen, questo adattamento del celebre romanzo di Michael Ende ci ha catapultato in un mondo di magia e avventura, dimostrando che i sogni, l’immaginazione e il coraggio di credere in se stessi possono salvare interi universi. In Italia, l’attesa fu un po’ più lunga, ma non meno febbrile, con l’arrivo del film il 6 dicembre dello stesso anno. E il successo, sia di pubblico che di critica, non tardò ad arrivare. La storia infinita non fu solo un film; divenne un vero e proprio fenomeno culturale, un punto di riferimento imprescindibile per il cinema degli anni ’80 e per tutti coloro che amano perdersi tra le pagine di un libro.
Ma cosa rende questo film così speciale? La sua essenza risiede nella trama, un intreccio narrativo che ci prende per mano e non ci lascia più. Al centro di tutto c’è Bastian, un ragazzino timido e sognatore, un po’ come molti di noi, che trova rifugio dalla dura realtà dei bulli e della solitudine in un luogo magico: una libreria. Qui, tra gli scaffali impolverati, scopre un misterioso tomo che promette un’esperienza di lettura unica, che non si limita a raccontare una storia, ma ti fa diventare parte di essa. E così, mentre Bastian si nasconde nella soffitta della scuola, lontano dal mondo reale, inizia a leggere. E noi con lui. Veniamo introdotti a Fantàsia, un regno fantastico popolato da creature straordinarie, ma minacciato dal Nulla, un’oscura e inesorabile forza che sta inghiottendo ogni cosa. Come in ogni grande epica, c’è un’unica speranza: la giovane e malata Imperatrice Bambina, che ha bisogno di un eroe per essere salvata.L’eroe prescelto è Atreyu, un giovane guerriero dalla pelle viola che intraprende un viaggio epico alla ricerca di una cura. Un viaggio pieno di pericoli, ma anche di incontri indimenticabili. Chi può dimenticare il saggio e sornione drago della fortuna, Falkor, che lo salva da una morte certa? O il fedele cavallo Artax, la cui tragica fine nel fango della Palude della Tristezza ha spezzato il cuore a un’intera generazione di spettatori? Lungo il suo cammino, Atreyu scopre che l’unica speranza di salvezza per Fantàsia risiede in un bambino del mondo reale, un bambino che le darà un nuovo nome. Un bambino che, lo scopriamo insieme a lui, è proprio Bastian. All’inizio, Bastian fatica a credere di essere parte di una storia così grandiosa, temendo di essere solo un pazzo. Ma quando il Nulla arriva a minacciare anche il suo mondo, capisce che è il momento di agire. Con un atto di pura fede, pronuncia il nuovo nome dell’Imperatrice, salvando Fantàsia e diventandone il nuovo sovrano. In questo trionfo, Bastian non solo salva un mondo fantastico, ma ritrova anche se stesso.
Il film è un inno alla fantasia e all’immaginazione, un invito a non smettere mai di sognare e a non lasciarsi sconfiggere dalla disperazione. Il Nulla non è solo una forza oscura, ma la metafora del vuoto, della noia e della perdita di senso che minacciano la nostra stessa esistenza. L’unico modo per sconfiggerlo, ci insegna il film, è attraverso la creazione, l’invenzione e l’atto di dare un nome, e quindi un valore, alle cose. È un film che ci dice di credere in noi stessi, nelle nostre capacità e di non avere paura di affrontare le sfide della vita, proprio come fa Bastian quando finalmente si lancia nell’avventura.
E non possiamo dimenticare le curiosità e gli aneddoti che circondano questa produzione epica.
Michael Ende, l’autore del romanzo, non fu per nulla soddisfatto dell’adattamento cinematografico di Petersen. Criticò il film per aver snaturato il senso del suo libro, rendendolo troppo commerciale e usando effetti speciali che non erano all’altezza della sua visione. Tentò persino di bloccarne la distribuzione, senza successo. Purtroppo, non vide mai i due seguiti del film, La storia infinita 2 (1990) e La storia infinita 3 (1994), che non riuscirono mai a catturare la magia e il fascino dell’originale.
Nonostante le critiche dell’autore, il film fu una vera e propria impresa produttiva. Girato negli studi della Bavaria Film in Germania, richiese un budget di 25 milioni di dollari, un’enormità per l’epoca per un film tedesco, e incassò oltre 100 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando uno dei maggiori successi del 1984. Questo successo fu riconosciuto da numerosi premi, tra cui il Saturn Award per il miglior film fantasy.
L’impatto culturale del film è stato enorme, influenzando una generazione di artisti, musicisti, scrittori e registi. Il film è stato citato e omaggiato in innumerevoli opere, tra cui la serie tv Stranger Things, dimostrando la sua perdurante rilevanza. E chi potrebbe mai dimenticare la colonna sonora? La canzone omonima, composta da Giorgio Moroder e Keith Forsey e cantata da Limahl, divenne un successo internazionale, raggiungendo la vetta delle classifiche di mezzo mondo, Italia inclusa, e rimanendo nella memoria di tutti come un inno alla fantasia e all’avventura.
La storia infinita è più di un semplice film; è una lettera d’amore alla fantasia, un promemoria costante del potere che hanno le storie di plasmare i nostri sogni e il nostro mondo. A distanza di quarant’anni, la sua magia non è svanita, e le sue lezioni continuano a risuonare, invitandoci a non smettere mai di sognare, perché solo così possiamo sconfiggere il Nulla che ci circonda.
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