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Kiriko Nananan: il silenzio che ha cambiato il manga contemporaneo

Il nome di Kiriko Nananan arriva sempre un attimo dopo il silenzio. Prima senti lo spazio, il vuoto che resta quando una vignetta non ti accompagna per mano ma ti lascia lì, a guardare. Poi arriva lei. O forse è il contrario. Forse il suo lavoro ti educa a invertire l’ordine delle cose, a fidarti di ciò che non viene spiegato.

Nata a dicembre, in una provincia che non suona come una promessa ma come un respiro lungo, Kiriko Yumeno – il nome che ha scelto di lasciare fuori dalla pagina – aveva già deciso da bambina che avrebbe raccontato storie disegnando. Non nel senso romantico e rumoroso del termine. Non c’era l’idea di diventare “mangaka” come brand, come ruolo sociale. C’era il gesto, più che l’obiettivo. Copiare, rifare, sbagliare. Prendere un fumetto per bambini, uno per ragazze, uno per adulti, smontarli e ricomporli come si fa con le cose che ci parlano davvero. Il resto è venuto dopo, ma senza mai diventare centro.

Il debutto, nei primi anni Novanta, avviene in un luogo che già di per sé rifiuta la parola “carriera”: Garo. Una rivista che non lanciava tendenze ma le consumava lentamente, che non chiedeva di piacere ma di essere necessari. Hole nasce mentre lei studia design, quando il tempo è diviso tra lezioni e tavole che non sembrano cercare approvazione. È lì che si capisce tutto. Non perché il lavoro sia “acerbo” o “sperimentale” – etichette comode, sempre pronte – ma perché non fa concessioni. Non prova a spiegarsi. Non prova a sedurre.

Da quel momento in poi, il percorso si dispiega come una linea continua che non sente il bisogno di curvarsi verso il mercato. Riviste femminili, sì, ma quelle che hanno lasciato spazio all’ambiguità, al disagio leggero, alla malinconia che non diventa mai dramma da copertina. COMIC Are!, CUTiE comic, Feel Young: nomi che per molti restano ai margini della memoria, e che invece sono stati luoghi di resistenza gentile. Qui Kiriko Nananan ha costruito un universo coerente senza mai dichiararlo tale.

Le sue tavole non urlano. Non corrono. Non accumulano segni. I retini quasi scompaiono, le linee cinetiche vengono ignorate come se non fossero mai esistite. Gli sfondi si ritirano, diventano accenni, evaporano. Al centro resta il bianco. Un bianco che non è pausa ma presenza. Uno spazio che pesa, che crea attrito, che obbliga il lettore a fermarsi. Quel vuoto non è decorativo. È emotivo. È l’intervallo tra una frase detta e una che non verrà mai pronunciata.

Kiriko Nananan diceva di essere ossessionata da ciò che sta in mezzo. Tra una parola e l’altra. Tra uno sguardo e la sua fuga. Per questo disegnava ogni vignetta come se potesse vivere da sola, come un’immagine su un poster o su una maglietta, ma senza mai diventare slogan. Ogni pannello richiedeva ore, ripetizioni, variazioni minime che solo lei poteva riconoscere. Nessun assistente, perché nessun dettaglio era davvero secondario. Ogni micro-scarto contava. Ogni indecisione era parte del racconto.

Anche le storie, a ben guardare, rifiutano l’idea di finzione totale. Non sono autobiografie mascherate, ma nemmeno invenzioni pure. Sono pensieri che prendono corpo attraverso eventi immaginari. Un modo per dire che tutto è vero, anche quando non è accaduto. Personaggi che non cercano redenzione, che non imparano “la lezione”, che spesso restano sospesi in una condizione irrisolta. Ed è proprio lì che diventano riconoscibili. Non perché ci assomigliano, ma perché non cercano di rassicurarci.

Il cinema se ne è accorto presto, o forse tardi, a seconda dei punti di vista. Blue, Strawberry Shortcakes, Pumpkin and Mayonnaise hanno attraversato lo schermo senza perdere del tutto quella distanza emotiva che le rendeva scomode sulla carta. Nel caso di Strawberry Shortcakes, Kiriko appare anche in scena, con un altro nome, come se nemmeno il corpo potesse essere usato senza un minimo di scarto, di travestimento. Una presenza laterale, coerente con tutto il resto.

Il suo sguardo dialogava con altre autrici che avevano già incrinato il linguaggio del manga, come Kyoko Okazaki, ma senza mai diventare eco o derivazione. E quando, a metà degli anni Duemila, si è parlato di nouvelle manga, di ponti tra fumetto franco-belga e sensibilità giapponese, il suo nome è circolato senza clamore, come spesso accade alle cose che non chiedono attenzione ma la meritano.

La notizia della sua morte è arrivata tardi. Un anno di distanza, una scelta precisa, quasi inevitabile. Nessun bisogno di interrompere il flusso con un annuncio immediato, nessun desiderio di trasformare la fine in evento. Anche questo è stato coerente. Fino all’ultimo, Kiriko Nananan ha difeso il diritto al silenzio. Alla sottrazione. Al tempo che serve per accorgersi di ciò che manca.

L’eredità che lascia non è fatta di frasi memorabili o immagini iconiche da condividere in fretta. Sta nei vuoti che impariamo a non riempire. Nei momenti in cui una tavola ci costringe a restare, anche quando sarebbe più facile voltare pagina. In quelle storie che continuano a parlarci proprio perché non hanno mai alzato la voce.

E forse, alla fine, la domanda resta aperta. Quanto spazio siamo ancora disposti a concedere a narrazioni che non ci prendono per mano? Quanto silenzio sappiamo reggere, prima di sentirci a casa?


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Gianluca Falletta

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, creatore di Satyrnet.it, finalista nel 2019 di Italia's Got Talent, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come uno dei primi sostenitori e promotori del fenomeno made in Japan in Italia, Gianluca, in 25 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di  settore Nerd e Pop, facendo diventare Satyrnet.it un punto di riferimento per gli appassionati. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events e la Direzione Creativa di Next Group, due delle più importanti agenzie di eventi in Europa, Gianluca si occupa di creare experience e parchi a tema a livello internazionale e ha partecipato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World, Luneur Park e LunaFarm cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico. Per info e contatti gianlucafalletta.com

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