Ah, le avventure grafiche. Quelle vere, quelle che si giocano col mouse in una mano e un blocco per gli appunti nell’altra, con la mente persa nei dialoghi criptici, negli enigmi assurdi e negli sfondi pieni di dettagli da scrutare. Se sei cresciuto negli anni ‘90, probabilmente hai consumato dischetti di Monkey Island, Day of the Tentacle, Gabriel Knight, e magari ti sei pure commosso davanti a The Longest Journey. Ecco, oggi ti parlo di un gioco che riesce, con un tocco malinconico e punk, a far risuonare quella stessa corda nostalgica ma con una voce tutta sua: Kathy Rain, sviluppato dallo studio svedese indie Clifftop Games e pubblicato da Raw Fury nel 2016.
Ma non limitarti a pensare che sia un’imitazione nostalgica. Kathy Rain è molto più di un semplice omaggio: è un’opera personale, quasi intima, che ti trascina in un viaggio pieno di dolore, misteri e inquietudini esistenziali, il tutto ambientato nel 1995, quando internet era ancora una curiosità e il mondo sembrava un po’ più lento. Il gioco è disponibile su Windows, macOS, Android e iOS, e nel 2021 ha ricevuto una splendida Director’s Cut, che lo ha reso ancora più completo, rifinito e profondo. Ma andiamo con ordine, che ho tanto da raccontarti.
Un’eroina imperfetta su due ruote
Kathy è una studentessa di giornalismo, tosta e dannatamente testarda. Una di quelle che se ne fregano delle regole, con i capelli blu/viola e un’aria da bad girl in cerca di guai… o forse solo di risposte. Dopo la morte improvvisa del nonno Joseph, torna nella sua cittadina natale, Conwell Springs, per partecipare al funerale. Ma qualcosa non quadra. Il nonno, un tempo lucido e brillante, avrebbe passato gli ultimi anni della sua vita catatonico, rinchiuso in una casa di cura. Kathy non ci sta. Armata solo della sua inseparabile Harley Davidson (sì, in realtà è una Corley Motors, per i veri nerd che colgono il riferimento a Full Throttle), un pacchetto di sigarette e il suo inseparabile taccuino, inizia a indagare.
E qui parte l’avventura. Ma non aspettarti una detective story fatta solo di indizi e delitti. No. Questa è una storia personale, che parla di perdita, trauma, religione, arte, e persino di esperienze soprannaturali. Una di quelle trame che si sviluppano lentamente, che non ti danno tutte le risposte ma ti spingono a scavare dentro, tanto quanto il personaggio che stai interpretando. E se ti senti un po’ Kathy, se hai anche tu degli scheletri nell’armadio, beh… preparati a fare i conti con loro.
Una città di fantasmi (non solo letterali)
La cornice di questa avventura è una Conwell Springs malinconica, piovosa, sospesa nel tempo. Una cittadina americana di provincia che sembra uscita da un episodio di Twin Peaks (non a caso citata come ispirazione dal creatore Joel Staaf Hästö). Ma se ti aspetti misteri intricati e personaggi surreali alla David Lynch, potresti rimanere parzialmente deluso. Il gioco è più intimo, più contenuto. I segreti di Conwell Springs sono il riflesso dei segreti di Kathy. È come se la città stessa fosse un’estensione della sua psiche tormentata.
E nonostante i suoi personaggi secondari siano forse un po’ stereotipati – sì, anche io ho trovato alcuni dialoghi poco ispirati – c’è qualcosa di autentico in come le loro storie si intrecciano con quella della protagonista. Eileen, la coinquilina nerd e solare di Kathy, per esempio, è un piccolo raggio di luce. Una presenza che mitiga, almeno un po’, il cinismo della protagonista. Anche se, diciamocelo, Kathy è spesso scorbutica, sgradevole, e pure un po’ stronza con chi cerca di aiutarla. E questo non piacerà a tutti.
Gameplay old-school, ma senza frustrazioni
Se sei un fan delle avventure punta e clicca, troverai pane per i tuoi denti. Kathy Rain è costruito sul motore Adventure Game Studio e strizza l’occhio a Wadjet Eye Games, non solo nello stile pixel art con fondali disegnati a mano, ma anche nella struttura narrativa e nella semplicità degli enigmi. Niente pixel hunting frustrante o oggetti da combinare a casaccio. Gli enigmi sono pochi, logici, e ben integrati nella storia.
Il taccuino di Kathy diventa il tuo strumento più potente: annota dettagli, raccoglie indizi, ti permette di interrogare i personaggi e affrontare i dialoghi in modo fluido. Puoi viaggiare liberamente tra le location, scegliere dove andare in sella alla Katmobile (e sbloccare design alternativi, anche se non è ben chiaro come!), e ogni tanto, troverai puzzle che ti faranno prendere carta e penna. Alcuni basati sulla logica, altri sulla memoria o sui pattern. Non sono difficili, ma regalano piccole soddisfazioni.
Pixel, pioggia e poesia visiva
Parliamo della grafica. Siamo in territorio pixel art, risoluzione 320×240, eppure ogni schermata è un piccolo quadro. I fondali sono curati, atmosferici, capaci di trasmettere malinconia, inquietudine, ma anche un senso di bellezza decadente. Ho adorato esplorare l’appartamento di Kathy ed Eileen, con tutti i piccoli dettagli anni ‘90 (quel poster di Titanic mi ha fatto ridere di tenerezza). Certo, a volte la prospettiva è un po’ sbilenca e i personaggi sembrano fuori scala, ma nulla che rompa davvero l’immersione.
Audio e doppiaggio: il tocco di classe
Il comparto audio è sobrio ma efficace. Le musiche accompagnano bene l’atmosfera misteriosa e introspettiva del gioco, con toni cupi e melodie malinconiche. Ma la vera chicca è il doppiaggio, diretto nientemeno che da Dave Gilbert, il fondatore di Wadjet Eye Games. Un lavoro eccellente, che dona profondità ai dialoghi e personalità ai personaggi. Non esagero: il doppiaggio rende l’esperienza molto più coinvolgente.
Longevità e Director’s Cut
L’avventura base dura circa 8-10 ore, ma con la Director’s Cut del 2021, pubblicata in occasione del quinto anniversario, l’esperienza è ancora più completa. Questa versione include una trama ampliata, più di 700 nuove battute di dialogo, un finale migliorato, supporto controller, compatibilità perfetta con lo Steam Deck, miglioramenti grafici e tanti piccoli aggiustamenti che rendono l’esperienza più rifinita. Personalmente, ho giocato la Director’s Cut ed è quella che consiglio caldamente: è la versione definitiva del gioco, senza dubbio.
Un piccolo classico moderno?
Kathy Rain non è perfetto. La trama non decolla sempre, i personaggi secondari sono a volte dimenticabili, e la protagonista può risultare antipatica. Ma ha cuore, atmosfera, e quella scintilla rara che distingue un gioco carino da uno che, una volta finito, ti lascia qualcosa dentro. Magari un dubbio, un ricordo, una sensazione.
È un viaggio interiore mascherato da thriller investigativo. Un gioco che parla del dolore che ci portiamo dietro, delle domande che restano senza risposta, e del bisogno di affrontare il passato per poter andare avanti.
Se ami le avventure grafiche, se ti emoziona ancora cliccare su un oggetto e ascoltare il protagonista borbottare qualcosa di sarcastico, se hai voglia di tornare nei meravigliosi anni ‘90, allora Kathy Rain ti aspetta. Con la pioggia che batte sui tetti di Conwell Springs e il rumore della moto che si allontana sull’asfalto bagnato.
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