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K-POP Rising – Dream to Shine: il nuovo videogioco Microids si ispira troppo a KPop Demon Hunters?

Basta uno sguardo al primo trailer di K-POP Rising – Dream to Shine per avere quella curiosa sensazione di déjà vu che ogni nerd conosce fin troppo bene. Sapete quella scena in cui guardi un anime appena annunciato e pensi “aspetta… questa atmosfera l’ho già respirata da qualche parte”? Ecco, è esattamente quello che mi è successo. Non tanto perché il mondo del K-pop sia ormai ovunque, quanto perché il tempismo dell’annuncio sembra quasi seguire una formula che l’industria dell’intrattenimento applica con una puntualità quasi scientifica: arriva un fenomeno globale, conquista il pubblico e, quasi come evocati da un portale dimensionale, iniziano a comparire produzioni che ricordano parecchio quell’immaginario. Coincidenze? Ispirazione? Marketing particolarmente rapido? Lascio il verdetto ai lettori, anche se il sorriso ironico viene piuttosto spontaneo.

Nell’ultimo anno, KPop Demon Hunters ha dimostrato che il K-pop non è più soltanto un fenomeno musicale riservato agli appassionati. Il film animato ha trasformato idol, performance coreografate, colori esplosivi e dinamiche da girl group in un prodotto pop capace di conquistare spettatori anche lontanissimi dal fandom. Era inevitabile che qualcuno decidesse di cavalcare quell’onda. In fondo il mercato videoludico vive anche di tendenze, e aspettare addirittura il 2029 per un eventuale seguito ufficiale del film è un tempo praticamente infinito per chi vive di hype.

Così entra in scena K-POP Rising – Dream to Shine, il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra Microids e Old Skull Games, previsto per il prossimo novembre su PlayStation 5, Nintendo Switch e PC Windows. Già dal titolo sembra voler urlare “realizza il tuo sogno”, e bisogna ammettere che il concept è perfetto per chi ha sempre fantasticato davanti ai videoclip delle grandi agenzie coreane immaginandosi sotto quei riflettori.

La storia mette il giocatore nei panni di una giovane artista decisa a conquistare l’universo del K-pop. Il percorso non parte direttamente dagli stadi gremiti o dai milioni di visualizzazioni su YouTube, ma dalle sale prova, dagli allenamenti estenuanti e dalle prime esibizioni che ogni idol, almeno nella fantasia romantica del genere, affronta prima del debutto. Ad accompagnare questa avventura troviamo Nova, la migliore amica della protagonista, presenza che promette di aggiungere quel pizzico di complicità che ricorda moltissime produzioni anime dedicate alla crescita personale e all’amicizia.

Naturalmente la personalizzazione rappresenta uno degli elementi più importanti dell’esperienza. Sarebbe quasi un sacrilegio parlare di idol senza lasciare spazio a outfit, make-up, hairstyle e look completamente personalizzabili. Da cosplayer questa è probabilmente la parte che mi incuriosisce di più, perché creare il proprio personaggio significa anche costruire una vera identità scenica. Non si tratta semplicemente di cambiare vestiti: il K-pop vive di estetica, di concept, di trasformazioni continue, e un simulatore che voglia raccontarlo deve necessariamente offrire strumenti creativi all’altezza.

L’altro pilastro del gioco è ovviamente la musica. Le sequenze rhythm rappresentano il momento in cui tutta la preparazione prende vita, alternando canto e coreografie sincronizzate. Se il gameplay riuscirà davvero a restituire quella sensazione di precisione quasi militare che caratterizza le performance delle grandi idol coreane, potrebbe nascere un rhythm game decisamente interessante anche per chi ha consumato le dita su titoli come Hatsune Miku Project DIVA, Love Live! School Idol Festival, Taiko no Tatsujin o persino gli storici Dance Dance Revolution.

A rendere il progetto ancora più moderno entra poi in gioco un aspetto che oggi appare quasi inevitabile: la gestione della propria community digitale. Diventare famosi non significa soltanto esibirsi bene. Significa costruire un fandom, coltivare milioni di follower, alimentare la propria presenza online e trasformare ogni performance in un evento condiviso. È una dinamica che riflette abbastanza fedelmente il funzionamento dell’industria musicale contemporanea, dove TikTok, Instagram e le piattaforme social sono ormai parte integrante della carriera di qualsiasi artista.

Proprio qui, però, torna quella sensazione iniziale. Il trailer, le musiche, il taglio estetico, perfino alcune inquadrature sembrano parlare lo stesso linguaggio che il pubblico ha imparato ad amare grazie a KPop Demon Hunters. Naturalmente questo non significa automaticamente che ci sia stato un plagio, e sarebbe scorretto sostenerlo. Il K-pop possiede ormai un immaginario condiviso fatto di luci neon, performance impeccabili, colori saturi, costumi elaborati e crescita personale. È normale che opere differenti finiscano per assomigliarsi. Però… diciamo che il confine tra “ispirazione” e “tempismo estremamente conveniente” diventa piuttosto divertente da osservare.

Anche perché Microids non è nuova a produzioni dedicate a licenze famose e progetti fortemente orientati al grande pubblico. Stavolta, invece, sembra voler costruire una proprietà originale che intercetti una delle community più attive del momento. Una scelta comprensibile dal punto di vista commerciale, soprattutto considerando quanto il fenomeno K-pop abbia ormai superato i confini della musica per diventare moda, videogiochi, serie TV, webtoon, anime e perfino lifestyle.

Personalmente continuo a pensare che il vero punto di forza di K-POP Rising – Dream to Shine non sarà tanto la sua eventuale somiglianza con altri prodotti, quanto la capacità di offrire qualcosa che oggi manca davvero. Esistono moltissimi rhythm game, ma pochi riescono a raccontare l’intero percorso di crescita di un idol, dalla formazione del gruppo fino alla conquista dei grandi palcoscenici. Se gli sviluppatori riusciranno a dare profondità alle relazioni tra i membri della band, alla gestione della carriera e alle meccaniche social, allora questo titolo potrebbe ritagliarsi uno spazio tutto suo.

Da gamer, da amante degli anime musicali e da cosplayer che ha visto nascere decine di fandom praticamente da un trailer, sono sinceramente curiosa di capire se questa produzione riuscirà ad andare oltre l’effetto “anch’io!”. Perché la storia dell’intrattenimento è piena di opere nate sull’onda di un successo improvviso che poi hanno trovato una propria identità, sorprendendo tutti. Altre, invece, sono finite rapidamente dimenticate proprio perché troppo impegnate a inseguire chi era arrivato prima.

Novembre, insomma, sarà il momento della verità. Fino ad allora continueremo probabilmente a riguardare quel trailer cercando dettagli, confrontando atmosfere e sorridendo davanti a quelle inevitabili coincidenze che fanno discutere qualsiasi fandom degno di questo nome. E conoscendo la community nerd, le teorie non mancheranno di certo.

Voi che impressione avete avuto guardando K-POP Rising – Dream to Shine? Vi sembra semplicemente un nuovo rhythm game ambientato nell’universo del K-pop oppure anche voi avete percepito un fortissimo effetto “KPop Demon Hunters”? La discussione, come sempre, è apertissima e sono davvero curiosa di leggere le vostre opinioni.

Note: AI-Generated Content

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