Una sera qualsiasi, di quelle in cui scrolli distrattamente tra notifiche, reel e clip di fight animate salvate mille volte, poi all’improvviso arriva quella notizia che ti rimette dritta sulla sedia, quasi come quando senti l’opening partire a caso nelle cuffie e il mondo fuori smette di esistere per qualche minuto. Il ritorno di Jujutsu Kaisen in televisione italiana ha esattamente quell’effetto lì, e sapere che la seconda stagione sta per sbarcare su Italia 2 dal 13 aprile, in quella fascia oraria un po’ notturna che sembra fatta apposta per chi vive di binge emotivi e occhi lucidi davanti allo schermo, ha un sapore stranamente nostalgico, quasi da rituale collettivo che si rinnova.
Chi aveva iniziato il viaggio con Yuji e compagnia proprio su quel canale adesso si ritrova davanti a qualcosa di completamente diverso, e non lo dico tanto per dire, perché questa stagione non è semplicemente “più intensa”, è un cambio di atmosfera così netto che sembra quasi un altro anime che ha deciso di usare gli stessi volti per raccontare una storia più sporca, più fragile, più vera nel senso più brutale del termine. Ed è strano da spiegare, perché da fan abituata a crescere tra shonen pieni di speranza e power-up gridati al cielo, qui ho avuto più volte la sensazione di stare guardando qualcosa che non vuole consolarti, che ti lascia lì con il fiato sospeso e un nodo in gola che non se ne va nemmeno quando scorrono i titoli di coda.
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