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Jujutsu Kaisen: la prima stagione dell’anime che ha stregato il mondo nerd

Quando Weekly Shōnen Jump annuncia un nuovo adattamento anime, il cuore dei fan vibra sempre tra trepidazione ed entusiasmo. Così è stato il 25 novembre 2019, quando sulle pagine della storica rivista di Shūeisha è comparsa la notizia che Jujutsu Kaisen, il manga di Gege Akutami iniziato nel marzo 2018, avrebbe avuto una sua trasposizione animata. La produzione era affidata a MAPPA, uno studio che negli ultimi anni si è imposto come una vera fucina di meraviglie visive. Alla regia Sunghoo Park, già noto per il suo tocco dinamico e spettacolare. Le aspettative erano alte, e forse è per questo che la serie, debuttata ufficialmente in Giappone il 3 ottobre 2020 e conclusasi il 27 marzo 2021, ha avuto l’impatto di una maledizione benevola: impossibile da scrollarsi di dosso.

Già dall’episodio pilota, diffuso gratuitamente su YouTube e Twitter il 19 settembre 2020, si percepiva che non sarebbe stato un anime qualunque. L’opening “Kaikai Kitan”, cantata da Eve, è diventata un inno generazionale, mentre l’ending “Lost in Paradise” del gruppo ALI (con Aklo) ha scatenato una vera e propria mania di balletti e remix sui social. Due brani che da soli raccontano lo spirito dell’opera: oscuro, vibrante, ma anche incredibilmente cool. La colonna sonora originale, firmata da Hiroaki Tsutsumi, Yoshimasa Terui e Arisa Okehazama, ha poi completato la magia, uscita su doppio CD il 21 aprile 2021 come un dono per i fan che volevano rivivere ogni emozione.

Un eroe riluttante e una maledizione che sorride

Il cuore narrativo di Jujutsu Kaisen pulsa attorno a Yuji Itadori, studente liceale dalla forza fisica fuori dal comune ma con un carattere gentile e disincantato. La sua vita scorre tranquilla fino all’incontro con Megumi Fushiguro, uno stregone inviato a recuperare un talismano maledetto custodito nella scuola di Yuji. Quel sigillo, ovviamente, non rimane intatto: gli amici del ragazzo, membri del club dell’occulto, lo rompono scatenando una piaga di spiriti maledetti.

In quel momento Yuji compie una scelta che cambierà il suo destino: ingoiare il talismano, che non è altro che un frammento del corpo di Ryomen Sukuna, il Re delle Maledizioni. Un atto folle, un sacrificio che lo trasforma in ricettacolo della maledizione più potente mai esistita. Ma qui sta il colpo di scena: Yuji riesce a mantenere il controllo del proprio corpo, confinando Sukuna dentro di sé come un coinquilino demoniaco pronto a ridere delle sue sofferenze.

Questo equilibrio instabile attira immediatamente l’attenzione degli stregoni. Alcuni vorrebbero eliminarlo per evitare che Sukuna torni a camminare liberamente nel mondo. Ma a difenderlo arriva Satoru Gojo, il carismatico e imprevedibile insegnante dell’Istituto di Arti Occulte di Tokyo, capace di ribaltare con un sorriso ogni situazione e di incarnare la potenza stessa dell’anime con la sua tecnica dell’Infinito. È lui a prendere Yuji sotto la sua ala, offrendogli un futuro da jujutsushi e, di fatto, un nuovo scopo nella vita.

Archetipi familiari, emozioni nuove

Chi guarda Jujutsu Kaisen avverte fin da subito una sensazione di déjà vu. Gli archetipi ci sono tutti: l’eroe buono e testardo, il compagno silenzioso e carismatico, la ragazza determinata che bilancia il gruppo, il mentore onnipotente e ironico. Persino le dinamiche tra i personaggi ricordano altri grandi shōnen del passato. Ma Gege Akutami sceglie di non nascondere queste radici: le abbraccia, le scurisce e le rielabora con un tocco moderno, più violento, più crudele.

I combattimenti non sono mai solo scontri di potere, ma partite a scacchi intrise di tattica e brutalità. Le maledizioni hanno design inquietanti, ispirati tanto al folklore giapponese quanto a incubi più contemporanei. E soprattutto, la serie non teme di essere spietata con i suoi protagonisti. La morte non è un tabù, ma una possibilità sempre in agguato, che rende ogni vittoria più amara e ogni sorriso più prezioso.

Ed è forse proprio questo mix di familiarità e crudezza che ha conquistato il pubblico. Jujutsu Kaisen non inventa nulla di nuovo, ma orchestra con maestria un concerto di elementi già noti, riuscendo a renderli irresistibili. Il “già visto” diventa “già amato”.

La mano di MAPPA e il peso dell’eredità

Quando si parla di adattamento anime, la produzione è cruciale. MAPPA ha dimostrato ancora una volta di saper gestire grandi titoli, anche a costo di spingersi oltre i limiti delle proprie forze. La prima parte della stagione è un tripudio visivo: animazioni fluide, coreografie mozzafiato, un’attenzione ai dettagli che fa la differenza in ogni scontro. È vero, nella seconda metà si percepisce qualche calo qualitativo, fisiologico in una produzione di questa portata, ma nulla che possa scalfire la resa complessiva.

MAPPA riesce a trasformare ogni combattimento in un evento. Pensiamo alla lotta di Gojo contro Jogo, o al feroce scontro tra Itadori e Nobara contro le maledizioni gemelle: momenti che hanno fatto esplodere i social di gif, reaction e fanart. È in queste scene che l’anime supera il manga, donandogli un respiro cinematografico che solo l’animazione sa regalare.

Jujutsu Kaisen come fenomeno culturale

Oltre alla tecnica e alla trama, Jujutsu Kaisen ha avuto la forza di imporsi come fenomeno culturale globale. La distribuzione su Crunchyroll ha permesso a milioni di spettatori fuori dall’Asia di seguirlo in contemporanea, alimentando un hype che non si è mai esaurito. Cosplay, fanfiction, merchandising, perfino meme: l’anime ha invaso il web diventando un linguaggio condiviso.

In un’epoca in cui gli anime mainstream devono competere con titoli colossali come My Hero Academia, Demon Slayer o Attack on Titan, il fatto che Jujutsu Kaisen sia riuscito a ritagliarsi un posto d’onore dimostra la potenza della sua formula. Non originale, ma irresistibilmente efficace.

Un futuro ancora da scrivere

La prima stagione di Jujutsu Kaisen è stata solo l’inizio di un viaggio che promette ancora molte sorprese. Le carte in tavola ci sono tutte: una mitologia affascinante, personaggi pronti a crescere e cambiare, antagonisti che non si accontentano di essere semplici avversari ma vogliono diventare icone del male. La sensazione è che Gege Akutami, insieme allo staff di MAPPA, abbia ancora molto da raccontare e che il pubblico sia pronto a seguirlo ovunque.

Come spesso accade nelle storie di maledizioni, ciò che all’inizio sembra un peso diventa una fonte di potere. Così Yuji Itadori e il suo patto con Sukuna ci ricordano che convivere con i propri demoni può trasformarsi in un atto di coraggio. Forse è questo il vero motivo per cui l’anime ha toccato corde tanto profonde: dietro la spettacolarità, dietro la violenza, c’è una riflessione universale sulla fragilità e la forza degli esseri umani.


👉 E voi, lettori di CorriereNerd, che cosa ne pensate della prima stagione di Jujutsu Kaisen? Vi siete lasciati conquistare da Gojo e dalle maledizioni di Akutami? Avete un momento preferito che vi ha fatto saltare dal divano? Raccontatelo nei commenti o sui nostri canali social, perché nel multiverso geek ogni opinione è una scintilla che accende nuove discussioni.

La maledizione è lanciata: non resta che vedere dove ci porterà la prossima stagione.


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maio

Massimiliano Oliosi, nato a Roma nel 1981, laureato in giurisprudenza, ma amante degli eventi e dell'organizzazione di essi, dal 1999 tramite varie realtà associative locali e nazionali partecipa ad eventi su tutto il territorio nazionale con un occhio particolare al dietro le quinte, alla macchina che fa girare tutto.

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