Entrare in Into the Labyrinth non è come sfogliare un semplice artbook: è un atto di attraversamento. Una discesa controllata ma inesorabile dentro un immaginario che non chiede il permesso, non cerca consolazione e soprattutto non si lascia addomesticare. Questo volume monumentale raccoglie trent’anni di visioni di Giorgio Finamore, artista veneziano classe 1975, illustratore e grafico che nel tempo ha costruito un linguaggio personale e riconoscibilissimo, tanto da essere spesso indicato come uno degli esponenti più coerenti e radicali di quello che viene definito Gotico Postmoderno.
Il titolo Into the Labyrinth – Postmodern Gothic Artworks 1995–2025 è già una dichiarazione di poetica. Il labirinto non è solo una metafora narrativa, ma una vera e propria struttura mentale. Sfogliare le 280 pagine di questo artbook significa accettare di perdersi, di abbandonare la linearità e lasciarsi guidare da immagini che sembrano emergere da un sogno oscuro, stratificato, popolato di simboli, carne, meccanismi, reliquie e ombre. Finamore non accompagna il lettore per mano: lo invita a entrare, poi chiude la porta alle spalle.
Il viaggio inizia dagli anni Novanta, con i primi disegni in bianco e nero realizzati prevalentemente a penna biro. Opere asciutte, nervose, quasi feroci nella loro essenzialità, dove il segno diventa incisione mentale prima ancora che grafica. In quelle tavole si percepisce già tutto: l’ossessione per il corpo come territorio di trasformazione, la fascinazione per l’ibrido, il dialogo costante tra sacro e profano, tra tecnologia e decadenza. Sono immagini che sembrano provenire da un altrove sospeso tra il gotico letterario, il cyberpunk più visionario e una sensibilità europea profondamente radicata nella storia dell’arte.
Con il passare degli anni il percorso visivo si espande e si complica. Le illustrazioni a colori in pittura digitale aprono nuove dimensioni percettive, senza mai tradire l’anima originaria del segno. La fotografia entra nel processo creativo come materia viva, non come semplice supporto tecnico, ma come ulteriore strato di realtà da contaminare e riscrivere. Il risultato è un’estetica densissima, dove ogni dettaglio sembra carico di significato, ogni composizione racconta una storia che non viene mai del tutto esplicitata. Qui il Gotico Postmoderno di Finamore trova la sua piena maturità: non nostalgia, ma rielaborazione; non citazione sterile, ma mutazione continua.
A rendere Into the Labyrinth un’opera ancora più preziosa è la sezione dedicata alle sculture. Modellate in argilla e costruite su basi di materiali riciclati, queste creazioni tridimensionali amplificano il senso di inquietudine e sacralità disturbante che attraversa tutto il lavoro dell’artista. Non sono semplici derivazioni delle illustrazioni, ma corpi autonomi, reliquie di un culto immaginario, oggetti che sembrano usciti da un futuro post-umano o da un passato alternativo mai esistito. La scelta dei materiali di recupero non è casuale: parla di trasformazione, di sopravvivenza, di bellezza che nasce dallo scarto.
Il volume è impreziosito dalla prefazione di Paolo Di Orazio, una voce che conosce bene i territori dell’oscurità e dell’immaginario estremo. Le sue parole funzionano come una chiave di accesso ulteriore, non per spiegare, ma per sintonizzare il lettore sulla giusta frequenza emotiva. A completare il mosaico arriva la sezione Letters From Outer Space, una raccolta di contributi firmati da scrittori e artisti che nel tempo hanno incrociato il cammino creativo di Finamore. Nomi come Sergio Stivaletti, Danilo Arona, Luigi Boccia, Nicola Lombardi, Giada Cecchinelli, DustyEye, Alberto Lavoradori e Massimo Perissinotto aggiungono profondità e contesto, dimostrando come questo percorso artistico non sia mai stato isolato, ma costantemente in dialogo con altre menti affini.
Dal punto di vista editoriale, Into the Labyrinth è un oggetto pensato per durare. Pubblicato da Weird Book nella collana Vision, arriva in una prima edizione limitata di 250 copie numerate e autografate, un dettaglio che parla direttamente ai collezionisti e agli appassionati più attenti. Il formato generoso, la copertina rigida e la doppia lingua italiano-inglese rendono il volume accessibile a una community internazionale, senza sacrificare la cura artigianale.
Questo artbook non è solo una retrospettiva, ma una mappa. Un archivio emotivo e visivo che racconta trent’anni di coerenza artistica in un’epoca in cui la coerenza è merce rara. Into the Labyrinth chiede tempo, attenzione, disponibilità a confrontarsi con immagini che non vogliono piacere a tutti. Ed è proprio per questo che funziona così bene. Non è un prodotto da consumo rapido, ma un grimorio contemporaneo da aprire e richiudere più volte, scoprendo ogni volta nuovi dettagli, nuove connessioni, nuove inquietudini.
Ora la palla passa a voi, viaggiatori dell’oscurità e collezionisti di immaginari. Avete il coraggio di entrare nel labirinto? Raccontateci nei commenti cosa vi aspettate da un artbook gotico postmoderno nel 2025 e se il mondo di Giorgio Finamore è già riuscito a catturarvi… o a inquietarvi.
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