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Paolo Barbieri torna all’Inferno di Dante: la nuova edizione illustrata è un viaggio dark fantasy straordinario

«Ciò che ammiro di più di Paolo Barbieri è la sua immaginazione. Quest’artista, apparentemente così calmo, è guidato da un’energia creativa indomita che sprigiona in ciascuna delle sue opere letteralmente fantastiche. Con la loro potenza espressiva e la loro profondità visiva, prendono vita e si trasformano in eventi a sé stanti. Non ci si limita a guardarle; si diventa parte di esse».

WULF DORN

 

Certi libri non spariscono davvero dagli scaffali. Restano sospesi da qualche parte nella memoria collettiva degli appassionati, come quei vecchi artbook sfogliati mille volte durante le notti passate davanti al monitor CRT acceso, con Winamp in sottofondo e una cartella piena di wallpaper fantasy scaricati da forum ormai scomparsi. Chi ha attraversato gli anni Novanta e i primi Duemila dentro fumetterie stipate di poster di Boris Vallejo, videogame PC in scatole enormi e romanzi fantasy consumati ai bordi, riconosce immediatamente quella sensazione. Paolo Barbieri appartiene esattamente a quel tipo di immaginario: artisti capaci di trasformare l’illustrazione in una porta dimensionale, nomi che non si limitano a “disegnare bene”, ma che incidono una visione nella testa di chi guarda.

Dal 22 maggio torna finalmente disponibile L’Inferno di Dante Illustrato, e il ritorno di questo volume ha qualcosa di profondamente simbolico per chi ama l’arte fantasy italiana. Non parliamo soltanto di una ristampa celebrativa infilata in catalogo per nostalgia editoriale. Qui c’è la sensazione concreta di un’opera che completa finalmente la propria metamorfosi, quasi come se Barbieri fosse tornato dentro i gironi infernali di Dante anni dopo, con un bagaglio creativo ancora più feroce, più maturo, più libero.

La nuova edizione integrale conterrà infatti il testo completo della cantica dantesca e una quantità impressionante di illustrazioni, circa ottanta tavole complessive, comprese undici immagini completamente inedite che vanno a colmare i canti rimasti senza rappresentazione nella versione originale. Ed è impossibile non fermarsi un attimo su questo dettaglio, perché chi conosce il lavoro di Barbieri sa benissimo quanto ogni sua tavola sia costruita come un evento visivo autonomo. Non semplici accompagnamenti grafici, ma vere interpretazioni emotive del testo.

Negli anni abbiamo visto decine di reinterpretazioni dell’Inferno di Dante. Alcune scolastiche, altre filologiche, altre ancora talmente ossessionate dalla reverenza verso il materiale originale da perdere qualsiasi scintilla personale. Barbieri invece ha sempre avuto il coraggio di fare una cosa rischiosissima: contaminare Dante con la cultura visuale fantasy contemporanea senza snaturarlo. E questa è probabilmente la ragione per cui il suo Inferno continua a colpire anche lettori molto giovani, magari cresciuti più con Dark Souls, Berserk, Diablo o Elden Ring che con i manuali di letteratura italiana.

Guardando certe sue creature infernali viene naturale pensare a quanto l’estetica dark fantasy abbia ormai assorbito, quasi inconsapevolmente, interi pezzi dell’immaginario dantesco. I dannati deformati, i mostri titanici, le architetture impossibili, le foreste oscure che sembrano divorare la luce… Dante era già pop prima ancora che il concetto di pop culture esistesse davvero, e artisti come Barbieri riescono a ricordarcelo senza mai trasformare tutto in una semplice operazione commerciale.

La prefazione firmata da Wulf Dorn centra perfettamente il punto parlando di quell’energia creativa apparentemente incontrollabile che attraversa le opere dell’artista. Ed è curioso come Barbieri, fuori dalle sue tavole, trasmetta quasi sempre una calma assoluta, un atteggiamento misurato, lontanissimo dal caos visivo che esplode invece nei suoi mondi illustrati. Chi segue il fantasy italiano da tempo lo sa: dietro quelle immagini iperdettagliate non c’è soltanto tecnica. C’è un autore che ha interiorizzato secoli di iconografia fantastica, passando dalla pittura classica alle copertine dei libri game, dai maestri del fantasy americano fino al manga dark giapponese.

Sfogliando questo volume si percepisce continuamente quel dialogo tra tradizione e immaginario nerd contemporaneo. Ed è un aspetto che personalmente adoro, perché appartengo a quella generazione cresciuta in una terra di mezzo stranissima: abbastanza adulta da aver studiato Dante sui banchi di scuola in epoca pre-social, abbastanza nerd da aver poi ritrovato gli stessi archetipi dentro anime, videogiochi e fumetti fantasy. Per molti di noi l’Inferno non è stato soltanto un testo scolastico. È diventato una grammatica visiva. Una specie di DNA culturale nascosto dentro ogni boss finale gigantesco, ogni regno maledetto, ogni viaggio nell’oscurità raccontato dalla cultura pop moderna.

E Paolo Barbieri sembra perfettamente consapevole di questo ponte invisibile tra epoche. Le sue tavole non illustrano semplicemente le terzine: le trasformano in cinema mentale. Alcune immagini sembrano fotogrammi di colossal fantasy mai realizzati, altre ricordano concept art nate per videogiochi AAA che esistono solo nell’immaginazione. Poi all’improvviso arriva un dettaglio che riporta tutto alla poesia dantesca, e lì capisci che il dialogo tra parola e immagine funziona davvero.

La nuova edizione si presenterà anche con una veste grafica completamente rivista, e da collezionista compulsivo di edizioni illustrate devo ammettere che questo dettaglio conta eccome. Chi vive il mondo nerd da anni sa che certi volumi non vengono acquistati soltanto per essere letti. Diventano oggetti identitari, pezzi da scaffale che raccontano qualcosa di noi a colpo d’occhio. Una bella edizione dell’Inferno illustrato da Barbieri finisce inevitabilmente accanto agli artbook fantasy, ai manga deluxe, ai volumi illustrati di Giger, Brom o Yoshitaka Amano. Fa parte di quella categoria di libri che gli ospiti prendono in mano automaticamente appena entrano in casa.

Interessante anche la scelta delle due copertine differenti. La normal cover dedicata ai Malebranche sembra parlare direttamente agli amanti delle creature infernali più brutali e disturbanti, mentre la variant con Dante e Virgilio immersi tra gli alberi possiede una dimensione più evocativa, quasi malinconica. E conoscendo il pubblico delle fumetterie italiane, già riesco a immaginare discussioni infinite su quale versione sia “quella giusta”. Spoiler: finirà che molti prenderanno entrambe.

La variant cover sarà distribuita esclusivamente nei negozi Funside, Manicomix, sul sito ufficiale Sergio Bonelli Editore e al Bonelli Store, mentre il volume arriverà anche in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino. E sinceramente riesco già a vedere la scena: file di appassionati con il volume stretto sotto braccio, discussioni infinite sulle tavole più disturbanti, ragazzi che magari scopriranno Dante proprio grazie a un illustratore fantasy.

Che poi questa è la magia vera della cultura nerd fatta bene. Non divide mai cultura “alta” e cultura “pop”. Le mescola. Le fa collidere. Le trasforma in qualcosa di vivo.

Ed è probabilmente il motivo per cui opere come questa continuano ad avere un peso enorme anche oggi, in un’epoca dove l’attenzione dura pochi secondi e le immagini scorrono via senza lasciare traccia. Un libro illustrato come l’Inferno di Paolo Barbieri obbliga ancora a fermarsi. A guardare davvero. A perdere tempo dentro un dettaglio. A tornare indietro su una tavola invece di consumarla in verticale su uno schermo.

E forse proprio lì dentro si nasconde il valore più grande di questo ritorno. Perché mentre tutto accelera, certi viaggi nell’oscurità continuano ad aver bisogno dello stesso rito antico: aprire un libro, entrare nelle immagini e lasciare che siano loro, per qualche ora, a guardare noi.


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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