Sono passati ormai quasi trenta giorni da quando ho messo le mani su inFAMOUS 2, e posso dire senza esitazione che la scarica elettrica che mi ha attraversato al primo avvio non si è ancora spenta. È stato un mese di scelte morali strazianti, combattimenti fulminei, poteri sempre più devastanti e, soprattutto, un viaggio emotivo con Cole MacGrath, quel ragazzo elettrificato che abbiamo conosciuto nel primo capitolo e che qui si trova davanti a una delle decisioni più difficili mai viste in un videogioco.
La prima cosa che salta all’occhio, appena si avvia il gioco su PlayStation 3, è quanto Sucker Punch abbia ascoltato i fan. Ricordate la polemica sul cambio di look di Cole, quando venne mostrato per la prima volta nei trailer? Io sì, e non ero contenta. Ma quando ho visto il “vero Cole” ritornare, mi è scappato un sorriso complice. Era come ritrovare un vecchio amico, ma più maturo, più segnato, più pronto a tutto. La storia riparte dopo gli eventi del primo inFAMOUS. Cole ha poco tempo per riposare: Empire City viene distrutta dalla misteriosa Bestia, e il nostro eroe deve fuggire verso New Marais, una città che trasuda atmosfera da ogni pixel, ispirata chiaramente a New Orleans. Lì lo attendono nuovi alleati, nemici feroci, e soprattutto nuove scelte morali. E diciamolo: mai come stavolta, queste scelte ti pesano addosso.
Il cuore del gioco non è solo il combattimento – elettrizzante, vario, soddisfacente – ma il dilemma karmico. Seguire le orme di Kuo, fredda e calcolatrice come il ghiaccio che comanda, o lasciarsi trascinare dalla furia caotica e incendiaria di Nix? Ogni decisione influenza non solo i poteri di Cole, ma il modo in cui la città reagisce a lui, come la gente lo guarda, come gli eventi si dipanano. In alcune missioni mi sono ritrovata a fermarmi, controller in mano, indecisa. Essere l’eroe o il tiranno? Salvare i pochi per salvare i molti, o lasciare che il mondo bruci pur di preservare i miei simili? È raro che un gioco riesca a farmi provare un vero peso morale, e inFAMOUS 2 ci riesce splendidamente.
Il gameplay, rispetto al primo capitolo, è una bomba a orologeria pronta a esplodere. Il sistema dei poteri si arricchisce a ogni nucleo esplosivo trovato, e la sensazione di progressione è davvero appagante. Passi da semplici scosse elettriche a devastanti onde d’urto, granate, missili, planate e corse sui cavi che ti fanno sentire un Dio elettrico tra i tetti di New Marais. E che dire dell’introduzione dell’editor di missioni? Una genialata. Quando pensi di aver finito tutto, ti ritrovi a scaricare missioni create dagli altri giocatori o, se hai la vena creativa, a costruire le tue, ampliando all’infinito la longevità del gioco.
I nemici, poi, sono memorabili. La Milizia, brutale e violenta; i Soldati di Ghiaccio, inquietanti nel loro aspetto semi-mutato; i Corrotti, creature mostruose che sembrano uscite da un incubo paludoso; e ovviamente i boss, su tutti Bertrand, un antagonista tanto complesso quanto ripugnante. Affrontarlo nella sua forma mutata da Behemoth è stato uno di quei momenti in cui mi sono ritrovata a stringere i denti e gridare al televisore, totalmente immersa nella lotta.
Ma il momento che mi ha davvero colpita, a livello narrativo, è arrivato sul finale. Cole si trova davanti alla scelta suprema: sacrificarsi per salvare l’umanità, distruggendo tutti i Conduit (se stesso incluso), o abbracciare la Bestia, condannando miliardi di persone ma garantendo la sopravvivenza ai “suoi”. È un colpo al cuore, e non vi nego che ho rifatto il finale due volte, incapace di decidere quale fosse il “giusto” epilogo. Ho pianto (sì, lo ammetto) quando, scegliendo il finale eroico, Zeke saluta Cole con un “Ti voglio bene amico mio, mi mancherai”. E quando il fulmine finale colpisce la bara… brividi lungo la schiena.
Tecnicamente il gioco regge ancora benissimo, nonostante le piccole sbavature: qualche animazione un po’ legnosa, missioni secondarie a volte ripetitive, ma nulla che rovini l’esperienza complessiva. La città è viva, pulsante, rumorosa, con dettagli e citazioni nerd disseminate ovunque (avete visto il simbolo di Sly Cooper sulla cintura di Cole? O i titoli parodistici delle locandine al cinema, tipo “Uncharted Love” o “Solid Serpent”? Geniali!).
E se siete collezionisti come me, le edizioni speciali sono un sogno: la Hero Edition con la statuetta, lo zaino, il fumetto e la colonna sonora è una chicca da avere in esposizione, mentre la Special Edition con copertina lenticolare e skin esclusive è un piccolo tesoro da gamer.
In definitiva, inFAMOUS 2 non è solo un seguito: è un salto in avanti, un perfezionamento di un concept già ottimo, una storia che ti entra sotto pelle e ti lascia il segno, letteralmente come un fulmine. Non è perfetto, certo, ma la potenza emotiva, la libertà d’azione e l’epicità delle scelte morali lo rendono uno dei migliori titoli open-world che abbia mai giocato su PS3.
Se siete arrivati fino a qui, probabilmente anche voi avete amato (o amerete) le avventure di Cole. Allora vi chiedo: quale finale avete scelto? Siete stati eroi o antieroi? Avete pianto anche voi? Raccontatemelo nei commenti e, se vi va, condividete questo articolo con i vostri amici nerd sui social: sono curiosa di sapere quanti di voi hanno ancora il cuore elettrificato, proprio come me.
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