C’è un’aria di magia che torna a soffiare sulla Terra di Mezzo. Non quella epica e patinata a cui ci ha abituati Peter Jackson, ma quella più visionaria, oscura, e coraggiosamente sperimentale firmata Ralph Bakshi. Amazon ha deciso di rispolverare – e per fortuna valorizzare – un autentico cult dell’animazione: Il Signore degli Anelli del 1978. E lo fa nel migliore dei modi, rilanciandolo in una nuova edizione Blu-ray rimasterizzata deluxe, pronta a far innamorare (o discutere!) una nuova generazione di fan tolkieniani e appassionati di cinema d’animazione.
Eh sì, perché parliamo del primo vero adattamento cinematografico del capolavoro di Tolkien, un film d’animazione che a quasi cinquant’anni dalla sua uscita riesce ancora a far parlare di sé. Un’opera figlia del suo tempo, certo, ma anche di una visione artistica che ha osato dove molti avrebbero preferito restare ancorati alla prudenza. Un film che ha diviso, che ha lasciato sospesi, che ha affascinato e infastidito. E che, nel suo essere incompleto, è comunque diventato leggenda.
L’audacia di Ralph Bakshi: portare Tolkien nell’animazione… nel 1978!
Ralph Bakshi, regista outsider e sperimentatore per eccellenza, già noto per titoli come Fritz the Cat e Cool World, si cimenta qui con una delle sfide più ardite della storia del cinema d’animazione: trasporre Il Signore degli Anelli. Una saga complessa, stratificata, traboccante di personaggi, luoghi, lingue inventate e mitologie interne. Una sfida titanica, che Bakshi affronta con uno stile visivo rivoluzionario, fatto di rotoscopio (la tecnica che permette di “ricalcare” sequenze girate dal vivo), sequenze animate classiche e live action ricolorato. Il risultato? Un’esperienza visiva onirica e straniante, in grado di generare suggestioni potenti ma anche – inevitabilmente – di spiazzare chi si aspetta la coerenza stilistica del cartoon tradizionale.
Il film copre, con una certa fedeltà, gli eventi dei primi due libri della trilogia originale di Tolkien. Dalla partenza di Frodo dalla Contea fino alla drammatica battaglia del Fosso di Helm, che avrebbe dovuto rappresentare il giro di boa di un progetto in due parti. Purtroppo, il seguito non arrivò mai. Gli incassi non furono quelli sperati e il pubblico dell’epoca, abituato a cartoni per bambini e storie semplici, si trovò davanti a qualcosa di “diverso”, forse troppo per il 1978. Eppure, è proprio questa diversità ad aver reso Il Signore degli Anelli di Bakshi un vero film di culto, amatissimo da una nicchia nerd e geek che negli anni ha imparato ad apprezzarne le ambizioni, l’estetica, e perfino le imperfezioni.
Il fascino ambiguo della tecnica mista
Non si può parlare di questo film senza immergersi nella sua anima tecnica. L’uso del rotoscopio – che tornerà a ispirare Peter Jackson per la rappresentazione dei Nazgûl nella sua trilogia live-action – è una scelta tanto coraggiosa quanto divisiva. Bakshi gioca con il confine tra realtà e immaginazione, mettendo in scena personaggi animati su fondali ricolorati, mescolando ombre, luci, colori artificiali e figure semi-realistiche. Alcune scene, come quella dell’attacco al guado da parte dei Cavalieri Neri, sono ancora oggi visivamente mozzafiato, grazie all’effetto spettrale ottenuto con la tecnica mista.
Ma questo approccio ha anche un costo. A volte il risultato appare disomogeneo, quasi schizofrenico. I passaggi tra animazione tradizionale e segmenti rotoscopici sono talvolta troppo bruschi, e in certi momenti – come la battaglia tra gli eserciti di Minas Tirith e Saruman – si ha quasi l’impressione di guardare un documentario ricolorato, con regia statica e una coreografia poco coinvolgente. Tuttavia, considerando le limitazioni dell’epoca e il budget ridotto, Bakshi ha realizzato un vero miracolo tecnico, evitando il collasso produttivo grazie proprio a queste scelte ibride.
Tra eroi noti e interpretazioni sorprendenti
I personaggi del film restano fedeli, per lo più, alle loro controparti letterarie. Gandalf, nella versione animata, è imponente e misterioso, anche se a volte incline a un tono un po’ troppo teatrale – ma potrebbe essere anche colpa del doppiaggio italiano, che ha sempre avuto un rapporto un po’ “creativo” con i film animati. Gli Hobbit sono perfettamente rappresentati: Frodo, Merry e Pipino sembrano davvero usciti dalle pagine di Tolkien. C’è però una nota dolente: Sam. Il povero Sam Gamgee, così fedele e sensibile nei romanzi, qui diventa una macchietta caricaturale, più simile a un personaggio slapstick da vecchio cartoon che al cuore pulsante della Compagnia. Il risultato è fastidioso, soprattutto quando ci si accorge della voce scelta per il doppiaggio italiano, che lo fa sembrare il fratello animato di Pinotto.
I Cavalieri Neri, invece, sono tra i grandi trionfi del film. Creati con un’animazione cupa, liquida e inquietante, sono una vera incarnazione dell’Ombra: sembrano provenire da un altro mondo, e riescono a trasmettere perfettamente l’angoscia e la minaccia che rappresentano. Gollum, seppur presente per poco, è visivamente azzeccato: una creatura contorta e strisciante, già lontanissima dall’Hobbit che un tempo fu.
Un discorso a parte meriterebbero gli Orchetti, la vera caduta di stile del film. Ricolorati da live action, appaiono più come caricature tribali che come esseri grotteschi da incubo, e la loro rappresentazione risulta oggi quanto meno problematica. Per fortuna, il Balrog e le ambientazioni (la Contea, Moria, Rohan…) salvano l’onore dell’apparato visivo, restituendo quel senso di meraviglia e pericolo che è l’anima dell’universo tolkieniano.
Un’occasione unica: il Blu-ray rimasterizzato deluxe
Ed eccoci al grande ritorno. Amazon rilancia l’opera con un’edizione Blu-ray rimasterizzata in alta definizione, curando ogni dettaglio e restituendo dignità visiva a un film troppo a lungo rimasto nell’ombra. Oltre alla qualità video e audio migliorata, questa nuova versione include un contenuto speciale imperdibile per ogni nerd degno di questo nome: “Forgiando l’Oscurità: La visione di Ralph Bakshi”, un’intervista inedita e approfondita in cui il regista racconta il suo approccio, le sue influenze, e i retroscena di questa titanica impresa.
È un’occasione straordinaria non solo per chi ha già amato il film, ma anche per chi non lo ha mai visto e vuole scoprire le radici dell’adattamento cinematografico di Tolkien, un pezzo di storia che ha influenzato profondamente anche i kolossal contemporanei. In un momento in cui la Terra di Mezzo è tornata sotto i riflettori grazie alla serie Gli Anelli del Potere e al film animato La Guerra dei Rohirrim, questa ristampa rappresenta un atto d’amore verso il passato, una riscoperta culturale e artistica.
Il Signore degli Anelli (1978): un ponte tra due mondi
Guardare oggi Il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi è un’esperienza unica. Non solo perché ci permette di vedere una versione alternativa e visionaria della storia che conosciamo e amiamo, ma perché ci ricorda quanto il cinema d’animazione possa essere un mezzo potente, adulto, poetico e rivoluzionario. E anche se la pellicola resta incompleta, orfana della sua seconda parte, mantiene intatto il suo fascino da reliquia nerd: un progetto ambizioso, un po’ pazzo, ma assolutamente indimenticabile.
E tu, l’hai mai visto? Ti piacerebbe rivederlo ora che torna in alta definizione grazie alla nuova edizione Blu-ray? Sei tra quelli che lo considerano un capolavoro incompreso o ti ha lasciato perplesso come nel 1978? Raccontacelo nei commenti qui sotto oppure condividi questo articolo sui tuoi social e facci sapere da che parte stai della barricata: Bakshi, visionario o pasticcione? La discussione è aperta su CorriereNerd.it!
Scopri di più da CorriereNerd.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.









Aggiungi un commento