Rumiko Takahashi ha quel tipo di nome che non si legge soltanto su una copertina: si sente. Arriva addosso con la stessa potenza nostalgica di una sigla anime imparata senza volerlo, di una tavola manga sfogliata troppe volte, di una discussione infinita tra amici su chi fosse davvero il miglior personaggio di Ranma ½ o su quanto Inuyasha ci abbia rovinato, in senso bellissimo, l’idea di romance fantasy prima ancora che sapessimo chiamarlo così. Ogni volta che la principessa del manga torna in libreria con qualcosa di “nuovo”, anche quando si tratta di racconti brevi, anche quando la confezione sembra piccola e composta, dentro la testa di chi ama davvero il fumetto giapponese parte una specie di schermata di caricamento emotivo: Lamù che piomba dal cielo, Akane che tira un colpo impossibile, Kagome che attraversa il pozzo, Kyoko che resta sospesa in quella malinconia dolcissima di Maison Ikkoku. Tutto insieme, senza ordine, come succede nei ricordi veri.
Il Potere dei Soldi, volume unico firmato Rumiko Takahashi in arrivo dal 14 luglio in fumetteria, libreria e store online grazie a Star Comics, porta con sé una promessa che sembra semplice solo se la si guarda da lontano: sei storie brevi autoconclusive, nate sotto il segno di Takahashi Rumiko Gekijou: Kane no Chikara, dedicate a quel misterioso, scomodissimo, irresistibile detonatore narrativo che è il denaro. Soldi come desiderio, come scusa, come miraggio, come trappola buffa e crudele, come forza capace di far deragliare una vita tranquilla nel giro di una vignetta. E già qui, almeno per me, si accende quella spia da lettrice cresciuta tra manga, cosplay cuciti la notte prima della fiera e backlog di videogiochi impossibili da smaltire: perché Takahashi non usa mai un tema per “parlarne” in modo freddo, lo lancia dentro le vite dei personaggi e poi resta a guardare cosa succede, con quella sua crudeltà gentile che ti fa ridere mentre ti sta infilando una piccola verità sotto la pelle.
Il denaro, nei manga di Rumiko Takahashi, non ha bisogno di diventare predica sociale per fare rumore. Basta che entri in una casa, in una relazione, in un’amicizia, in una routine già un po’ screpolata, e subito qualcosa cambia temperatura. Quanto può pesare una scelta fatta per convenienza? Quanto può diventare ridicolo, struggente o perfino romantico un incontro nato nel momento sbagliato? Quanto siamo davvero noi stessi quando la vita ci mette davanti una possibilità che non avevamo previsto? Il Potere dei Soldi sembra giocare proprio con queste vibrazioni umane, con il lavoro, l’amore e l’amicizia osservati da un’angolazione laterale, mai troppo comoda, mai troppo pulita, perché la vita quotidiana raccontata da Takahashi ha sempre quella qualità lì: sembra normale finché non ti accorgi che sotto il pavimento si muove un intero dungeon emotivo.
La storia principale della raccolta parte da una situazione che, detta così, potrebbe sembrare quasi una di quelle premesse da drama giapponese da guardare sotto coperta alle due di notte, mentre dici “solo un episodio” e poi crolli al terzo: un uomo anziano, ormai in pensione, abituato a un’esistenza che sembra aver perso ogni colpo di scena, incontra una donna molto più giovane che irrompe nel suo quotidiano come una variabile impazzita. Potrebbe essere amore, potrebbe essere illusione, potrebbe essere interesse, potrebbe essere una coincidenza di quelle che nei manga non sono mai soltanto coincidenze. La bellezza, con Rumiko Takahashi, è proprio questa sospensione un po’ beffarda: non ti prende per mano per spiegarti dove andare, ti piazza davanti a persone fragili, buffe, ostinate, spesso un po’ ridicole, e ti lascia il piacere di capire quanto siano simili a noi nei loro errori.
Amo profondamente questa capacità di Takahashi di trasformare il quotidiano in una boss fight sentimentale. Nei videogiochi siamo abituati a riconoscere subito il pericolo: una barra della vita che appare, una musica che cambia, un’arena troppo ampia per essere innocente. Nelle sue storie, invece, il boss può essere una conversazione storta, una promessa fatta senza pensarci, un equivoco economico, un sentimento che arriva nel momento meno gestibile possibile. Il denaro diventa allora una specie di power-up maledetto, qualcosa che promette libertà ma può generare dipendenza, qualcosa che sembra risolvere un problema e invece ne apre tre, come quei menu secondari dei JRPG in cui entri per comprare una pozione e finisci a riorganizzare l’intero inventario dell’anima.
Il Potere dei Soldi appartiene alla tradizione delle raccolte brevi di Takahashi Rumiko Gekijou, piccoli spazi narrativi dove l’autrice può muoversi con una libertà diversa rispetto alle sue grandi saghe. Qui non serve costruire un mondo enorme, non servono decine di volumi, trasformazioni leggendarie o triangoli sentimentali che resistono a qualsiasi logica terrena. Bastano poche pagine, una situazione apparentemente ordinaria, un personaggio che crede di avere tutto sotto controllo e quel dettaglio storto che fa saltare la maschera. È una forma di racconto difficilissima, quasi da one-shot perfetta: devi colpire subito, far affezionare, far sorridere, lasciare una ferita minuscola o una smorfia divertita, e poi uscire di scena prima che il lettore si accorga del trucco. Takahashi questo ritmo lo conosce da una vita, e forse proprio per questo riesce ancora a sembrare leggera anche quando sta parlando di cose molto adulte.
Il fatto che questi racconti siano pensati per un pubblico seinen rende tutto ancora più interessante. Non perché la parola “adulto” debba per forza significare pesantezza, disincanto o drammi urlati, anzi: il lato più maturo di Rumiko Takahashi spesso vive proprio nella sua capacità di non perdere mai il sorriso, di continuare a guardare l’assurdità umana con uno sguardo ironico ma non cinico. Chi arriva a Il Potere dei Soldi aspettandosi soltanto la comicità esplosiva di Lamù o il caos romantico di Ranma ½ potrebbe trovare un’altra frequenza, più sottile, forse più domestica, ma ugualmente riconoscibile. Quella di un’autrice che non ha bisogno di alzare la voce per ricordarci che le persone restano misteriose, incoerenti, tenerissime e disastrose a qualsiasi età.
Pensare a Rumiko Takahashi solo attraverso i suoi successi più famosi sarebbe comodo, ma anche un po’ ingiusto. Certo, Lamù ha insegnato a generazioni di fan che la fantascienza poteva essere demenziale, sexy, romantica e folle nello stesso respiro. Ranma ½ ha trasformato il corpo, il genere, il combattimento e la commedia degli equivoci in un luna park narrativo che ancora oggi sembra più moderno di tante opere nate decenni dopo. Inuyasha ha preso il fantasy storico giapponese, lo shonen, il romance e il melodramma e li ha fusi in un viaggio che per moltissimi lettori è stato un rito di passaggio. Maison Ikkoku, poi, resta una di quelle opere che ti fanno capire quanto rumore possa fare la malinconia se la metti dentro un condominio e la lasci vivere tra persone imperfette. Però il punto è un altro: Takahashi non è solo l’autrice di grandi titoli, è una narratrice capace di riconoscere il potenziale comico e tragico dell’essere umani anche nelle stanze più piccole.
Forse è per questo che Il Potere dei Soldi incuriosisce così tanto. Perché una raccolta di sei storie autoconclusive dedicate a lavoro, amore, amicizia e denaro sembra quasi una lente d’ingrandimento sul presente, anche se filtrata da quella sensibilità tipicamente takahashiana che rende tutto un po’ più storto, un po’ più caldo, un po’ più imprevedibile. Viviamo in un’epoca in cui il rapporto con i soldi è diventato una storyline costante, dalla precarietà lavorativa ai sogni compressi, dai desideri rimandati alle relazioni attraversate da ansie pratiche che nessuna opening romantica riesce davvero a coprire. E allora sì, vedere Rumiko Takahashi giocare con questo tema fa venire voglia di capire quali personaggi tirerà fuori dal cilindro, quali illusioni farà esplodere, quali piccole vendette della vita quotidiana saprà rendere irresistibili.
Da cosplayer, poi, mi viene spontaneo pensare a quanto il denaro sia una presenza silenziosa anche nelle nostre passioni. Stoffe, parrucche, stampe, biglietti delle fiere, viaggi, manga da recuperare, artbook che “no, questo è l’ultimo” e poi sappiamo benissimo come va a finire. La cultura nerd vive di entusiasmo, ma anche di scelte pratiche, di rinunce, di desideri messi in wishlist come side quest future. Una raccolta che porta il denaro al centro delle relazioni umane, senza trasformarlo in morale facile, sembra parlare anche a questo piccolo caos da fandom contemporaneo, dove l’amore per un’opera passa spesso attraverso oggetti, edizioni speciali, collezioni, ma alla fine resta qualcosa di molto più personale della somma spesa per possederli.
La grande ironia, naturalmente, è che Rumiko Takahashi sia anche una delle mangaka di maggior successo della storia, una creatrice capace di attraversare decenni, mercati, generazioni e adattamenti anime senza mai diventare una reliquia da museo. Parlare di “potere dei soldi” attraverso una sua opera ha quasi il sapore di uno specchio deformante: da una parte l’industria, le vendite, il mito editoriale, dall’altra la materia minuscola e caotica delle sue storie, fatta di pensionati, incontri, famiglie, desideri, equivoci e persone comuni che non sanno mai davvero cosa stanno facendo. Il valore di Takahashi, però, non sta nei record o nelle cifre, per quanto impressionanti possano essere. Sta nella sensazione di continuità creativa che riesce ancora a trasmettere, come se ogni nuovo racconto fosse un modo per tornare a osservare il mondo con curiosità, non con automatismo.
Il Potere dei Soldi arriva quindi come una piccola anomalia preziosa nel calendario delle uscite manga, una di quelle pubblicazioni che non hanno bisogno di urlare per attirare attenzione. Il nome di Rumiko Takahashi basta a richiamare lettori storici, otaku cresciuti tra edizioni consumate e anime doppiati in mille pomeriggi televisivi, ma può parlare anche a chi magari l’ha incrociata attraverso remake, clip social, fanart, meme, reel nostalgici e quelle conversazioni da community in cui qualcuno prima o poi dice sempre: “Devi leggere almeno una cosa sua”. E forse questa raccolta, con il suo formato compatto e la sua natura autoconclusiva, può diventare anche una porta d’ingresso diversa, meno monumentale rispetto alle serie lunghe, ma ugualmente capace di far capire perché Takahashi sia considerata una leggenda vivente del manga.
La cosa che mi emoziona di più, da lettrice e da fan, è immaginare quei sei racconti come sei piccole stanze aperte su vite altrui. Non epiche gigantesche, non saghe da binge reading compulsivo, ma frammenti in cui qualcuno viene spinto fuori asse da un incontro, da un desiderio, da un’occasione, da una somma di denaro che improvvisamente cambia il peso delle cose. Takahashi ha sempre avuto un talento quasi magico nel raccontare persone che inciampano nella propria esistenza e, invece di diventare eroi perfetti, restano goffe, testarde, contraddittorie. Proprio per questo le amiamo. Proprio per questo, anche dopo anni, continuiamo a riconoscerci in loro.
Una nuova uscita di Rumiko Takahashi non è soltanto una notizia da segnare sul calendario, ma una specie di richiamo per chi considera il manga una casa piena di corridoi, porte, ricordi e sorprese. Il Potere dei Soldi promette ironia, sentimento e quella lucidità laterale che l’autrice ha sempre saputo infilare nei momenti più assurdi, senza appesantire, senza moralizzare, senza perdere il gusto del gioco. Dal 14 luglio potremo finalmente ritrovarci tra queste sei storie brevi, magari ridendo dove non pensavamo di ridere e restando un attimo in silenzio davanti a una vignetta che sembrava innocente. E a quel punto la domanda passerà a noi, come succede sempre nelle community migliori: quale lato di Rumiko Takahashi ci colpirà stavolta, quello più comico, quello più romantico, quello più spietato o quello che ci fa pensare “ok, questa cosa l’ha scritta guardando proprio noi”?
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