Quando ho visto per la prima volta il poster e il trailer di Il Padre dell’Anno, ammetto di aver sorriso con un pizzico di nostalgia e curiosità. Michael Keaton, l’indimenticabile Batman di Tim Burton, ma anche il commovente Birdman e il geniale Beetlejuice, torna sul grande schermo in un ruolo che sembra cucito su misura per lui: quello di un padre imperfetto, goffo ma capace di sorprendere. Al suo fianco, due attrici amatissime dal pubblico nerd e non solo: Mila Kunis, che molti di noi ricordano con affetto in That ‘70s Show e Black Swan, e Andie MacDowell, eterna musa di commedie romantiche come I Quattro Matrimoni e un Funerale.
Il film, scritto e diretto da Hallie Meyers-Shyer, figlia d’arte (sua madre è Nancy Meyers, regina delle commedie sentimentali americane), arriverà nelle sale italiane il 18 settembre grazie ad Adler Entertainment. Già dal trailer si percepisce l’atmosfera dolceamara che promette di toccare corde universali: famiglia, seconde possibilità, errori del passato e la difficile arte di imparare a essere genitori… anche quando pensavi che quel treno fosse passato da un pezzo.
La trama ruota attorno ad Andy Goodrich, un uomo d’affari di successo che ha sempre messo il lavoro davanti a tutto, inclusa la famiglia. Quando sua moglie entra in un programma di riabilitazione di 90 giorni, Andy si ritrova improvvisamente solo con due gemelli di nove anni che conosce appena. Ed è qui che il film decolla. Non siamo davanti alla solita commedia slapstick in stile “papà pasticcione”, ma a una storia che alterna gag esilaranti e momenti di toccante verità. Andy non sa nemmeno da dove cominciare: dalla gestione della scuola ai pranzi, dai capricci all’ora della nanna, tutto diventa un campo minato emotivo.
In suo aiuto arriva Grace, la figlia avuta dal primo matrimonio, interpretata da Mila Kunis. Grace non è solo la sorellastra maggiore: è la bussola morale di Andy, la sua guida e, a tratti, la sua ancora di salvezza. Il loro rapporto evolve, cresce, si scontra e si ricompone in una dinamica familiare complessa ma incredibilmente autentica. Non manca poi Andie MacDowell, presenza magnetica anche nei ruoli più defilati, pronta a portare quella nota di saggezza e dolcezza che spesso nei film di questo genere fa la differenza.
Quello che mi ha colpito delle parole della regista Hallie Meyers-Shyer è il suo intento di raccontare la famiglia non come un’idea monolitica, ma come un organismo fluido, multiforme, dove divorzi, seconde nozze, fratellastri e sorellastre contribuiscono a creare nuove identità collettive. È un’idea estremamente contemporanea, che parla a tutti noi nerd cresciuti con famiglie a volte imperfette, a volte bizzarre, a volte disastrate, ma sempre sorprendenti. L’essere padre, madre, figlio o figlia non è qualcosa che si esaurisce in un’etichetta: è un percorso in continua evoluzione, fatto di cadute rovinose e piccoli, luminosi momenti di vittoria.
Guardando il trailer, mi è venuto da pensare che Il Padre dell’Anno ci offrirà non solo risate, ma anche un’occasione per riflettere su quanto spesso diamo per scontato chi ci sta accanto. Michael Keaton riesce a essere al tempo stesso esilarante e struggente: lo vedi barcamenarsi tra colazioni bruciate e compiti di matematica e capisci che, dietro quelle occhiaie, si nasconde un uomo che sta finalmente provando a fare la cosa giusta. E forse è proprio questo il cuore del film: l’idea che non sia mai troppo tardi per provarci, per chiedere scusa, per esserci, per diventare la versione migliore di noi stessi.
Il poster ufficiale gioca proprio su questo dualismo: Keaton con i gemelli al fianco, lo sguardo smarrito ma affettuoso, mentre sullo sfondo aleggia una casa un po’ in disordine, simbolo perfetto di quella tempesta emotiva chiamata famiglia. C’è qualcosa di profondamente umano in questa immagine, qualcosa che parla non solo ai padri e alle madri, ma a tutti noi che cerchiamo un posto sicuro dove sentirci amati e accettati.
Per chi, come me, è cresciuto con le grandi commedie americane anni ‘90, con i loro intrecci di famiglia allargata, genitori single e bambini più maturi degli adulti, questo film è una promessa di ritorno a quell’atmosfera, ma aggiornata al presente, con dialoghi intelligenti, personaggi sfaccettati e una regia che non ha paura di mostrare anche le crepe, le fragilità, le imperfezioni.
In definitiva, Il Padre dell’Anno sembra il tipo di pellicola che ti fa ridere e piangere, che ti ricorda perché amiamo le storie di famiglia, perché ci immedesimiamo nei personaggi e perché, alla fine, il cinema resta uno degli spazi più magici dove esplorare i legami umani. Personalmente, non vedo l’ora di vederlo al cinema, magari con qualche amico nerd con cui discutere all’uscita sulle scene più commoventi o divertenti, o persino rivederlo per cogliere tutti i dettagli nascosti.
Vi consiglio di dare un’occhiata al trailer su YouTube e, se siete come me, di salvarvi già la data del 18 settembre. E se vi va, dopo aver visto il film, raccontatemi le vostre impressioni: vi siete rivisti in Andy? Avete riso o pianto di più? Condividete le vostre emozioni sui social taggando CorriereNerd.it: non vedo l’ora di leggere le vostre storie e di farne una grande chiacchierata di pop culture insieme!
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