Ci sono anime che ci scorrono addosso e poi ci sono quelli che, anche dopo decenni, restano incollati alla memoria come la polvere su una vecchia bottiglia magica. “Il mago pancione Etcì”, uno dei gioielli più eccentrici sfornati da Tatsunoko Production, è uno di quei titoli che oggi compie mezzo secolo di vita, ma conserva ancora tutta la sua stravagante freschezza. Un compleanno importante, un’occasione perfetta per rispolverare un piccolo grande classico che ha accompagnato – tra starnuti, singhiozzi e sbadigli – l’infanzia di tantissimi spettatori italiani negli anni ’80.
Sì, parliamo proprio di lui: il goffo e goloso genio dalla barba azzurra, evocato non con una formula magica complicata, ma con un bel… starnuto! In Giappone il suo nome era Hakushon Daimaō, ovvero “Il grande demone dello starnuto”, e fece il suo debutto televisivo il 5 ottobre 1969 su Fuji TV, per poi concludere la sua corsa il 27 settembre 1970. Ideato da Tatsuo Yoshida – mente geniale dietro altre pietre miliari come Kyashan, Judo Boy e Le avventure dell’Ape Magà – venne prodotto dalla storica Tatsunoko Production, che con questo progetto diede forma a una serie composta da 52 episodi, ciascuno suddiviso in due mini-avventure slegate tra loro.
Dall’arcobaleno nipponico al tubo catodico italiano
In Italia, però, dovemmo attendere ben 14 anni prima di incontrare Etcì e il suo giovane compagno di guai, Kan-chan. Era il 1983 quando l’anime venne acquistato da alcune emittenti locali e trasmesso successivamente anche su Junior TV, emittente che diventò una vera e propria Mecca per i piccoli nerd in erba. La sigla italiana – oggi ancora ricordatissima – fu scritta da Mario Scotti e cantata dai suoi figli Andrea e Sabrina, mentre il doppiaggio portava la firma del leggendario Giovanni Brusatori. Le voci di Bruno Cattaneo e Gabriella Andreini davano vita rispettivamente al mago pasticcione e al suo giovane amico.
Una magia… a tempo determinato
La trama? Un’esplosione di comicità surreale e situazioni tragicomiche. Kan-chan è un ragazzino impacciato, innamorato e spesso vittima delle sue stesse insicurezze. Un giorno trova per caso un vecchio vaso impolverato nella soffitta e, starnutendo per colpa della polvere, libera il genio Etcì. Da lì in poi, la sua vita non sarà più la stessa. Ma attenzione: le magie di Etcì non sono mai come te le aspetti. Anzi, finiscono sempre per complicare la situazione. Etcium – così venne ribattezzato nell’adattamento italiano – diventa il suo aiutante personale, ma con il piccolo difetto di rovesciare ogni desiderio in un disastro comico.
La cosa buffa è che Etcì non è solo: anche la moglie, evocata da un singhiozzo, e la figlia Sbadiglio (Akubi in originale), risvegliata da uno sbadiglio, completano questo quadro famigliare tutt’altro che ordinario. Sbadiglio è forse uno dei personaggi più riusciti della serie: birichina, vivace, e con la tendenza a sabotare i desideri invece di realizzarli… un genio-in-allenamento dal carattere peperino che spesso mette in imbarazzo il padre, ma che riesce a cavarsela dove lui fallisce miseramente.
Anime demenziale, satira travestita da magia
“Il mago pancione Etcì” non è il classico anime educativo e moraleggiante. Anzi, ne rappresenta quasi l’antitesi. Non ci troviamo di fronte a un Doraemon che guida amorevolmente il suo Nobita verso il miglioramento personale. Kan-chan non è neppure così simpatico: vendicativo, egoista e un po’ insopportabile, ha più somiglianze con Suneo di Doraemon che con altri protagonisti della stessa epoca. E il nostro Etcì? Il suo approccio pedagogico è inesistente, anzi, è lui il primo a perdersi in assurdità grottesche miste a tecnologia, modellismo e polpette – di cui è assolutamente ghiotto. Non dimentichiamoci che sua moglie è la cuoca ufficiale del regno della magia!
Dietro la comicità slapstick e il nonsense da cartone animato, però, si nasconde una sottile lezione: i desideri, quando concessi senza sforzo, spesso portano più guai che benefici. E anche se Etcì si sforza (si fa per dire) di aiutare Kan-chan, le sue magie durano quanto uno starnuto. Letteralmente. Al secondo starnuto, puf, tutto svanisce, lasciando il nostro protagonista a leccarsi le ferite… e a rimettere in ordine i guai.
Disegni sgangherati, comicità sopra le righe e spirito irriverente
Dal punto di vista tecnico, l’anime è invecchiato parecchio, ma proprio questo è uno dei suoi punti di forza. Lo stile grafico volutamente caricaturale, fatto di pupille sballate, proporzioni elastiche e movimenti esagerati, trasforma i limiti tecnici in tratti distintivi. Le animazioni sono semplici ma espressive, e l’assenza di una struttura narrativa rigida consente alla serie di spingere forte sul pedale dell’assurdo.
L’umorismo della serie sfocia spesso nel grottesco, con gag oggi difficili da digerire per il pubblico moderno: si passa da scene con armi da fuoco a tentativi di suicidio, da strane punizioni scolastiche alla totale indifferenza della società nei confronti di un genio gigante che appare e scompare a colpi di starnuto. Ma negli anni ’80, tutto questo era semplicemente parte di una comicità più libera, meno ingabbiata dal politically correct.
Adattamenti e doppiaggio: tra perle e perplessità
L’adattamento italiano ha fatto il suo lavoro con una certa creatività, a volte un po’ troppo disinvolta. La traduzione dei nomi – da Akubi a Sbadiglio, da Daimaō a Etcì – funziona a meraviglia, ma altre modifiche lasciano perplessi: alcune battute stravolte, valute giapponesi diventate lire, dialoghi completamente trasformati. Ma nel complesso, l’adattamento è riuscito a trasmettere lo spirito giocoso e caotico della serie, facendo breccia nel cuore del pubblico italiano.
Spin-off, reboot e un’eredità ancora viva
Nonostante i suoi limiti, “Il mago pancione Etcì” è riuscito a sopravvivere nel tempo grazie a una base di fan affezionatissima. Il reboot Genie Family 2020, realizzato proprio per celebrare il cinquantesimo anniversario, e gli spin-off come Akubi Girl (con due stagioni nel 2001 e nel 2006), hanno tentato di riportare in auge il franchise, pur rivolgendosi a un target diverso e con risultati altalenanti.
Persino nel mondo videoludico Etcì ha fatto la sua comparsa, come personaggio selezionabile nel crossover Tatsunoko vs. Capcom, anche se purtroppo solo nella versione giapponese. E sul fronte del merchandise, sebbene la produzione non sia vasta come per altri titoli, qualche gadget ufficiale (e tanti non ufficiali) continuano a spuntare nei mercatini, nelle fiere cosplay e negli scaffali degli appassionati di vecchia data.
Un (mezzo) secolo di starnuti, polpette e nostalgia
Alla fine, “Il mago pancione Etcì” non è solo un vecchio anime: è un frammento di storia dell’animazione giapponese, uno di quei titoli che – pur con i suoi difetti – ha saputo lasciare un’impronta. Non sarà il capolavoro assoluto di Tatsunoko, ma ha avuto il merito di essere profondamente originale, capace di far ridere e riflettere, anche solo un po’, e di regalarci una magia leggera e pungente come un colpo di polvere nel naso.
E voi, ve lo ricordate il vostro primo starnuto davanti al mago pancione Etcì? Avete mai sognato di evocare un genio buffo invece che fare i compiti? Condividete con noi i vostri ricordi, le vostre VHS impolverate o il vostro cosplay segreto! Scrivete nei commenti e non dimenticate di condividere l’articolo sui vostri social per contagiare altri nostalgici con un bello… Et-CCIÙ!
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