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Il Giappone secondo Star Wars: il legame nascosto tra Jedi e samurai

C’è una galassia lontana lontana che conosciamo tutti. La sua epica ha attraversato generazioni, plasmato l’immaginario collettivo e acceso la fantasia di milioni di fan in tutto il mondo. Ma forse non tutti sanno che le sue radici affondano in un terreno molto meno esotico e molto più concreto: il Giappone. E no, non parliamo solo di spade laser che sembrano katane o di Jedi che ricordano i samurai. Parliamo di un legame profondo, quasi spirituale, che unisce Star Wars all’eredità culturale e cinematografica del Sol Levante. Un legame che oggi trova una nuova, straordinaria espressione nella serie antologica Star Wars: Visions, disponibile su Disney+.

Questa collezione di cortometraggi animati ha letteralmente stregato il fandom di Guerre Stellari, portandoci una visione alternativa e allo stesso tempo familiare di quella mitologia costruita da George Lucas nel 1977. Attraverso gli occhi dei maestri dell’animazione giapponese, quella galassia torna a brillare di una luce diversa, filtrata attraverso uno stile narrativo e visivo che fonde il mito occidentale con la tradizione orientale. Ma come siamo arrivati fin qui?

Per comprenderlo bisogna tornare alle origini. George Lucas non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per Akira Kurosawa, il leggendario regista giapponese che ha reinventato il genere dei jidaigeki, i drammi storici incentrati sui samurai. In The Making of Star Wars di J.W. Rinzler, Lucas afferma con trasparenza quasi disarmante: “Star Wars è costruito su molte cose che sono venute prima. Questo film è una raccolta di sogni, usati come storia per creare un nuovo sogno”.

Uno di quei sogni porta direttamente a La fortezza nascosta (1958), film spartiacque della cinematografia giapponese, da cui Lucas prese in prestito non solo l’intelaiatura narrativa, ma anche il punto di vista: raccontare un’epopea attraverso gli occhi di personaggi apparentemente marginali. Così, i due contadini chiassosi e vigliacchi del film di Kurosawa diventano nel mondo lucasiano i nostri amati C-3PO e R2-D2. Due comprimari che diventano eroi loro malgrado e che aprono la porta a un’avventura più grande di loro.

In un’intervista del 2001, Lucas ha raccontato: “La cosa che mi ha realmente colpito de La Fortezza Nascosta era il fatto che la storia era raccontata dalla prospettiva di due personaggi minori. Decisi che poteva essere un bel modo di raccontare la storia di Star Wars, che era prendere i due personaggi minori, come ha fatto Kurosawa, e raccontare la storia dal loro punto di vista”.

L’influenza di Kurosawa si estende anche a La sfida del samurai, il film da cui Sergio Leone ha tratto Per un pugno di dollari, inaugurando il filone degli “spaghetti western” che a sua volta ha influenzato profondamente Star Wars. Un cortocircuito culturale in cui il samurai diventa cowboy, e il cowboy torna a essere guerriero stellare. Non a caso Lucas stesso ha definito la sua saga “un western nello spazio”.

Ma c’è di più. Il personaggio di Obi-Wan Kenobi, saggio mentore e maestro Jedi, trova la sua genesi nell’archetipo del vecchio samurai. Non a caso Lucas avrebbe voluto interpretarlo da Toshirô Mifune, il volto iconico del cinema di Kurosawa, prima di affidare il ruolo al britannico Alec Guinness. In un’altra dichiarazione d’epoca, Lucas disse: “Stavo per usare Toshiro Mifune. Se avessi ottenuto Mifune, avrei usato anche una principessa giapponese, e poi probabilmente avrei scelto un Han Solo nero”. Un what-if da brividi che racconta quanto la visione iniziale fosse ancora più interconnessa con l’Estremo Oriente di quanto abbiamo potuto vedere.

L’iconografia Jedi stessa è un tributo vivente al Giappone feudale. Le tuniche, le cinture, l’approccio alla meditazione, il codice etico ispirato al bushido, il codice morale dei samurai, sono tutti elementi che rendono l’Ordine Jedi quasi una reinvenzione futuristica del clan guerriero giapponese. Lo stesso Nick Jamilla, esperto di arti marziali e autore del libro Sword Fighting in the Star Wars Universe, sottolinea come Jedi e samurai condividano valori profondi, tra cui l’onore, la disciplina e il senso del dovere.

E se le Jedi robe ricordano i keikogi, gli abiti dei maestri, non si può ignorare il design dell’elmo di Darth Vader, così simile al kabuto da samurai, in particolare a quello del celebre Date Masamune. Persino le spade laser, simbolo supremo della saga, non sono altro che katane di luce: stesso rigore formale, stessi duelli coreografati con precisione, stesse regole non scritte di rispetto per l’avversario. Nick Gillard, lo stunt coordinator dei duelli di Star Wars, ha ammesso di essersi ispirato al kendo nella coreografia degli scontri, soprattutto per il celebre duello tra Obi-Wan e Vader nel primo film. Certo, nei prequel si è virato verso una spettacolarità più acrobatica, ma il cuore marziale della saga resta immutato.

Curiosamente, anche la parola “Jedi” potrebbe avere radici giapponesi: c’è chi sostiene che derivi da “jidaigeki”, il genere cinematografico dei drammi storici giapponesi. Una coincidenza? Forse. Ma considerando l’amore di Lucas per Kurosawa, non sorprenderebbe affatto se fosse stato proprio quel termine a innescare l’immaginazione dell’autore.

Nel tempo, questo legame culturale si è rafforzato e trasformato, fino ad arrivare a Star Wars: Visions. Questa serie antologica rappresenta il coronamento di un rapporto secolare tra la mitologia di Star Wars e l’arte nipponica. James Waugh, VP di Lucasfilm, ha raccontato come questa unione fosse nei piani da tempo e come Kathy Kennedy, presidente della casa di produzione, abbia voluto fortemente questa collaborazione dopo aver lavorato anche con Hayao Miyazaki. “Abbiamo trovato incredibili fan di Star Wars, una grande passione, entusiasmo e grandi idee. Al punto che ci è stato difficile scegliere, al cospetto di tante grandi e inaspettate storie e punti di vista sul mondo di Star Wars”, ha spiegato Waugh.

E così, grazie alla libertà creativa concessa agli studi giapponesi e al format flessibile offerto da Disney+, è nata una raccolta che non solo rende omaggio alla saga, ma la rinnova, la espande, la reinterpreta attraverso lo sguardo di una cultura che, in fondo, l’ha sempre influenzata.

Dall’estetica alla filosofia, dalla narrazione alla simbologia, Star Wars è profondamente intrecciato alla tradizione nipponica. I Jedi sono i nuovi samurai. I deserti di Tatooine riecheggiano le lande desolate dei chanbara. I duelli di spada tra Sith e Jedi sono gli eredi spirituali delle battaglie raccontate da Kurosawa. E anche il piccolo Yoda, con il suo nome che in giapponese può significare “incoraggiare” o “sviluppare”, incarna quella saggezza antica che unisce maestro e discepolo, senpai e kōhai, in un ciclo infinito di apprendimento e crescita.

Insomma, se oggi ci emozioniamo davanti a Star Wars: Visions, se restiamo ipnotizzati davanti a uno Jedi che combatte con la grazia di un ronin, è perché quell’universo narrativo non è solo frutto della fantascienza americana. È un’opera collettiva, un sogno nato da mille sogni. E molti di quei sogni parlano giapponese.

Ora tocca a voi: qual è il vostro episodio preferito di Star Wars Visions? Avete colto altri richiami al cinema giapponese nella saga? Condividete questo articolo con gli amici e fateci sapere cosa ne pensate nei commenti o sui social… che la Forza (e il bushido) sia con voi!


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Gianluca Falletta

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, creatore di Satyrnet.it, finalista nel 2019 di Italia's Got Talent, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come uno dei primi sostenitori e promotori del fenomeno made in Japan in Italia, Gianluca, in 25 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di  settore Nerd e Pop, facendo diventare Satyrnet.it un punto di riferimento per gli appassionati. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events e la Direzione Creativa di Next Group, due delle più importanti agenzie di eventi in Europa, Gianluca si occupa di creare experience e parchi a tema a livello internazionale e ha partecipato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World, Luneur Park e LunaFarm cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico. Per info e contatti gianlucafalletta.com

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