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Ikigami – Annunci di morte: il manga disturbante che ci insegna a vivere

Immagina di essere a casa, immerso nella tua routine quotidiana, quando all’improvviso bussano alla porta. Apri e ti trovi davanti un funzionario del governo, impeccabile, in divisa, che ti porge un fascicolo. Dentro, un annuncio glaciale: entro ventiquattro ore morirai. Non per scelta tua, non per una malattia, non per un incidente, ma perché così ha deciso lo Stato. Questo è il mondo cupo e spietato di Ikigami – Annunci di morte, il manga di Motoro Mase che ha sconvolto e commosso lettori in Giappone e nel mondo intero.

Non è solo una storia. È una pugnalata lenta, un esercizio disturbante di riflessione su cosa significhi davvero vivere. Da nerd appassionata di manga e pop culture, non posso che raccontarvelo con un misto di entusiasmo e brivido, perché Ikigami è uno di quei racconti che ti si attaccano addosso e ti fanno compagnia anche quando hai chiuso l’ultimo volume.


Siamo in un Giappone alternativo, una dittatura ferrea dove vige la cosiddetta “Legge per la Prosperità Nazionale”. Dietro questo nome pomposo si nasconde un meccanismo terrificante: durante la prima elementare, a tutti i bambini viene inoculato un vaccino. Uno su mille contiene una capsula letale programmata per esplodere fra i 18 e i 24 anni. Un countdown silenzioso, invisibile, in attesa di scoccare. E quando arriva il momento, un funzionario consegna l’Ikigami, l’annuncio di morte. Da lì, ventiquattro ore. Solo ventiquattro, per sistemare i conti con la vita.

Motoro Mase costruisce un’opera spietata, geniale, angosciante. Dieci volumi (pubblicati dal 2004 al 2012 su Weekly Young Sunday, arrivati in Italia per Planet Manga) che esplorano storie episodiche di ragazzi, ragazze, uomini e donne comuni, tutti travolti da un destino assurdo. E se pensate che il protagonista Kengo Fujimoto, il funzionario che consegna gli ikigami, sia l’eroe della vicenda… vi sbagliate. Perché Ikigami non ha eroi, solo vittime. Vittime dirette e indirette, che si muovono in un mondo dove l’oppressione è normalizzata e il dolore è istituzionalizzato.


Fujimoto è una figura chiave ma mai al centro. È il nostro Virgilio in questo inferno moderno, un impiegato zelante che inizialmente crede nella bontà del sistema. Episodio dopo episodio, mentre consegna annunci di morte e osserva le reazioni delle persone, comincia a vacillare. Ha dubbi, cresce in lui una silenziosa ribellione, ma sa che in questo Stato totalitario basta un sussurro fuori posto per sparire nelle prigioni della famigerata Polizia per la Prosperità. Sì, perché in questo mondo non c’è spazio per chi si oppone, e ogni voce contraria viene zittita, cancellata, annientata.

Ciò che rende straordinario Ikigami è che Mase non ci dà una trama orizzontale classica, non costruisce un grande arco narrativo sul protagonista. Al contrario, ci fa vivere di piccole schegge, storie brevi, potenti, che vanno a comporre un mosaico emotivo devastante. Ogni episodio è un piccolo dramma umano, diverso dall’altro: c’è chi si dispera, chi cerca vendetta, chi tenta di riscattarsi, chi finalmente trova il coraggio di confessare un amore, chi cade nel baratro più nero. E noi lettori siamo lì, spettatori impotenti, a interrogarci: io cosa farei al loro posto?


Il tratto di Motoro Mase è perfetto per raccontare tutto questo. Realistico, pulito, mai eccessivo. I volti, i dettagli, le espressioni: tutto è studiato per trasmettere emozioni crude, senza filtri. È raro trovare in un manga giapponese una rappresentazione così spiccatamente asiatica dei personaggi: qui non ci sono occhi enormi o stilizzazioni kawaii, ma visi veri, segnati dalla fatica, dalla paura, dalla disperazione. Le tavole ci parlano, ci colpiscono con la forza delle emozioni, e anche nelle scene d’azione, sempre nitide e comprensibili, si respira un senso di urgenza e fatalità.


Ikigami è figlio di un filone narrativo che mi ha sempre affascinato: quello delle distopie che usano l’oppressione come specchio della nostra società. È impossibile non pensare a opere come Battle Royale, V per Vendetta, o, per rimanere in ambito manga, Gantz. Tutte storie che mettono i protagonisti di fronte a scelte estreme, smascherando l’ipocrisia del potere e l’ambivalenza umana. Qui, però, la violenza non è spettacolarizzata. È sottile, psicologica, sistemica. È la violenza di uno Stato che si traveste da padre amorevole mentre sacrifica i suoi figli in nome di una produttività e di una disciplina malata.

La cosa che personalmente mi ha più colpita è il messaggio contraddittorio dell’opera. Da un lato, l’Ikigami è presentato come un inno alla vita: solo sapendo che possiamo morire, impariamo a vivere pienamente. Dall’altro, però, ci mostra una popolazione anestetizzata, incapace di ribellarsi a una legge disumana, pronta ad accettare la perdita di figli, amici, amori, in nome di una pace sociale che è in realtà una prigione. È un inno alla vita, ma cantato in un coro di fantasmi.


Certo, non è un’opera perfetta. Il punto debole, per me, è proprio Fujimoto. Per quanto seguiamo il suo percorso di presa di coscienza, rimane un personaggio poco incisivo. Avrei voluto vederlo esplodere, agire, rompere il sistema. Invece, come molti dei personaggi contrari alla legge, finisce per sparire, per fuggire, per lasciare le cose com’erano. Anche il finale lascia un senso di incompiuto, di occasione mancata. Eppure, forse, è proprio questo il senso: in un sistema così opprimente, la ribellione è quasi impossibile, e la sopravvivenza diventa l’unica forma di resistenza.


In Italia, Ikigami è arrivato per Planet Manga con un’edizione un po’ zoppicante: sovraccoperta elegante ma carta interna fragile, tendente a ingiallire, e oggi diversi volumi sono esauriti (anche se c’è stata una parziale ristampa). Eppure, nonostante i difetti materiali, è un’opera che meriterebbe di stare nella libreria di ogni appassionato di manga, fantascienza e narrativa distopica. È un racconto che fa male, ma che ti lascia qualcosa addosso, un pensiero che torna a bussare alla tua porta, proprio come l’Ikigami: cosa faresti se ti restassero solo ventiquattro ore di vita?


E tu, lettore del CorriereNerd.it, hai mai sfogliato queste pagine intrise di ansia e bellezza? Hai mai pensato a cosa diresti, a chi correresti, a cosa ti aggrapperesti se sapessi che domani non ci sarai più? Scrivimi nei commenti cosa faresti nelle tue ultime ventiquattro ore, oppure condividi l’articolo sui social per far scoprire anche ai tuoi amici questo capolavoro inquietante. Perché alla fine, come insegna Ikigami, la vita ha senso solo se ne siamo consapevoli.

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, creatore di Satyrnet.it, finalista nel 2019 di Italia's Got Talent, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come uno dei primi sostenitori e promotori del fenomeno made in Japan in Italia, Gianluca, in 25 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di  settore Nerd e Pop, facendo diventare Satyrnet.it un punto di riferimento per gli appassionati. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events e la Direzione Creativa di Next Group, due delle più importanti agenzie di eventi in Europa, Gianluca si occupa di creare experience e parchi a tema a livello internazionale e ha partecipato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World, Luneur Park e LunaFarm cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico. Per info e contatti gianlucafalletta.com

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