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Ikigai: il segreto giapponese per una vita lunga, felice e piena di significato

Nel caos travolgente della nostra quotidianità, fatta di scadenze serrate, riunioni infinite, notifiche a tutte le ore e aspettative sempre più alte, capita spesso di fermarci a chiederci: ma qual è davvero il senso di tutto questo? Viviamo incastrati tra ciò che “dobbiamo” fare e ciò che “vorremmo” fare, e non è raro sentirsi persi in mezzo a tutto questo. Ma esiste una filosofia millenaria che arriva direttamente dal Giappone e che potrebbe offrirci una risposta semplice, ma profonda a questa domanda: l’Ikigai.

Ikigai (生き甲斐) è una parola che unisce due concetti: “iki”, che significa vita, e “gai”, che indica valore, scopo. Insieme, formano un’idea affascinante: il motivo per cui ci alziamo la mattina, ciò che dà senso ai nostri giorni e ci fa sentire vivi. Ma attenzione, non stiamo parlando di un concetto astratto o di una moda passeggera, bensì di una vera e propria arte di vivere, radicata nella cultura giapponese e incarnata soprattutto dagli abitanti di Okinawa, una delle famose “zone blu” del pianeta, dove le persone superano i cento anni con il sorriso sulle labbra.

Il bello dell’Ikigai è che non pretende risposte immediate, né soluzioni magiche. Non è una pillola per la felicità né un mantra da recitare tra una riunione e l’altra. È piuttosto una bussola interiore che ci invita a esplorare noi stessi con pazienza e curiosità. Perché ognuno di noi ha un Ikigai, anche se magari non lo ha ancora scoperto.

Per capire come funziona, immagina una mappa formata da quattro cerchi che si sovrappongono. In ognuno di essi c’è un elemento essenziale della nostra esistenza: ciò che amiamo, ciò in cui siamo bravi, ciò di cui il mondo ha bisogno e ciò per cui possiamo essere pagati. Dove questi quattro cerchi si incontrano, lì nasce il tuo Ikigai. Non è solo un punto ideale da raggiungere, ma un equilibrio dinamico tra passione, vocazione, missione e professione. Una sintesi perfetta tra chi sei e ciò che fai, tra desiderio personale e impatto nel mondo.

L’amore per qualcosa è il primo passo. Che sia dipingere, suonare uno strumento, cucinare, scrivere, insegnare o curare gli altri, ciò che ti fa battere il cuore ha già un valore enorme. Ma da solo non basta. Devi anche avere delle competenze in quell’ambito, delle capacità che ti permettano di realizzarlo concretamente. Poi c’è la componente sociale: il mondo ha bisogno di qualcosa che tu puoi offrire? E, infine, la componente economica: è qualcosa per cui puoi essere ricompensato, che può sostenerti nella vita?

La magia dell’Ikigai è proprio qui: nel tenere insieme questi quattro aspetti, così diversi eppure complementari. Ecco perché non è solo una filosofia per chi cerca sé stesso, ma anche uno strumento potente per chi vuole reinventare la propria carriera, migliorare la propria qualità di vita, o semplicemente vivere con più consapevolezza.

Gli abitanti di Okinawa questo equilibrio lo conoscono bene. La loro vita quotidiana è scandita da piccole abitudini significative: coltivare un orto, cucinare pasti semplici ma curati, condividere momenti con gli amici, partecipare alla vita della comunità. Non lavorano fino allo sfinimento, ma neanche si ritirano completamente: continuano a svolgere attività che amano, che danno loro un ruolo e una funzione all’interno della società. Non sorprende che vivano così a lungo e con così poca incidenza di malattie croniche. L’ikigai, in un certo senso, è il loro elisir di lunga vita.

Ma non serve trasferirsi a Okinawa per abbracciare questo stile di vita. Anche nel nostro contesto occidentale, possiamo fare nostro lo spirito dell’ikigai. Negli ultimi anni, il concetto ha iniziato a farsi strada anche da noi, diventando una parola chiave nei percorsi di crescita personale, nei programmi di coaching, nelle aziende più illuminate. Sempre più persone cercano un modo per vivere lavorando, e non lavorare per vivere. E l’ikigai può essere proprio la chiave di volta per trovare un equilibrio tra ambizione e benessere.

Il viaggio verso il proprio ikigai non è lineare. Richiede introspezione, coraggio, pazienza. È come un sentiero che si disvela passo dopo passo, man mano che impariamo a conoscerci meglio. Ci sono alcune domande che possono guidarti lungo il percorso: Cosa mi appassiona davvero? In cosa mi sento naturalmente portato? Come posso essere utile agli altri? Come potrei unire tutto questo in un progetto di vita sostenibile, anche economicamente?

Non ci sono risposte giuste o sbagliate, e soprattutto non esiste un unico ikigai valido per tutta la vita. A volte cambia con noi, evolve, si trasforma. Magari il tuo ikigai a vent’anni era viaggiare, a trenta insegnare, a quaranta prenderti cura della tua famiglia. E va bene così. L’importante è non smettere mai di cercare quel filo conduttore che dà senso alle nostre giornate.

Per aiutarti in questo cammino, i maestri giapponesi dell’ikigai parlano di cinque pilastri fondamentali: iniziare in piccolo, cioè partire da gesti semplici e quotidiani; dimenticarsi di sé, nel senso di non agire solo per ego o riconoscimento; vivere in armonia con gli altri e con l’ambiente; trovare gioia nelle piccole cose, come un caffè al sole o una chiacchierata con un amico; e infine, essere presenti nel qui e ora, senza lasciarsi consumare da rimpianti o ansie future.

La scienza stessa inizia a confermare ciò che la saggezza giapponese sostiene da secoli: avere uno scopo nella vita fa bene al corpo e alla mente. Studi condotti in Giappone e altrove mostrano che chi ha un forte senso di scopo ha livelli più bassi di stress, dorme meglio, si ammala meno e vive più a lungo. Non male per una filosofia che, all’apparenza, sembra così semplice.

In fondo, l’ikigai non è un traguardo, ma un modo di camminare. È svegliarsi la mattina con la consapevolezza che, qualunque cosa accada, c’è un motivo per cui vale la pena affrontare la giornata. È trovare bellezza anche nella routine, significato anche nei compiti più semplici. È una promessa che facciamo a noi stessi: quella di vivere non solo più a lungo, ma anche meglio.

E tu, hai mai pensato a qual è il tuo ikigai? Cosa ti fa sentire davvero vivo? Raccontacelo nei commenti o condividi l’articolo sui tuoi social per ispirare anche chi, forse, non ha ancora trovato il proprio motivo per sorridere ogni mattina.


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Roberto "Ryoga" Romagnoli

Roberto "Ryoga" Romagnoli

Nato sul pianeta Terra nel 1981, ma cittadino dell'universo.
Conosciuto in rete anche come Ryoga777, RyoGa o Ryoga Wonder.
Cantante degli X-Italy, band attiva tra il 2004 e il 2006, prima in Italia a proporre cover degli X-Japan. Successivamente canta anche nei Revolution, altra band italiana ispirata al mondo del Visual-Kei Giapponese e al Glam americano.
Negli anni si è occupato spesso di organizzazione di eventi a tema JRock, Cosplay, Manga e Musica in generale collaborando spesso con l'associazione Japanimation. È stato anche redattore di L33T, programma per ragazzi in onda su Rai 2 e Rai Futura tra il 2006 e il 2007.
Caporedattore e responsabile per l'Italia di Nippon Project e Presidente delle associazioni VK Records (etichetta discografica indipendente) e Steel Music Promotion (media dedicato alla musica e all'organizzazione di concerti)

Gamer incallito.

Il suo lato geek, sopito fino a qualche anno fa, ha cominciato a farsi sentire sempre più prepotentemente. Quindi alla fine ha deciso di aprirsi il suo blog geek robertoromagnoli.com e ha cominciato a scrivere anche su siti a tema gaming e tecnologia, tra cui Akiba Gamers e Stolas Informatica.

Amante di tutto ciò che riguarda la tecnologia, l'informatica, anime e manga, ma innamorato anche di DC Comics e Marvel.

Fondamentalista Trekkie, da quando c'è il covid e non ci si può più stringere la mano, ha trovato la scusa per fare il saluto vulcaniano.

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