Un mondo perfetto fa sempre un po’ paura. Soprattutto a noi nerd cresciuti tra le distopie di Philip K. Dick, le metropoli digitali di Blade Runner e le ribellioni cyberpunk dove l’algoritmo non è mai solo un algoritmo, ma una divinità silenziosa che decide chi sei e cosa puoi ricordare. Identità rimosse, il nuovo romanzo di Gianluca Villano, parte proprio da qui: da una società regolata da un’Intelligenza Superiore infallibile, da assistenti virtuali che guidano ogni scelta quotidiana, da un benessere collettivo talmente ordinato da sembrare irreale.
In questo futuro lucido, sterilizzato dall’imprevisto, Jonathan vive convinto che tutto funzioni. Ogni decisione è ottimizzata, ogni errore prevenuto, ogni conflitto ridotto a statistica. Fino al giorno in cui scopre che il passato può essere cancellato con un comando digitale. Un click. Un reset. Un nome eliminato dai registri. Una vita che non è mai esistita.
E quel nome è quello di suo padre.
Distopia e Intelligenza Artificiale: un futuro troppo vicino
La fantascienza più potente non parla mai davvero del domani. Parla dell’oggi, spingendolo solo un passo più in là. Identità rimosse affonda le radici nella nostra epoca dominata da algoritmi, cloud, sistemi predittivi e IA generative. Il romanzo immagina un’umanità che ha delegato non solo il traffico o le previsioni meteo, ma il senso stesso dell’esistenza a una rete globale.
Il Progetto Sharing promette l’evoluzione definitiva della specie. Connessione totale, coscienze sincronizzate, emozioni filtrate. Una nuova generazione di individui direttamente collegati alla rete, quasi un upgrade biologico del concetto di social network. Un’utopia? Oppure l’ennesimo esperimento di controllo mascherato da progresso?
Jonathan non è un eroe scelto da una profezia, non indossa mantelli né brandisce spade laser. È un figlio che cerca suo padre. Ed è proprio questa dimensione intima a rendere la narrazione devastante. Perché se puoi cancellare una persona dai database, puoi cancellarla anche dalla memoria collettiva. E se nessuno ricorda, quella persona è mai esistita davvero?
Il potere della memoria in un’epoca senza dolore
Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è la riflessione sul dolore. La società descritta da Villano ha quasi eliminato la sofferenza. Ogni scelta è ottimizzata, ogni rischio calcolato. Il risultato? Una vita piatta, priva di traumi ma anche di profondità.
Jonathan possiede una capacità rara: riesce a percepire le emozioni di chi è stato “rimosso”. Sente echi, tracce, frammenti di presenze cancellate. Un dono che lo trasforma in una minaccia per la potente Fondazione scientifica che orchestra il sistema. Un potere che diventa maledizione, perché significa portare sulle spalle il peso di ricordi che il mondo ha deciso di ignorare.
Da fan di storie cyberpunk e post-apocalittiche, ho sentito vibrare in queste pagine lo stesso brivido che provavo leggendo certe saghe dove la memoria è l’ultima forma di resistenza. Qui non si combatte solo contro un regime. Si combatte contro l’oblio programmato.
Metropoli ipertecnologiche e rovine del vecchio mondo
La fuga di Jonathan attraversa due scenari che dialogano tra loro come due facce della stessa medaglia. Da un lato le luci azzurre delle metropoli ipertecnologiche, ambienti quasi asettici, dominati da ologrammi e interfacce invisibili. Dall’altro le rovine silenziose del vecchio mondo, luoghi dimenticati dove la tecnologia non è più padrona assoluta.
Questo contrasto visivo non è solo scenografico. È simbolico. La modernità totale contro la fragilità umana. L’ordine digitale contro la polvere delle cose reali. Leggendo, ho avuto la sensazione di muovermi tra un futuro alla Ghost in the Shell e paesaggi post-apocalittici dove la storia resiste tra macerie e ricordi.
Villano costruisce un ritmo narrativo serrato, alternando momenti di introspezione a sequenze di fuga e tensione. La sua scrittura intreccia vissuto personale ed eventi epici con una naturalezza che crea empatia immediata. I personaggi non sono pedine funzionali alla trama. Sono persone. E questo, in una distopia, fa la differenza.
Gianluca Villano: dalla Saga della Corona delle Rose alla distopia
Nato a Tivoli il 6 gennaio 1975, Gianluca Villano non è un esordiente catapultato all’improvviso nel panorama della narrativa fantastica. Ha pubblicato racconti su riviste come Kaos, Ellin Selae, Il Grimorio del Fantastico e Spazio Lettura. Con Youcanprint ha dato vita alla Saga della Corona delle Rose, un progetto che tra il 2016 e il 2023 ha superato le 2400 copie vendute, un risultato tutt’altro che scontato nel panorama indipendente italiano.
Il suo percorso è costellato di riconoscimenti, come la Menzione d’Onore al Premio Internazionale Il Convivio e la selezione del romanzo distopico post-apocalittico Linee di morte al Premio Avalon nel 2025. Un autore che vive la scrittura non come torre d’avorio, ma come dialogo continuo con i lettori. Partecipa a incontri nelle scuole, eventi ludico-culturali come Romics, Lucca Comics & Games e La Festa dell’Unicorno. Ha presentato le sue opere al Salone del Libro di Torino e al Pisa Book Festival.
Questa dimensione “di community” si sente anche in Identità rimosse. Non è una storia che parla dall’alto. È una storia che guarda negli occhi il lettore e gli chiede: fino a che punto sei disposto a delegare la tua libertà?
Identità rimosse e il futuro della narrativa distopica italiana
La narrativa distopica italiana sta vivendo una fase interessante. Tra intelligenza artificiale, crisi ambientali e controllo digitale, gli autori stanno esplorando territori che fino a qualche anno fa sembravano dominio quasi esclusivo della fantascienza anglosassone.
Identità rimosse si inserisce in questo filone con una voce personale, radicata nel contesto contemporaneo. Il romanzo affronta temi come l’identità digitale, la manipolazione dei dati, la cancellazione della memoria e il valore dei legami biologici. Non si limita a costruire un mondo oppressivo: scava nelle conseguenze emotive di quel mondo.
La relazione padre-figlio è il motore della storia. Non un dettaglio, non un pretesto. Un legame che resiste persino alla cancellazione ufficiale. E qui arriva la domanda che mi ha accompagnata per tutta la lettura: se il sistema decidesse che una persona non è mai esistita, quanto sarebbe forte la nostra volontà di ricordarla?
Perché leggere Identità rimosse oggi
Viviamo immersi in assistenti vocali, feed personalizzati, suggerimenti automatici. Accettiamo termini e condizioni senza leggerli, affidiamo memorie, foto e conversazioni a server lontani. La trama di Identità rimosse non è un esercizio di fantasia estrema. È un’esasperazione coerente di dinamiche già in atto.
Questo romanzo parla a chi ama la fantascienza sociale, a chi cerca storie adrenaliniche ma anche riflessive, a chi si interroga sul rapporto tra tecnologia e libertà. Parla a chi crede che la memoria sia un atto politico. E parla a chi, come noi qui su CorriereNerd.it, non smette mai di chiedersi dove stia andando il multiverso geek.
Mi ha colpito la capacità di Villano di rendere i personaggi incredibilmente umani. La loro fragilità, le paure, le scelte sbagliate. La narrazione non indulge in tecnicismi fini a se stessi. Usa la tecnologia come specchio, non come orpello.
Alla fine della lettura resta una sensazione strana. Un misto di inquietudine e speranza. Inquietudine perché il mondo descritto non è poi così lontano. Speranza perché finché esiste qualcuno disposto a ricordare, a cercare, a ribellarsi all’oblio, nessun sistema sarà davvero infallibile.
E adesso tocca a voi. Quanto vi spaventa l’idea di un’Intelligenza Superiore che decide cosa merita di essere ricordato? Affidereste mai la vostra identità a un algoritmo? Raccontatemelo nei commenti. Parliamone insieme, come sempre, perché le storie più potenti sono quelle che continuano anche dopo l’ultima pagina.
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