C’è un tempo che non accetta di essere dimenticato, un’epoca leggendaria in cui i pomeriggi dei futuri otaku italiani avevano il sapore di merendine zuccherate e sigle giapponesi gridate a pieni polmoni. Era il frastuono metallico dei robot di Go Nagai che si mescolava al dramma in costume di Lady Oscar, un’alchimia pop che ha marchiato a fuoco l’immaginario collettivo. Non si tratta solo di ricordi sbiaditi, ma di impronte luminose scolpite nell’anima di intere generazioni di appassionati di fumetti, animazione e cultura pop.
È da questa luce tremolante, ma incredibilmente viva, che emerge un’opera destinata a diventare un vero e proprio reliquiario per il collezionista più esigente e il nostalgico più devoto: “Icone. De profundis Animae. Storie e disegni apocrifi sui miti degli Anime degli anni ’70 e ’80” di Domenico “Handesigner” Alfieri.
L’Archeologia Emotiva del Fandom: Un “De Profundis” per Celebrare
Dimenticate il classico volume celebrativo. L’autore non propone una mera carrellata di fan art, ma un viaggio catartico nelle profondità dell’anima nerd e del fandom italiano, un “de profundis” inteso non come lutto, ma come immersione spirituale e recupero. Quello che Handesigner ha compiuto è un autentico e meticoloso lavoro di salvataggio archeologico, che non riguarda solo i personaggi iconici, ma soprattutto lo stile, il sapore, quel tratto organico e viscerale che li ha resi immortali nell’animazione giapponese classica.
Siamo nell’era digitale, un tempo dominato dalla perfezione algoritmica, in cui la mano umana rischia di essere superflua, soppiantata dall’intelligenza artificiale generativa e dalla pulizia asettica del vector. L’artista risponde a questa omologazione con un atto di fede nell’imperfezione: nella pennellata viva, nell’errore che si trasforma in pura, palpabile emozione. Il suo volume si erge così a manifesto estetico e, di fatto, politico, in strenua difesa del gesto manuale contro l’appiattimento del disegno digitale. È una dichiarazione d’amore per il tratto old school.
Handesigner, Il Custode della Memoria Pop
Domenico Alfieri, attivo sulla scena dal 1998 e presenza fissa nelle maggiori fiere del fumetto e della cultura nerd italiana – da Lucca Comics a Romics –, non è soltanto un talentuoso illustratore. È una vera e propria memoria vivente e un archivista del fandom.
Le sue frequentazioni venticinquennali negli spazi espositivi, dove il tavolo dell’artista si fa spesso confessionale per il fan, hanno prodotto un archivio di storie unico. Code, confidenze, aneddoti personali e storie di crescita si sono riversate su di lui, trasformando Handesigner nel custode di una memoria corale. Le pagine di De profundis Animae non contengono, dunque, solo sketch, ma testimonianze vive. È un luogo in cui l’autore e il suo pubblico si fondono in un unico sguardo, quello di chi ha riconosciuto nell’animazione nipponica non un semplice passatempo, ma una forma di crescita, di appartenenza e, soprattutto, di resistenza culturale contro l’omologazione.
Il suo tratto, orgogliosamente “old school”, denso, vibrante e talvolta deliberatamente sbavato, non è pura nostalgia sterile. È l’affermazione di un’esperienza artistica fisica, carnale, irripetibile. È il ricordo tangibile di quando una linea nasceva da un respiro e da un movimento della spalla, non da un prompt testuale per un’IA. Ogni tavola è una silenziosa, ma potente, battaglia contro la standardizzazione visiva del terzo millennio.
Le Icone Apocrife: La Verità Emotiva Oltre la Filologia
Gli Anni ’70 e ’80 sono stati il vero Big Bang della cultura nerd in Italia. Il nostro Paese, forse più di ogni altro in Europa, ha abbracciato gli anime non come una semplice importazione esotica, ma come uno specchio delle proprie rivoluzioni sociali e identitarie. Goldrake, Mazinga e Jeeg Robot incarnavano la solitudine e la potenza dell’eroe tecnologico. Lady Oscar, con la sua sfida audace ai ruoli di genere, precorreva il concetto di fluidità identitaria ben prima che diventasse di dominio pubblico, mentre l’eterna Candy Candy insegnava la resilienza come virtù fondamentale.
Handesigner non si limita alla mera copia. Le sue illustrazioni sono definite apocrife – e qui sta la bellezza del volume – proprio perché non ricercano la fedeltà filologica maniacale al character design originale, ma mirano a cogliere la verità emotiva profonda che quei personaggi hanno rappresentato per noi. Reinventano, mescolando una reverenza quasi sacra a un’intimità da amico di vecchia data, e restituiscono questi miti del robotico e del dramma in costume alla memoria comune con una delicatezza commovente.
Il volume, frutto di quattro anni di meticolosa ricerca e di una vita intera di dedizione nerd, raccoglie opere vecchie e nuove, rielaborate attraverso il filtro di decenni di evoluzione personale, senza mai smarrire il senso profondo del gesto manuale. Ogni tavola è un frammento di tempo cristallizzato, un’icona nel senso più sacro del termine: non un oggetto da osservare distrattamente, ma da venerare, custodire e tramandare. Sono veri e propri portali dimensionali per l’otaku, capaci di abbattere il confine tra la realtà di chi guarda e l’immaginazione vivida di un’epoca irripetibile.
La Memoria Visiva: L’Ultima Forma di Resistenza Nerd
In un’epoca schiacciata dall’oblio istantaneo del feed social e dalla fugacità delle tendenze, “Icone. De profundis Animae” si configura come un essenziale atto di resistenza culturale. Handesigner sceglie lucidamente di non dimenticare, custodendo la memoria visiva di un tempo in cui l’imperfezione era intrinsecamente legata alla vita e all’umanità.
L’opera è un richiamo esplicito a tutti noi: illustratori, collezionisti, nostalgici del fantasy e della fantascienza anni ’70/’80 e semplici appassionati. Non permettere che quella luce, accesa sui teleschermi di trenta e quarant’anni fa, si spenga. Gli anime non sono mai stati solo disegni in movimento, ma una vera e propria lingua dell’anima, un codice per interpretare il mondo attraverso l’inchiostro e la fantasia.
Con questa sua “preghiera illustrata”, Handesigner non solo celebra un’epoca, ma ci ricorda con tono appassionato e curioso che quella lingua parla ancora. Basta solo avere il coraggio di sintonizzarsi e ascoltare il suono vibrante e imperfetto di una linea disegnata a mano.
Il volume è disponibile online e, naturalmente, nei principali eventi fieristici italiani dedicati alla cultura geek. Un vero e proprio pellegrinaggio che ogni appassionato di videogiochi, fumetti e animazione dovrebbe compiere. Dopotutto, anche la nostalgia, quando distillata con arte, passione e un tocco di sana follia nerd, può assurgere alla dignità di opera d’arte.
E voi, cari CorriereNerders, quale dei robot o dei personaggi in costume degli Anni ’70 e ’80 ha lasciato l’impronta più profonda nella vostra anima? Avete già sfogliato “Icone. De profundis Animae”?
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