CorriereNerd.it

I nostri cellulari ci ascoltano? Mito o realtà? Un’analisi distopica del futuro digitale

Nel vortice della sorveglianza: un mondo dominato dagli algoritmi?

Da anni, un’ombra inquietante aleggia sui nostri dispositivi mobili: il sospetto che i nostri cellulari ci ascoltino, carpendo le nostre conversazioni più intime anche quando il microfono è spento. Teorie complottistiche o fondate paure di un futuro distopico? Esploriamo i meandri di questa realtà ambigua, tra prove concrete e dubbi persistenti.

Facebook: il gigante sotto accusa

Facebook, in particolare, è finito nel mirino delle critiche. Si mormora che il colosso dei social network ci spii di nascosto, usando le nostre conversazioni per alimentare il fiume di pubblicità mirate che inonda i nostri schermi. Nel 2016, l’azienda è stata costretta a smentire pubblicamente queste accuse, ma il dubbio è rimasto radicato in molti.

Esperimenti e prove: tra verità e mistero

Numerosi video su YouTube documentano testimonianze di persone convinte di essere vittime di questo ascolto occulto. Le loro esperienze: conversazioni private su argomenti mai cercati online, che si trasformano magicamente in pubblicità su Facebook. Pura paranoia o una inquietante verità?

Per fare luce su questo mistero, ricercatori della Northeastern University di Boston hanno analizzato migliaia di app per Android, incluse quelle di Facebook. Il risultato? Nessuna prova di ascolto segreto tramite il microfono. Tuttavia, lo studio ha scoperto che alcune app registravano lo schermo degli utenti senza consenso, inviando i dati a terze parti.

Perché Facebook non ci ascolta (forse)

Un ex product manager di Facebook, Antonio García Martínez, offre una spiegazione razionale: intercettare le conversazioni di miliardi di utenti sarebbe un’impresa titanica, con un consumo di dati e batteria insostenibile per i nostri telefoni. Inoltre, analizzare il linguaggio umano ricco di sfumature e ironia è un’impresa ardua, persino per l’intelligenza artificiale.

Un sistema di sorveglianza perfetto? Non ancora…

Eppure, la sensazione di essere spiati persiste. Come spiega il podcast Reply All, la pubblicità su Facebook si basa su una capillare raccolta di dati, che avviene anche attraverso il “Pixel”, un codice che traccia le nostre attività online anche al di fuori del social network. A questo si aggiungono i dati comprati da aziende esterne, che permettono a Facebook di profilare gli utenti con estrema precisione.

Conclusione: tra privacy e paranoia

Al momento, le prove che i nostri cellulari ci ascoltano di nascosto sono inconsistenti. Tuttavia, la mole di dati che Facebook e altri colossi possiedono su di noi è già sconvolgente. Forse la pubblicità “casuale” che vediamo è solo il frutto di un sistema di profilazione impeccabile.

In attesa di risposte definitive, una cosa è certa: la nostra privacy digitale è sempre più minacciata. Se siete tra coloro che temono di essere spiati, seguite l’esempio di Mark Zuckerberg: coprite il microfono del vostro computer con del nastro adesivo. Un gesto simbolico, forse, ma che rappresenta la nostra resistenza in un mondo dominato dagli algoritmi.

maio

maio

Massimiliano Oliosi, nato a Roma nel 1981, laureato in giurisprudenza, ma amante degli eventi e dell'organizzazione di essi, dal 1999 tramite varie realtà associative locali e nazionali partecipa ad eventi su tutto il territorio nazionale con un occhio particolare al dietro le quinte, alla macchina che fa girare tutto.

Aggiungi commento

Cosplayer Italiani

Iscriviti alla Newsletter

* = campo richiesto!

powered by MailChimp!

Seguici su Telegram

Dona un soldo ai tuoi Satyri

Nerd Artists Collective

Iscriviti alla Newsletter

* = campo richiesto!

powered by MailChimp!