Un’ora intera trascorsa davanti a piatti giganteschi, preparazioni ripetute in loop e contatori di chilocalorie capaci di far impallidire persino la barra della vita di un boss finale. TOHO animation avrebbe potuto pubblicare un comunicato, mostrare un logo e chiudere la questione con il classico teaser di pochi secondi; invece ha preferito trasformare l’annuncio dell’anime di I Love Dokagui! Mochizuki-san in una specie di rituale collettivo, a metà strada tra un cooking stream surreale, una challenge da creator e quella particolare forma di ipnosi digitale che ci porta a fissare per ore video di ramen, bento e dolci perfettamente glassati. Alla fine della lunga abbuffata visiva è arrivata la conferma che molti lettori giapponesi aspettavano: il manga di Kamome Maruyono diventerà una serie televisiva animata, con la produzione affidata allo Studio Passione e il debutto previsto nel corso del 2027. Già soltanto questa presentazione racconta parecchio dello spirito di Dokagui Daisuki! Mochizuki-san, titolo che può essere tradotto proprio come I Love Dokagui! Mochizuki-san. Qui il cibo non rappresenta una semplice decorazione narrativa, né il pretesto rassicurante per mostrare ricette eleganti e cucine illuminate come set fotografici. Mangiare diventa una trasformazione, un’esperienza quasi ultraterrena, una fuga da giornate normali che improvvisamente esplodono in montagne di carboidrati, condimenti, fritti e porzioni fuori scala. Una di quelle situazioni in cui pensi di stare osservando uno slice of life tranquillo e, un attimo dopo, ti ritrovi davanti all’equivalente gastronomico di un attacco speciale da shōnen.
Mikoto Mochizuki ha ventun anni, lavora in ufficio, appare educata, discreta e perfettamente integrata nella routine professionale. Vista da lontano potrebbe sembrare la protagonista di una commedia quotidiana molto delicata, una ragazza impegnata a sopravvivere tra scadenze, colleghi e piccole tensioni sociali. Sotto quella superficie ordinata si agita però un appetito colossale, quasi mitologico. Mikoto adora il dokagui, termine che indica il consumo rapido e vorace di quantità enormi di cibo, spesso esageratamente calorico, preparato senza alcuna intenzione di rispettare moderazione, equilibrio o buon senso. Lei accumula ingredienti, calcola porzioni mostruose, costruisce piatti che sembrano progettati da qualcuno alle prese con un simulatore culinario dopo aver sbloccato tutte le espansioni e poi si abbandona completamente al piacere dell’abbuffata.
Il contrasto funziona perché Mikoto non viene presentata come una caricatura rumorosa fin dal primo sguardo. La sua doppia vita possiede qualcosa di stranamente vicino alle nostre esperienze da fan: l’immagine pubblica composta, la quotidianità gestita con il minimo indispensabile di energia sociale e poi quella passione privata che occupa ogni pensiero appena chiudiamo la porta di casa. Per qualcuno sono le sessioni notturne davanti a un videogioco, per altri il rewatch dello stesso drama coreano con coperta e snack, per altri ancora la costruzione di un’armatura cosplay iniziata con l’idea di usare materiali economici e finita tre settimane dopo tra schiuma EVA, colla a contatto e una crisi esistenziale causata da una spallina storta. Mikoto vive il cibo con quella stessa intensità assoluta, soltanto che il suo raid serale si combatte contro pentole troppo piccole, confezioni di noodles e quantità di riso che una persona ragionevole distribuirebbe lungo diversi giorni.
La comicità nasce precisamente da questa collisione tra normalità e desiderio incontrollabile. Ogni preparazione assume il tono di una missione segreta, con una tensione sempre più assurda mentre gli ingredienti si accumulano e le calorie raggiungono numeri che sembrano punteggi arcade. Il manga insiste sui dettagli, sulle consistenze, sul calore, sul peso delle porzioni, sulla soddisfazione quasi destabilizzante che attraversa Mikoto dopo il primo boccone. Non cerca l’eleganza contemplativa di molte opere gourmet, dove la cucina appare come un’arte raffinata capace di riconciliare personaggi e sentimenti; preferisce la potenza brutale del comfort food, quella zona un po’ proibita in cui il piacere si mescola alla consapevolezza di stare superando ogni limite.
Da lettrice cresciuta tra anime culinari e videogiochi pieni di ricette impossibili, questa idea mi diverte moltissimo proprio perché manda in cortocircuito parecchie aspettative. Abbiamo visto pietanze evocare ricordi familiari, sanare rivalità, garantire bonus temporanei alle statistiche e provocare reazioni talmente teatrali da trasformare una degustazione in una battaglia cosmica. Mikoto porta questa tradizione verso un territorio più contemporaneo e scomodo, dominato da stress, gratificazione immediata, stanchezza da lavoro e rapporto compulsivo con ciò che ci regala conforto. Si ride, certo, soprattutto davanti alla sproporzione tra il suo aspetto minuto e la quantità di cibo che riesce a divorare, ma dietro la gag rimane una domanda che non sparisce tanto facilmente: quanto delle nostre passioni più intense nasce da un desiderio autentico e quanto dal bisogno di silenziare, almeno per qualche minuto, tutto il resto?
Kamome Maruyono ha iniziato la serializzazione dell’opera nel maggio 2024 sulle pagine di Young Animal Zero e sulla piattaforma Young Animal Web di Hakusensha. La crescita del titolo è stata rapidissima, alimentata da immagini immediatamente riconoscibili, reazioni esagerate e una protagonista perfetta per diventare meme senza perdere la propria identità narrativa. I Love Dokagui! Mochizuki-san ha conquistato l’ottava posizione nella categoria Web Manga dei Next Manga Awards 2024, ricevendo anche il primo Nichirei Prize, per poi entrare tra le opere candidate alla diciottesima edizione del Manga Taishō nel 2025. La guida Kono Manga ga Sugoi! lo ha inoltre inserito tra i manga più interessanti rivolti al pubblico maschile nella sua edizione 2026, segnale di una popolarità ormai difficile da liquidare come semplice fenomeno da social network.
Studio Passione rappresenta una scelta che accende immediatamente la curiosità. La casa di animazione ha già dimostrato di sapersi muovere tra commedia, sensualità, esagerazione visiva e produzioni nelle quali il corpo, le espressioni e il ritmo delle reazioni contano quasi quanto la storia. Per adattare Mikoto servirà soprattutto una regia capace di rendere fisica la fame, di farci percepire la pesantezza di una montagna di riso, il rumore dell’olio, la densità di una salsa e quel momento preciso in cui la protagonista smette di essere una normale impiegata per trasformarsi nella versione gastronomica di un personaggio che ha appena attivato la modalità berserk. L’animazione dei piatti sarà fondamentale, ma ancora di più lo saranno gli occhi, i silenzi improvvisi, la respirazione e tutte quelle micro-espressioni che nel manga rendono le sue abbuffate contemporaneamente esilaranti, inquietanti e irresistibili.
Resta anche da capire quanto l’anime deciderà di interrogarsi sul significato del binge eating. Il manga utilizza l’abbuffata come motore comico e identitario, ma il tema sfiora inevitabilmente un rapporto problematico con il cibo, con il corpo e con la gestione delle emozioni. Una trasposizione troppo superficiale rischierebbe di ridurre tutto a una successione di piatti giganti e facce buffe; una lettura eccessivamente moralista, al contrario, tradirebbe quella libertà assurda e liberatoria che rende Mikoto così magnetica. L’equilibrio più interessante potrebbe trovarsi proprio in mezzo, lasciandoci ridere della sua fame senza fingere che ogni suo gesto sia privo di ombre.
L’edizione italiana del manga non è stata ancora annunciata, almeno sulla base delle informazioni attualmente disponibili, e per ora la serie rimane accessibile legalmente soprattutto attraverso la pubblicazione giapponese di Hakusensha. L’arrivo dell’anime nel 2027 potrebbe però cambiare rapidamente lo scenario, come accade spesso quando un adattamento televisivo trasforma un titolo conosciuto dagli appassionati più curiosi in un fenomeno capace di attraversare lingue, piattaforme e fandom. Sarebbe interessante vedere quale editore italiano potrebbe raccogliere la sfida, soprattutto considerando quanto il volto di Mikoto sia già perfetto per copertine, figure da collezione, reaction image e cosplay apparentemente semplici che, conoscendo noi cosplayer, finirebbero comunque per richiedere settimane di ricerca sul grembiule esatto e sulla ciotola dalle proporzioni più assurde.
Il 2027 sembra ancora lontano, ma Mochizuki-san ha già apparecchiato la tavola e non dà affatto l’impressione di voler condividere porzioni moderate. Toccherà capire se il pubblico finirà per innamorarsi della sua sincerità famelica, se l’anime riuscirà a trasformare ogni abbuffata in uno spettacolo visivo memorabile oppure se, dopo i primi bocconi, cominceremo a guardare quella montagna di cibo con una sensazione più complessa del previsto. Voi avete già incontrato Mikoto nelle pagine del manga oppure questo annuncio è stato il vostro primo contatto con lei? E soprattutto: quale piatto esageratamente calorico meriterebbe di diventare la sua prossima boss battle?
Scopri di più da CorriereNerd.it - Il magazine nerd by Satyrnet
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.









Aggiungi un commento