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Hunter The Reckoning Deathwish: il ritorno oscuro nel World of Darkness tra paranoia e caccia ai mostri

Ci sono giochi che arrivano come una notizia, e poi ci sono quelli che ti guardano negli occhi e ti ricordano perché, anni fa, ti sei innamorato di un certo tipo di immaginario. Hunter: The Reckoning – Deathwish appartiene senza esitazione alla seconda categoria, e lo capisci subito, ancora prima di mettere le mani sul pad, ancora prima di capire davvero come si gioca, perché quello che ti racconta non è solo un gameplay: è una sensazione, quella vecchia e familiare di essere troppo umano in un mondo che umano non è mai stato davvero.

Chi è cresciuto tra fumetti anni Novanta, VHS consumate e le prime notti passate davanti a una Xbox originale sa perfettamente cosa significa sentire pronunciare Hunter: The Reckoning. Non era solo un gioco, era un modo di entrare in un universo dove il soprannaturale non aveva bisogno di effetti speciali per fare paura, perché viveva nascosto tra le crepe del reale, nelle città, tra la gente, dietro un sorriso qualsiasi. Era lo stesso tipo di inquietudine che respiravi nelle pagine di World of Darkness, quel mondo narrativo che ha cresciuto un’intera generazione di giocatori e lettori abituati a diffidare delle ombre, non per paranoia, ma per esperienza.

Ecco perché questo ritorno non è solo un revival nostalgico. È una trasformazione. Una presa di coscienza. Il passaggio alla prima persona cambia tutto, perché improvvisamente non stai più osservando la caccia… ci sei dentro. Sei tu quello che entra in un vicolo senza sapere se ne uscirà vivo, sei tu quello che guarda un volto familiare e si chiede se dietro quella pelle si nasconda qualcosa di molto più antico e affamato.

La cosa che mi ha colpito davvero, però, non è tanto l’ambientazione — New York è sempre stata perfetta per questo tipo di storie — ma il modo in cui il gioco ti costringe a fare i conti con la tua fragilità. Non sei un supereroe, non sei un prescelto, non hai poteri che ti salvano all’ultimo secondo. Sei carne. Sei ossa. Sei paura. E questo, per chi è cresciuto a pane e survival horror, ha un sapore incredibilmente autentico.

In fondo è sempre stato questo il cuore del World of Darkness: il fatto che il vero orrore non fosse il mostro in sé, ma il fatto che tu non fossi pronto ad affrontarlo. Che ogni scelta avesse un peso reale. Che ogni errore non fosse una semplice schermata di game over, ma una storia che finiva male.

L’idea del rifugio, quel bar che diventa casa, base operativa, confessionale improvvisato e punto di raccolta per anime spezzate, è una di quelle intuizioni che funzionano perché parlano a qualcosa di molto più profondo del gameplay. Mi ricorda certe notti passate nei forum italiani dei primi anni Duemila, tra discussioni infinite su build improbabili e teorie assurde, dove la community diventava parte dell’esperienza tanto quanto il gioco stesso. Qui quella sensazione ritorna, ma filtrata attraverso una narrazione più matura, più consapevole, quasi più cinica.

E poi c’è la Cellula. Non un party classico, non un gruppo di eroi, ma una manciata di persone che hanno visto troppo e che continuano ad andare avanti nonostante tutto. Personaggi che puoi amare, usare, tradire, perdere. E chi ha vissuto davvero certe storie sa che il peso delle relazioni, nei giochi così, non è mai solo una meccanica: è il vero campo di battaglia.

Il trailer ha mostrato abbastanza per far scattare qualcosa, ma non troppo da togliere il mistero, e questa è una scelta che oggi si vede sempre meno. Un vampiro nascosto dietro una divisa, la città che sembra respirare qualcosa di marcio sotto la superficie, la sensazione costante che ogni incontro possa essere l’ultimo. Tutto perfettamente coerente con quell’estetica sporca, urbana, quasi disperata che ha reso immortale questo immaginario.

E mentre Microsoft conferma l’uscita su Xbox e PC per l’estate 2027, la testa inevitabilmente va a un altro titolo che aleggia come un fantasma in questa stessa galassia, Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2, e viene spontaneo chiedersi se questi mondi torneranno davvero a parlarsi come un tempo, o se resteranno linee narrative parallele, destinate a sfiorarsi senza mai incrociarsi davvero.

Perché alla fine è questo il punto. Non stiamo parlando solo di un gioco, ma del ritorno di un certo modo di raccontare il buio. Quello che non ha bisogno di urlare, che non ti prende per mano, che non ti spiega tutto. Quello che ti lascia solo, in una città enorme, a chiederti se la persona che hai appena incrociato sia davvero una persona.

E forse è proprio qui che sta il vero fascino di questo ritorno: nel fatto che, dopo tutti questi anni, abbiamo ancora voglia di farci questa domanda.

La vera curiosità, adesso, è capire se siamo cambiati noi… o se siamo ancora pronti a guardare nell’ombra senza abbassare lo sguardo.

E tu, da che parte stai? Sei uno di quelli che accenderebbe la luce… o uno di quelli che preferisce restare al buio abbastanza a lungo da capire cosa si muove davvero lì dentro?


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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