Salve, benvenuti, o bentornati su questi lidi.
Se tutto va come deve, e raramente succede, dovreste leggere queste righe ad inizio luglio, ovvero in concomitanza con la stagione estiva degli Anime. Chiaramente, oggi non parlerò di una stagione che non è nemmeno cominciata, anche perché prima vorrei trattare quella primaverile; bensì sperimenterò un, possibile, nuovo format.
Ebbene, se siete fan di vecchia data, concetto che oggi, tecnicamente, si riferisce a coloro che hanno superato positivamente l’iniziale fase dei due anni per innamorarsi del medium; potreste aver sentito frasi come “il manga è meglio”, sempre valido se si tratta di un’ adattamento mediocre; ma non sempre è così. Anzi, paradossalmente, coloro che si sono avvicinati all’animazione giapponese grazie all’Apocalisse potrebbero affermare il contrario, ovvero che “l’anime è molto meglio del manga”, cosa su cui posso concordare per fenomeni recenti come Demon Slayer o Jujutsu Kaisen.
Ma, tra le serie che stanno per iniziare, v’è ne una meritevole di particolare attenzione, ovvero The Ghost in the Shell, in uscita il 7 luglio, che è un martedì.
Si tratta infatti della più recente trasposizione del capolavoro cyberpunk di Masamune Shirow,che stavolta viene affrontato da uno studio più sperimentale come Science Saru, che recentemente potreste aver visto all’opera con Dandadan, ma che questa stagione adatterà anche Jaadugar; e che, già solo guardando i trailer, promette uno stile più fedele al manga originale. [E, avendo appena visto il primo episodio, posso confermarlo]
Ed è proprio di questo che voglio parlare: delle opere del signor Shirow e di come queste sono state adattate in animazione.
Tuttavia, premetto subito che questo non sarà un discorso esaustivo, perché non tratterò tutta la bibliografia di questo mangaka; in quanto ho letto molto poco di suo, ma la mia intenzione è darvi un quadro generale delle sue opere al di fuori del suo lavoro più noto.
Mettiamola così: se guardare The Ghost in the Shell è il primo passo, leggere quest’ articolo, magari perché spinti da curiosità, e il secondo, mentre il terzo sarebbe recuperare le opere di cui ora parlerò.
E, per parlarne al meglio, ho deciso di procedere per sezioni.
Quindi, in ordine cronologico, troviamo la prima opera del signor Shirow, Black Magic, del 1983, ma pubblicata prima come doujinshi (un lavoro amatoriale); che da noi in Italia arrivò per la fu Granata Press, per poi diventare un OVA nell’ 87. Personalmente, ho solo avuto modo di guardare la versione animata, e se apprezzate i film di serie b questa pellicola può fare per voi, anche perché dura solo 45 minuti.
Procedendo di un paio d’anni troviamo poi Appleseed, pubblicato fra 1985 e 1989, e che fu una delle prime serie che Star Comics pubblicò su ‘storie di kappa’, per poi essere ripubblicata da d/visual. A livello animato, ha avuto un OVA nell’ 88, a cui ha lavorato anche la fu Gainax, con tanto di special prologue in live action; la trilogia di film firmata da Shinji Aramaki (Appleseed 2004, Appleseed Ex Machina 2007 e Appleseed Alpha 2014) e la serie Appleseed XIII nel 2011. Di questi, io ho visionato solo l’ova e il prologo, e li consiglierei.
Abbiamo poi, sempre nello stesso periodo, Dominion, pubblicato nel 1985-’86, arrivato da noi sempre grazie alla fu Granata Press, una short story dell’ 88 su cui non ho trovato informazioni, ed il volume Conflict One, del 1995, per Star Comics. Anche questa serie ha ricevuto non uno, non due, ma ben tre OVA: una prima serie nell’ 88-’89, di quattro episodi, una seconda nel 93-’94, di sei, ed il singolo Tank S.W.A.T. 01, del 2006.
E, a quanto pare, le serie sono, rispettivamente, prequel e sequel del manga, mentre Tank è un seguito di Conflict One. Dico ‘a quanto pare’ perché io ho visto solo le serie, che sono la perfetta rappresentazione degli eccessivi danni collaterali causati dallo scontro fra criminali e la cosiddetta “polizia corazzata” (non a caso la serie è nota anche come Dominion tank police); tranne nella seconda metà della prima serie, che invece è più filosofica. Oh, e poi ci sono le puma sisters.
Infine, ho visionato altri due OVA, Landlock, del 1995, e Gundress, del 1999, in cui però si e occupato solo di character e mecha design. E se il primo sono due episodi ambientati in un mondo fantasy dalla narrazione confusa, il secondo è una tipica storia action, che però non mi ha lasciato granché.
Ed arriviamo così, finalmente, al suo magnum opus, con Ghost in the Shell, da qui in poi GITS, pubblicato a cavallo di 1989 e 1990 (quindi tra la fine dell’epoca Showa e l’inizio della lost decade), e che da noi arriva prima a puntate, sui primi otto numeri di ‘kappa magazine’, col titolo di “squadra speciale ghost”, e poi in volume. Formato in cui arrivano subito anche i suoi due sequel, GITS 1.5 human-error processer, 1991-‘96 , e GITS 2 manmachine interface,1997.
Va però detto che la ‘stele di Rosetta’ di questo franchise è il primo volume, ed è qui che devo ammettere che, pur avendo letto e apprezzato questi tre volumi, li ho trovati fin troppo ermetici; perché tendono a partire per la tangente, fregandosene se il lettore riesca a stargli dietro o meno, per questo sono sorpreso che, nonostante gli anni, vi sia ancora dell’ interesse.
E l’esempio principe è proprio la prima delle sue trasposizioni, ovvero l’omonimo film del 1995, diretto da Mamoru Oshii che, in America, per un certo periodo, era considerato come l’apice del medium, assieme ad Akira e ai film del vecchio Hayao. Non serve quindi dirvi che vale la pena di essere guardato, mentre sono un po’ più combattuto sul suo sequel, Innocence, del 2004 (in Italia meglio noto come “l’attacco dei Cyborg”).
Ma e nello stesso periodo, tra 2002 e 2006, che vede la luce la serie di GITS, ovvero Stand Alone Complex, detta anche SAC, con ben due stagioni da due cour, quindi 25 episodi, e un film, a cui si aggiungono poi l’adattamento cartaceo di Yu Kinutani in 5 volumi (che è stato il mio primo approccio con il brand, ormai oltre una decade fa) ed una terza stagione, SAC 2045, uscita durante l’apocalisse, grazie a Netflix.
Ed infine abbiamo addirittura una serie prequel per il manga, con Arise, uscita fra 2013 e 2016, che consiste in 5 OVA, in cui il quinto è però uscito prima come finale della versione televisiva, Arise AAA, ottenuta dividendo in due i primi quattro, per arrivare a 10 episodi, ed un film conclusivo.
Ah, e poi ci sarebbe anche la vituperata “versione” live action di Rupert Sanders, e anche quella ha quasi una decade, è uscita nel 2017,di non-vita presso i fan.
In conclusione, qual è il bilancio di tutto questo mio scavare nel passato? Una persistente incompletezza. Sì, perché se dal lato anime e manga GITS è praticamente apposto, salvo il quinto OVA di Arise, lo stesso non si può dire per Dominion, Black Magic e Appleseed; perché in Italia abbiamo le due serie per il primo, ma Tank e inedito, così come lo è il secondo, e del terzo abbiamo solo l’ova e il primo film.
Ah, e al contrario di quanto dice animeclick, Landlock è stato doppiato, e lo so perché, almeno mentre sto scrivendo queste righe, queste serie minori potete vederle su YouTube.
Infine ci sarebbe il problema che, al momento, a livello cartaceo potete trovare solo il primo volume di GITS, dato che Star ha fatto una nuova nuova edizione, a meno che non abbiate fortuna nel recuperare dall’usato (o che gli editori italiani decidano di ristamparli come si sta facendo in America). Si tratta quindi di un lavoro lento e paziente, che non a tutti potrebbe interessare, ma è anche questo il bello della caccia.
Bene, se il tempo, lo spazio e il destino lo vorranno ci rincontreremo.
Arrivederci.
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