Chi è cresciuto tra lobby multiplayer, notti passate a grindare livelli e quella piccola liturgia digitale che precede ogni partita online conosce perfettamente quella frase: “Good luck, have fun”. Un augurio semplice, quasi automatico. Poi arriva quel “Don’t Die” ad aggiungere una nota stonata, ironica, inquietante. Ed è proprio questa sensazione a rendere irresistibile il nuovo film di Gore Verbinski ancora prima di averlo visto.
Da poche ore è stato diffuso il primo trailer italiano di Good Luck, Have Fun, Don’t Die, una commedia action fantascientifica indipendente che porterà nelle sale italiane dal 25 giugno uno dei progetti più strani, imprevedibili e sinceramente intriganti degli ultimi anni. E sapete una cosa? In un periodo in cui la fantascienza cinematografica sembra spesso divisa tra franchise giganteschi e produzioni che giocano sul sicuro, vedere un film che sembra voler abbracciare il caos più assoluto ha qualcosa di sorprendentemente rinfrescante.
Dietro la macchina da presa troviamo Gore Verbinski, un autore che ha sempre avuto un rapporto particolare con il concetto stesso di spettacolo. Basta ripensare a Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna, a Rango o a The Ring per capire che la normalità non è mai stata il suo territorio naturale. Anche nei blockbuster più mainstream è sempre riuscito a infilare un elemento disturbante, una vena surreale, una sensazione di costante instabilità che rendeva ogni sua opera immediatamente riconoscibile.
Forse è proprio per questo che il concept di Good Luck, Have Fun, Don’t Die sembra cucito addosso alla sua sensibilità artistica.
Al centro della storia troviamo Sam Rockwell, interprete che da anni continua a essere uno dei talenti più sottovalutati e affascinanti di Hollywood. Rockwell possiede una caratteristica rara: riesce a sembrare contemporaneamente geniale e completamente fuori controllo. Può interpretare un eroe, un folle, un truffatore o un visionario senza che il pubblico sappia mai davvero quale delle quattro versioni stia osservando.
Qui veste i panni di un uomo proveniente dal futuro che irrompe improvvisamente in un diner di Los Angeles. Non entra con l’atteggiamento solenne tipico dei messia della fantascienza. Non porta grandi discorsi motivazionali né proclami epici. Appare agitato, stravagante, quasi disperato. Eppure è convinto di una cosa: il futuro è già compromesso e l’umanità sta per essere annientata da un’intelligenza artificiale fuori controllo.
Se detta così sembra la trama di uno dei tanti racconti cyberpunk che leggiamo da anni, il bello arriva subito dopo.
Per salvare il mondo non decide di rivolgersi a scienziati, generali o geni della tecnologia. Chiede aiuto ai clienti casuali di una tavola calda.
È una premessa talmente assurda da risultare immediatamente affascinante.
Guardando il trailer si percepisce quella sensazione che provavano certi film di fantascienza degli anni Ottanta e Novanta, opere che non avevano paura di essere contemporaneamente profonde e ridicole, filosofiche e scanzonate. Una qualità che oggi sembra quasi rivoluzionaria.
La sceneggiatura firmata da Matthew Robinson sembra divertirsi a distruggere ogni aspettativa, costruendo una corsa contro il tempo in cui i paradossi temporali convivono con battute nonsense, inseguimenti surreali e momenti che sembrano usciti direttamente da una sessione particolarmente caotica di un gioco di ruolo.
A rendere il tutto ancora più interessante interviene un cast davvero notevole. Accanto a Rockwell troviamo Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz, Juno Temple, Asim Chaudhry e Tom Taylor. Già dal trailer emerge una chimica collettiva che sembra puntare più sul carattere dei personaggi che sugli effetti speciali fini a sé stessi.
Ed è forse proprio qui che il film potrebbe trovare la sua forza.
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è diventata uno degli argomenti più discussi dell’intero panorama tecnologico. Ogni giorno leggiamo notizie su modelli generativi sempre più avanzati, algoritmi capaci di creare immagini, scrivere testi, produrre musica e prendere decisioni autonome. Siamo entrati in un periodo storico in cui il confine tra entusiasmo e paura diventa sempre più sottile.
Molta fantascienza contemporanea affronta questo tema con toni cupi, quasi apocalittici. Good Luck, Have Fun, Don’t Die sembra invece scegliere una strada diversa. Non rinuncia all’inquietudine, ma la filtra attraverso l’assurdità, l’umorismo e quella strana malinconia che emerge quando ci rendiamo conto che forse il futuro è molto più strano di quanto avevamo immaginato.
Osservando le immagini del trailer vengono in mente riferimenti apparentemente incompatibili tra loro. Da una parte affiorano le atmosfere paranoiche di Black Mirror. Dall’altra emerge la leggerezza folle di Ritorno al Futuro. In alcuni momenti sembra quasi di intravedere lo spirito anarchico di Guida galattica per autostoppisti, con personaggi trascinati dentro eventi enormi senza avere la minima idea di cosa stia realmente accadendo.
Anche dal punto di vista visivo il ritorno di Verbinski appare particolarmente interessante. Il trailer alterna luci al neon, atmosfere quasi da videogioco sci-fi, dettagli retrò e improvvise esplosioni cromatiche che ricordano certi fumetti indipendenti contemporanei. Non sembra voler imitare nessuna moda specifica. Piuttosto, dà l’impressione di essere il prodotto della fantasia di qualcuno che ha deciso di mescolare tutto ciò che ama senza preoccuparsi troppo delle etichette.
E forse è proprio questo l’aspetto che mi incuriosisce di più.
Viviamo in un’epoca in cui il concetto di futuro è diventato stranamente ambiguo. Da piccoli immaginavamo città volanti, robot domestici e viaggi temporali. Oggi discutiamo di prompt, modelli linguistici, algoritmi predittivi e automazioni. La fantascienza non parla più di un domani lontano. Parla dell’ansia che proviamo aprendo il browser ogni mattina.
Good Luck, Have Fun, Don’t Die sembra aver compreso perfettamente questa trasformazione. Utilizza il viaggio nel tempo, l’apocalisse tecnologica e l’umorismo surreale per raccontare qualcosa di molto contemporaneo: la sensazione di vivere in un mondo che cambia più velocemente della nostra capacità di comprenderlo.
Se il film riuscirà davvero a mantenere tutte le promesse suggerite dal trailer, potrebbe trasformarsi in una di quelle opere che conquistano lentamente la community geek, passando dal semplice status di uscita cinematografica a quello di cult moderno. Uno di quei titoli che iniziano come curiosità e finiscono per diventare oggetto di meme, citazioni, discussioni infinite e riguardi compulsivi.
Per il momento resta una certezza: il ritorno di Gore Verbinski alla fantascienza è una delle sorprese più interessanti dell’anno e vedere Sam Rockwell impegnato a salvare il mondo da un’IA ribelle insieme a un gruppo di perfetti sconosciuti sembra esattamente il tipo di follia di cui il cinema geek aveva bisogno.
Dopotutto, chi frequenta videogiochi online da abbastanza tempo sa che “Good Luck, Have Fun” è solo l’inizio della partita. La parte difficile arriva sempre dopo. E guardando questo trailer, ho la sensazione che il viaggio sarà molto più strano di quanto immaginiamo oggi. Chissà se tra qualche mese staremo parlando dell’ennesimo film di fantascienza o di uno di quei piccoli miracoli pop che riescono a sorprenderci proprio quando pensiamo di aver già visto tutto.
Scopri di più da CorriereNerd.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.









Aggiungi un commento