L’Olimpo ha tremato ancora una volta. Non per una guerra tra dei, non per una nuova saga cinematografica travestita da videogioco, ma per qualcosa di molto più inaspettato. Durante l’ultimo PlayStation State of Play, proprio quando molti pensavano che lo show fosse ormai agli sgoccioli, Sony ha tirato fuori dal cilindro una mossa degna di un colpo di scena mitologico: God of War: Sons of Sparta, uno spin-off bidimensionale disponibile immediatamente su PlayStation 5.
Shadow drop. Annuncio e gioco già scaricabile. Nessuna attesa, nessuna lunga marcia di trailer e teaser. Solo un ritorno improvviso nella Grecia degli dei, delle tragedie e delle lance spartane.
E per chi è cresciuto con Kratos urlando vendetta sugli schermi della PS2, il colpo emotivo è stato immediato.
Un viaggio all’inizio della leggenda di Kratos
God of War: Sons of Sparta occupa un posto curioso nella cronologia della saga. Tecnicamente rappresenta il decimo capitolo del franchise, ma narrativamente scava ancora più indietro rispetto alle origini già esplorate nei capitoli classici.
La storia ci riporta agli anni dell’Agoghé spartana, il brutale sistema di addestramento che trasformava i ragazzi di Sparta in guerrieri pronti a morire per la città. Qui incontriamo un Kratos ancora giovane, lontano dall’immagine del dio della guerra che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi vent’anni.
Non è ancora il distruttore di pantheon.
Non è ancora l’uomo spezzato dalla vendetta.
È un cadetto.
Accanto a lui cammina Deimos, fratello minore già conosciuto dai fan della saga. Il rapporto tra i due è il centro emotivo di questa nuova storia: complicità, rivalità, orgoglio spartano e quella sensazione costante che qualcosa di tragico sia inevitabilmente dietro l’angolo.
La cornice narrativa è costruita attraverso il racconto di un Kratos adulto alla figlia Calliope, mentre rievoca un episodio della propria giovinezza. Il pretesto narrativo è la misteriosa scomparsa di un compagno di addestramento, Vasilis. La ricerca porta i due fratelli attraverso la Laconia, tra creature mitologiche, rovine sacre e incontri con entità divine.
Il tono sorprende. Chi si aspetta il Kratos furioso pronto a spaccare il mondo resta spiazzato da una storia più intima, quasi un racconto di formazione immerso nella brutalità spartana.
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