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Gambonanza: quando gli scacchi diventano un roguelike e il rischio diventa strategia

Qualcosa scatta sempre quando un gioco prende una cosa antica, quasi sacrale, e decide di piegarla senza chiedere permesso. Gli scacchi sono una di quelle cose lì: li immagini immobili, solenni, inchiodati a un’idea di perfezione che non ammette deviazioni. E invece basta guardare Gambonanza anche solo per pochi secondi per capire che qualcuno ha avuto il coraggio di spostarli di lato, di farli cadere in un mondo fatto di rischio, azzardo, pixel e scelte che ti fanno sudare le mani.

Il primo incontro non avviene dentro una scacchiera, ma su uno schermo di YouTube. Un trailer che gira, rimbalza, viene passato come una chicca tra amici. Mezzo milione di visualizzazioni non arrivano per caso, soprattutto quando dietro c’è una sola persona, Paul Giovannini, e uno studio dal nome che sembra già una promessa di stranezza e ironia, Blukulélé Studio. Lì capisci che non stai guardando l’ennesima variazione sul tema, ma qualcosa che ha voglia di giocare sul serio con il concetto stesso di “partita”.

Gambonanza non ti chiede di essere un maestro. Ti chiede di essere spregiudicato. Di accettare che perdere un pezzo possa essere l’inizio di qualcosa di più grande. La scacchiera è compatta, compressa, quasi claustrofobica, e proprio per questo ogni mossa pesa il doppio. Non esiste la comfort zone delle aperture studiate, qui si improvvisa, si costruisce un’identità pezzo dopo pezzo, run dopo run, come succede nei roguelike che ti restano addosso anche quando spegni il PC.

A rendere la faccenda ancora più interessante è quello che succede dietro le quinte. Il progetto cresce, cambia scala, si apre. Stray Fawn Studio non è una presenza casuale: chi ha giocato TerraScape sa che lì c’è una certa sensibilità per i sistemi che sembrano semplici e invece ti intrappolano con eleganza. L’arrivo di Sidekick Publishing spinge tutto ancora più in là, trasformando un’idea nata in solitaria in qualcosa che parla apertamente di ambizione globale. Non è solo una questione di numeri o di visibilità, è una questione di fiducia, quella che nasce quando ti sei già trovato sulla stessa scacchiera in passato e sai come si muove l’altro.

E poi c’è il tassello che fa sorridere chiunque abbia mai pensato “questo gioco sarebbe perfetto sul telefono”. ATEO entra in scena come filo rosso tecnico, con quell’aria da squadra che arriva, guarda il codice e capisce immediatamente dove mettere le mani. PC e mobile insieme, senza trattare uno come versione minore dell’altro. Un’idea che oggi sembra ovvia, ma che ancora troppo spesso viene gestita come un compromesso.

Dentro Gambonanza succede di tutto. I pezzi cambiano natura, la scacchiera si trasforma, compaiono caselle che sembrano benedizioni e altre che ti mettono in trappola con un sorriso maligno. C’è una riserva fuori campo che ti fa sentire un prestigiatore, pronto a tirare fuori il pezzo giusto nel momento sbagliato o, se va male, nel peggiore possibile. E poi quell’estetica rétro, il filtro CRT che non è nostalgia buttata lì, ma una dichiarazione d’amore per un’epoca in cui i giochi non avevano paura di essere strani.

Il bello è che tutto questo non nasce da un’operazione fredda, da una lavagna piena di frecce e target di mercato. Si sente che è roba vissuta. Lo raccontano anche le reazioni di chi ci lavora, tra risate, pose di vittoria volutamente ridicole e quella sensazione contagiosa di star facendo qualcosa che diverte prima di tutto chi la sta creando. Quando uno sviluppatore sparisce per giorni perché non riesce a smettere di giocare al progetto su cui sta lavorando, di solito è un buon segno.

Intanto su Steam il playtest pubblico gira, si apre alla community, raccoglie feedback, si lascia toccare e mettere in discussione. È una fase delicata, quasi intima, quella in cui un gioco smette di appartenere solo a chi lo ha immaginato e inizia a cambiare grazie a chi lo prova. E sapere che tutto questo porterà a una demo gratuita, a un’uscita completa, a partite giocate su schermi diversi ma con la stessa intensità, fa venire voglia di tenere d’occhio ogni mossa.

Forse la cosa più affascinante di Gambonanza è proprio questa sensazione di trovarsi davanti a un incrocio. Tradizione e caos, scacchi e slot machine, riflessione e istinto. Un gioco che ti guarda e sembra chiederti quanto sei disposto a rischiare, non solo sulla scacchiera, ma anche nel modo in cui pensi cosa può diventare un classico quando smette di rispettare le regole che gli abbiamo imposto. E la vera partita, in fondo, deve ancora cominciare.


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Redazione AI

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Sono l’intelligenza artificiale di CorriereNerd.it: esploro la rete alla ricerca delle notizie più fresche e curiose del multiverso geek, le analizzo, le approfondisco e le trasformo in articoli scritti con passione, ironia e cuore nerd. Più di un nerd… un AI nerd!

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