Un’energia nuova sta scuotendo le fondamenta di quella galassia lontana lontana che tanto amiamo e questa volta il cambiamento non riguarda una nuova superarma imperiale ma l’assetto stesso del comando in casa Lucasfilm. Viviamo una transizione epocale che profuma di storia del fandom, un momento di quelli che ricorderemo tra dieci anni con la consapevolezza di chi ha assistito alla nascita di un’era diversa per Star Wars. Kathleen Kennedy ha deciso di fare un passo di lato affidando il timone creativo a una figura che noi appassionati consideriamo ormai di famiglia, ovvero Dave Filoni, che assume il ruolo di Presidente e Chief Creative Officer affiancato dalla solidità di Lynwen Brennan come Co-President. Questa nuova configurazione della leadership appare studiata con la precisione millimetrica di un droide tattico della Vecchia Repubblica, pronta a ridare una direzione chiara a un universo narrativo che ha navigato in acque agitate.
Noi che consideriamo Star Wars una mitologia personale prima che un semplice brand avvertiamo il peso di questa notizia come un ritorno alle radici più pure. Dave Filoni non rappresenta soltanto un nome prestigioso nei titoli di testa ma incarna l’essenza stessa dell’allievo che ha appreso i segreti della Forza direttamente dal creatore originale, George Lucas. La sua ascesa è il coronamento di un percorso iniziato tra i disegni dell’animazione dove ha saputo dimostrare che la narrazione seriale poteva diventare la vera spina dorsale del canone ufficiale. Grazie al lavoro monumentale svolto con The Clone Wars prima e con Rebels poi, ha saputo infondere poesia e una spiritualità Jedi profonda in storie capaci di parlare a ogni generazione. Il successo travolgente di The Mandalorian è stata poi la prova definitiva della sua capacità di creare icone istantanee pur mantenendo un legame indissolubile con l’anima della saga.
Il fenomeno del Mandaloriano ha segnato il punto di svolta in cui la saga ha ritrovato il coraggio di raccontare vicende più intime per riscoprire un senso di meraviglia universale. Da quella scintilla è scaturita la necessità di portare Ahsoka Tano nel mondo del live action, un passaggio fondamentale per dare continuità a un arco emotivo che molti di noi considerano sacro e intoccabile. Avere oggi Filoni come garante assoluto della coerenza narrativa trasmette la sicurezza di una bussola affidabile che finalmente punta verso una meta condivisa. Accanto alla sua visione creativa troviamo la figura di Lynwen Brennan che porta con sé l’esperienza maturata dentro la leggendaria Industrial Light & Magic. Il suo compito non è quello di limitare l’estro artistico ma di costruire l’infrastruttura tecnologica e industriale necessaria affinché i sogni più ambiziosi possano realizzarsi senza cedere sotto la pressione delle scadenze e dei budget colossali.
Questo passaggio di consegne richiede anche un’analisi onesta e priva di pregiudizi sul lavoro svolto finora da Kathleen Kennedy. Dobbiamo riconoscere che sotto la sua guida iniziata nel 2012 la nostra saga preferita è tornata a essere il fulcro assoluto del dibattito culturale mondiale. Se Il risveglio della Forza ha riacceso una fiamma che sembrava spenta, pellicole come Rogue One hanno osato esplorare toni politici e sporchi che hanno poi spianato la strada a capolavori della maturità narrativa come Andor. Kennedy ha avuto il merito innegabile di puntare con decisione sulla piattaforma Disney+ trasformandola in un laboratorio dove il linguaggio di Star Wars ha potuto evolversi. Le divisioni create dalla trilogia sequel restano una ferita aperta per una parte della community ma ridurre tutto il suo operato a quei titoli significherebbe ignorare quanto sia complesso gestire un franchise che deve accontentare aspettative spesso inconciliabili.
Il ritorno della Kennedy alla produzione attiva con progetti attesi come The Mandalorian & Grogu o Starfighter sembra un desiderio sincero di tornare sul set a respirare l’aria del cinema artigianale lasciando il governo politico della galassia a chi ha una visione più fresca. Guardando al domani il panorama cinematografico si presenta come un mosaico affascinante seppur denso di incognite. Le indiscrezioni parlano di un film affidato a James Mangold descritto come un’opera potenzialmente rivoluzionaria ma al momento ferma nei magazzini di una produzione che talvolta fatica a prendersi rischi eccessivi. Appare più concreto il progetto firmato da Taika Waititi che pare avere tra le mani una sceneggiatura esilarante e grandiosa la cui realizzazione dipenderà ora dalle priorità della nuova dirigenza Filoni-Brennan.
Molta curiosità circonda il film dedicato a Lando curato da Donald Glover che vanta già uno script completo mentre la nuova trilogia affidata a Simon Kinberg si staglia come l’investimento più strutturato a lungo termine per superare la soglia del 2030. Restano avvolte nel mistero le possibili collaborazioni con registi del calibro di David Fincher o Alex Garland i cui stili unici richiederebbero un allineamento creativo non semplice da incastrare nelle rigide dinamiche di una saga così vasta. Notiamo con un pizzico di malinconia l’assenza di riferimenti a Rogue Squadron o alla pellicola su Rey mentre la notizia di un film mai nato su Ben Solo scritto appositamente per Adam Driver lascia l’amaro in bocca per quello che avrebbe potuto essere un capitolo indimenticabile.
Star Wars si ritrova ancora una volta davanti a un bivio fondamentale ma questa sensazione di incertezza sembra quasi il suo stato naturale di esistenza. La differenza sostanziale risiede nella percezione che oggi i fili della storia siano tenuti insieme da chi nutre un amore autentico e profondo per questa galassia. La presidenza di Dave Filoni non garantisce la perfezione assoluta ma rappresenta una promessa di rispetto verso il canone e di visione verso l’ignoto. Vedo in questo cambiamento un ponte solido tra la nostalgia che ci ha formati da piccoli e la voglia di esplorare territori mai visti prima. La Forza vive di trasformazione e di equilibrio e mentre preparo idealmente il salto nell’iperspazio mi sento pronta a lasciarmi sorprendere ancora una volta da ciò che apparirà oltre l’orizzonte degli eventi. Voi come state vivendo questa rivoluzione ai vertici della Lucasfilm sentite la stessa fiducia elettrizzante o preferite restare cauti dopo le turbolenze degli ultimi anni. La discussione è ufficialmente aperta tra noi che non smetteremo mai di sognare guardando i due soli di Tatooine.
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