Brasile, anni Settanta. Fumo denso nei locali jazz, automobili che sembrano uscite da un poliziesco sporco e allucinato, palazzi che crescono come mostri di cemento alimentati dalla speculazione edilizia, artisti che parlano troppo, criminali che sorridono troppo poco e, in mezzo a tutto questo delirio tropicale, un’aragosta gigantesca che appare nei momenti più improbabili come se fosse l’unica creatura davvero consapevole del caos umano che la circonda. Già solo questa premessa basterebbe a trasformare Fat Lobster di Luca Negri in uno di quei fumetti che ti fanno fermare davanti allo scaffale con la stessa espressione di chi ha appena trovato una VHS perduta di un film impossibile firmato contemporaneamente da David Lynch e da un regista italiano di cinema politico anni Settanta.
Il nuovo volume pubblicato da Edizioni BD arriva al Salone Internazionale del Libro di Torino con quell’energia strana e imprevedibile che appartiene soltanto alle opere davvero personali, quelle che non sembrano inseguire alcuna moda editoriale ma decidono piuttosto di costruire un mondo tutto loro, sporco, ironico, ambiguo e terribilmente magnetico. Dal 26 maggio Fat Lobster approderà anche in libreria, fumetteria e negli store online, pronto a confondere, divertire e destabilizzare i lettori più smaliziati.
Chi conosce il lavoro di Luca Negri sa bene che il suo modo di raccontare non ha mai seguito percorsi lineari. Già con Storie di uomini intraprendenti e di situazioni critiche, premiato ai Boscarato 2018, aveva dimostrato una capacità rara di mescolare assurdo, tensione narrativa e satira sociale dentro tavole che sembravano respirare di vita propria. Poi sono arrivati Controspionaggio – Sull’ascesa e la caduta di Viktor Gaplinsky, broker e Naumachia, opere che hanno consolidato la sua identità artistica come una delle più riconoscibili del fumetto italiano contemporaneo. Fat Lobster, però, dà la sensazione di essere qualcosa di ancora più libero, quasi una detonazione creativa lasciata esplodere senza filtri.
La storia segue Andrea Criminali, giornalista italiano spedito a San Paolo per realizzare un reportage su una mostra d’arte. Missione apparentemente semplice, quasi banale, almeno fino a quando il protagonista non finisce trascinato dentro una spirale di eventi assurdi che sembrano cambiare forma a ogni pagina. Festa decadente dopo festa decadente, sparatoria dopo sparatoria, incontri surreali, fughe improvvise, traffici illeciti e personaggi impossibili iniziano a sovrapporsi come tessere impazzite di un puzzle psichedelico.
E qui Fat Lobster inizia davvero a giocare sporco con il lettore, perché prende la struttura della spy story classica e la trasforma in qualcosa di più ambiguo, quasi febbrile. Da una parte troviamo il thriller politico, il riciclaggio di denaro, il traffico d’arte, il contrabbando di una misteriosa pellicola; dall’altra emergono situazioni che sembrano uscite da una commedia nera europea degli anni migliori, quelle produzioni dove non sai mai se ridere, restare in tensione oppure lasciarti trascinare dal puro nonsense.
A rendere tutto ancora più straniante ci pensa proprio lei, la gigantesca aragosta che attraversa il racconto come una presenza simbolica, quasi mistica. Ogni volta che compare sembra osservare gli esseri umani con distacco alieno, come se fosse l’unico personaggio davvero lucido in mezzo a una società che sta divorando sé stessa tra corruzione, avidità e paranoia. Ed è impossibile non pensare a quanto certi elementi ricordino il cinema di David Lynch, dove gli animali, gli oggetti e le coincidenze smettono di essere semplici dettagli per trasformarsi in segnali inquietanti di qualcosa che sfugge completamente alla logica ordinaria.
La cosa affascinante è che Fat Lobster non sembra mai voler offrire risposte comode. Preferisce accumulare atmosfera, creare disagio, costruire una tensione che passa tanto dai dialoghi quanto dagli spazi urbani. San Paolo diventa quasi una creatura vivente, enorme, sporca, soffocante, un labirinto tropicale in cui politica, arte e criminalità convivono come coinquilini tossici. Leggendo alcune sequenze viene spontaneo ripensare a certi thriller paranoici anni Settanta, ma anche a videogiochi moderni che hanno fatto della confusione morale il loro tratto distintivo. A tratti sembra di percepire l’odore del sudore, della pioggia calda sull’asfalto, del tabacco nei club underground frequentati da musicisti anarchici e trafficanti dall’eleganza ambigua.
E poi diciamolo: il fumetto italiano ha bisogno disperato di opere così. Di storie che non abbiano paura di risultare eccentriche, di allontanarsi dalla comfort zone del graphic novel “importante” costruito con precisione accademica. Fat Lobster appare sporco, imprevedibile, quasi punk nella sua anarchia narrativa, ed è proprio questo il bello. Leggerlo dà la sensazione di assistere a una jam session narrativa in cui ogni elemento potrebbe improvvisamente collassare… ma invece continua miracolosamente a funzionare.
Anche visivamente il lavoro di Luca Negri sembra giocare con questa idea di instabilità continua. Il bianco e nero amplifica il senso di inquietudine e restituisce alle tavole un’identità quasi cinematografica. Alcune scene sembrano fotogrammi recuperati da un vecchio film europeo dimenticato in una cineteca clandestina, altre invece esplodono in composizioni grottesche dove i volti diventano caricature deformate dall’avidità e dalla paura. Fat Lobster riesce in qualcosa di raro: essere sofisticato senza mai diventare freddo o autoreferenziale.
L’impressione finale è quella di un’opera che potrebbe conquistare sia gli amanti del fumetto d’autore sia chi cerca un thriller fuori dagli schemi. Dentro queste pagine convivono satira politica, humor nero, tensione pulp e suggestioni quasi fantascientifiche, anche se la fantascienza qui non arriva da astronavi o tecnologie futuristiche, ma dalla sensazione costante che la realtà stessa abbia iniziato a deformarsi.
Forse è proprio questo il dettaglio più interessante di Fat Lobster: non prova mai a rassicurare il lettore. Ti trascina dentro una dimensione caotica e ti lascia lì, a osservare un’umanità ridicola e pericolosa mentre un’aragosta continua silenziosamente a passare da una scena all’altra come una divinità assurda uscita da qualche leggenda urbana brasiliana.
E conoscendo la community nerd italiana, una cosa è abbastanza certa: questo fumetto farà discutere parecchio. Qualcuno lo definirà geniale, qualcuno resterà spiazzato, altri ancora proveranno a decifrare il vero significato di quella misteriosa aragosta. Ed è proprio questo tipo di reazione che rende vive le opere destinate a lasciare il segno, quelle che continuano a girarti in testa anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.
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