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Far Cry diventa una serie TV: FX accende la miccia del caos nel multiverso Ubisoft

Quando FX ha annunciato la serie TV di Far Cry, il mio cervello ha fatto esattamente lo stesso rumore che sento quando scoppia una tanica di benzina davanti a un avamposto: quel “boom” soddisfacente che ti fa capire che qualcosa di serio sta per succedere. Ma la detonazione più potente non è l’adattamento in sé; è la scelta del duo creativo. Noah Hawley e Rob McElhenney non sono semplicemente due nomi messi per far scena, sono due mondi narrativi che collidono come un lanciarazzi contro un jeep nemica.

Hawley è il padrone incontrastato delle distorsioni mentali. Fargo, Legion, Alien: Earth: ogni suo lavoro ti mette davanti a protagonisti che si sgretolano pezzo dopo pezzo, finché non capisci che la storia parla più del tuo stesso cervello che del loro. McElhenney, invece, è l’avatar perfetto dell’irriverenza. Quell’uomo è capace di trasformare qualsiasi contesto in un’arena in cui l’imbarazzo, la follia e la genialità giocano a calcetto senza regole. Se li metti insieme in un franchise che vive di caos, paranoia, villain filosofeggianti e panorami che nascondono più trappole di una landmine run… beh, capisci perché il fandom sta ululando alla luna.

La notizia che McElhenney sarà anche il protagonista della prima stagione ha alzato ulteriormente la temperatura del server. Immaginare Rob catapultato in uno di quei mondi narrativi dove il concetto di “stabilità emotiva” è un ricordo lontano è quasi terapeutico. Il fatto che la serie sarà antologica, proprio come i videogiochi, apre un ventaglio di possibilità che non ha nulla da invidiare all’arsenale completo di Far Cry 3: ogni stagione un luogo nuovo, un antagonista nuovo, un delirio nuovo. È una struttura che funziona perché Far Cry non è un unico universo, ma una collezione di mondi in cui l’essere umano viene messo alla prova come in una speedrun infernale.

Hawley l’ha detto chiaramente: ama Far Cry proprio per questa natura mutevole. Ogni capitolo è una variazione sul tema dell’anarchia umana, dello scontro tra istinto e civiltà, dell’inevitabile discesa in un territorio che ti assorbe e ti trasforma. Il bello di Far Cry, quello che ti fa restare davanti allo schermo anche quando dovresti dormire, è il modo in cui ti lega al villain. Da Vaas a Pagan Min, passando per Joseph Seed, i cattivi non sono boss da sconfiggere, sono presenze che ti vivono addosso. FX è perfettamente consapevole che senza un antagonista che ti entra nella testa, la serie non può funzionare.

Il mondo di Far Cry, raccontato con gli strumenti della serialità, potrebbe diventare uno dei laboratori narrativi più affascinanti di tutta la TV contemporanea. Non si tratta di replicare il gameplay, perché nessuno vuole vedere un personaggio che fa crafting con i menu a schermo. Si tratta di tradurre la sensazione che il franchise ha sempre saputo trasmettere: quella di essere intrappolati in uno spazio bellissimo e letale, dove un attimo prima stai guardando un tramonto e un secondo dopo sei inseguito da un gruppo di mercenari urlanti. È un equilibrio che pochi videogiochi hanno raggiunto e che una serie TV, con gli strumenti giusti, può espandere in modi poetici e disturbanti allo stesso tempo.

Il passato di Far Cry negli adattamenti non è esattamente glorioso. Il film di Uwe Boll del 2008 esiste, tecnicamente, e già questo fa tremare il monitor. Ma è acqua passata. Il vero esperimento recente è Captain Laserhawk: A Blood Dragon Remix, serie animata folle e piena di coraggio, che ha dimostrato che Far Cry può essere riletto anche in chiave completamente alternativa. Ma ciò che FX vuole mettere sul tavolo è un’opera live action degna del pedigree Ubisoft. Una cosa seria. Una cosa grossa. Una cosa che punta allo stesso pubblico che si è innamorato del franchise proprio perché non fa sconti a nessuno.

La distribuzione tramite Hulu negli Stati Uniti e Disney+ nel resto del mondo è un’altra mossa strategica che tradisce ambizioni altissime. Non si tratta di una serie pensata per i soli gamer, ma di un prodotto che vuole abbracciare anche chi non ha mai passato due ore a liberare avamposti senza usare armi da fuoco solo per dimostrare di poterlo fare. È un racconto che vuole parlare di sopravvivenza, follia, moralità e territorio come identità.

Il fandom, ovviamente, ha già iniziato a spaccarsi come fazioni in multiplayer. C’è chi sogna un ritorno spirituale alle isole che hanno visto nascere Vaas, chi preferirebbe un nuovo interpretazione dell’America rurale in stile Far Cry 5, chi si aspetta un territorio completamente nuovo, magari qualcosa che giochi ancora di più con cultura, politica e tensioni contemporanee. Ed è proprio questa incertezza a nutrire l’hype: fino a quando FX non rivelerà la prima ambientazione, ogni teoria resta possibile.

Se c’è una cosa che Far Cry ha dimostrato negli anni, è che un buon mondo aperto non vive di mappa, ma di atmosfera. La serie dovrà catturare quell’impressione continua di essere sempre a un passo dal pericolo e a un passo dalla libertà. È una sensazione che ogni gamer incallita conosce bene: quel momento in cui stai per morire, ma non puoi smettere di giocare. È adrenalina pura, ed è ciò che ci aspettiamo dalla serie.

E ora, lasciatemi fare la cosa che ogni giocatrice appassionata farebbe dopo aver analizzato ventimila trailer, leak e rumor: passo il controller a voi.

Qual è l’ambientazione perfetta per la prima stagione secondo te?
Pensi che Hawley e McElhenney sapranno tenere testa ai villain più iconici del gaming moderno?

La community è qui per parlarne. La partita è appena iniziata. Multiplayer attivo. Si entra in lobby.


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