C’è un silenzio strano oggi, di quelli che non appartengono solo ai luoghi ma anche ai pixel, ai loghi, alle grafiche, ai thread pieni di cuori. È il silenzio che segue la scomparsa di Fabio Iacobucci, per tutti il Vichingone: un artista della fantasia, un costruttore di mondi visivi, un amico di quelli veri. Fabio se n’è andato a soli quarantasei anni, sconfitto da una malattia feroce che gli aveva dichiarato guerra appena un anno fa. Ma anche in quella battaglia finale, ha saputo essere ciò che è sempre stato: un guerriero nordico con l’animo luminoso. Un uomo capace di affrontare la tempesta con il sorriso e la creatività come scudo.
Originario di Roma ma adottato da Soriano nel Cimino, dove tutti lo conoscevano e lo amavano, Fabio era uno di quei professionisti che riuscivano a trasformare il mestiere in arte. Senior Visual Designer per Etnograph, illustratore, creatore di loghi, web designer e mentore, ma soprattutto nerd vero: Xbox Ambassador, Dungeon Master, content creator per Twitch e YouTube, innamorato della fantasy culture in ogni sua forma.
Chi ha lavorato con lui lo descrive come una mente brillante e un cuore gentile. Aveva la capacità rara di rendere comprensibile la complessità, di dare ordine e bellezza a ciò che era solo intuizione. “Good design is a matter of discipline”, amava ripetere, ma dietro quella disciplina c’era una sensibilità che non si insegnava: quella di chi viveva l’estetica come una forma di empatia.
Tra le sue opere più amate c’è il logo del Fantasy Castle, evento simbolo della cultura fantastica italiana. E proprio la pagina ufficiale della manifestazione lo ha salutato con parole che commuovono:
“Con il cuore colmo di tristezza oggi salutiamo una persona che è stata parte integrante del nostro sogno.
Salutiamo un amico, un compagno di viaggio, una persona buona.Le parole sono nulla davanti a momenti così dolorosi.Scegliamo di salutarti con il logo che tu stesso hai creato, ricordando la bella persona che eri.Grazie per il tempoCiao Fabio”
Fabio era davvero un vichingo nel senso più alto e poetico del termine. Un gigante dal cuore d’oro, empatico, generoso, capace di unire le persone con un sorriso o una parola. Nelle sue giornate c’erano design, musica, ironia e una gioia contagiosa che attraversava i monitor. Quando la malattia gli ha tolto la voce e la libertà di muoversi, non ha mai smesso di insegnare — con gesti, sguardi e piccoli momenti di felicità condivisa — che la vita resta un dono, anche quando fa male.
Era uno di quelli che sapevano celebrare l’essenziale: una pizza con gli amici, una canzone di Sanremo, un punto a tennis, un gol visto insieme. Nel dolore ha continuato a cercare la luce, come in una quest principale che non si arrende mai, anche quando il boss finale sembra imbattibile.
I suoi amici lo ricordano come un uomo che ha saputo trasformare la sofferenza in lezione e il lavoro in arte. Fino all’ultimo ha voluto essere parte di un mondo fatto di sogni, di pixel e di amore per la cultura nerd. Oggi quel mondo lo piange, ma anche lo celebra — perché ogni logo, ogni layout, ogni dettaglio che porta la sua impronta è una piccola runa luminosa incisa nella memoria collettiva di chi lo ha conosciuto.
Fabio “Vichingone” Iacobucci ci lascia un’eredità fatta di bellezza e umanità. E se davvero esistono Valhalla digitali, lì da qualche parte lui starà già sistemando un’interfaccia, rifinendo un font, o conducendo una nuova campagna di Dungeons & Dragons con un gruppo di angeli curiosi.
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Lo conoscevo online… grandissima persona. Mi dispiace molto.