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Everwild: il sogno verde di Rare che non vedremo mai

C’erano una volta gli dèi del bosco, gli spiriti degli alberi e una software house britannica capace di trasformare la meraviglia in pixel. Quella casa si chiamava Rare, e il suo ultimo incantesimo, Everwild, avrebbe dovuto essere una celebrazione del legame tra uomo e natura, un’avventura senza armi ma piena di stupore. Oggi, però, di quel sogno non restano che frammenti: immagini trapelate, concept dimenticati e un’ondata di nostalgia digitale che attraversa l’intera community videoludica.

Sotto l’egida di Xbox Game Studios, Everwild prometteva di essere il nuovo punto di svolta dello studio che ci aveva regalato Banjo-Kazooie, Perfect Dark e, più di recente, Sea of Thieves. Una favola interattiva fatta di colori e silenzi, di gesti rituali e cooperazione, un “action-adventure non violento” che avrebbe riscritto il rapporto fra il giocatore e l’ambiente circostante.

Ma come spesso accade nei regni del gaming moderno, il sogno è svanito prima di prendere forma.


L’ultima eco della foresta

Le immagini emerse online mostrano un mondo che sembra uscito da un libro illustrato di Studio Ghibli: figure eteree in abiti tribali che si muovono tra alberi monumentali, fiumi di luce e creature che respirano insieme al paesaggio. Il tutto immerso in un’estetica cel-shaded che trasforma la natura in un dipinto vivente.

Nessuna battaglia, nessuna spada, nessun nemico da sconfiggere. Solo armonia, osservazione e connessione. I giocatori avrebbero dovuto imparare a coltivare piuttosto che a conquistare. Non sopravvivere al mondo, ma viverlo e comprenderlo.

Secondo Mp1st, che in passato aveva diffuso anche materiali di Perfect Dark, gli screenshot proverrebbero da una build interna di sviluppo, forse una delle ultime esistenti. Eppure l’autenticità non è mai stata confermata, e nel regno dei leak ogni immagine diventa leggenda, ogni file un frammento di utopia perduta.


Un progetto in equilibrio fra arte e sperimentazione

La genesi di Everwild inizia nel 2014, nei laboratori creativi di Rare, dove piccoli team sperimentavano nuove forme di gameplay. Per anni il progetto ha navigato in uno stato di prototipazione costante, cambiando forma, direttori creativi e persino filosofia di base.

Durante l’evento Xbox X019 del novembre 2019, Rare svelò al mondo un trailer mozzafiato: nessuna parola, solo immagini e musica. Bastò quello a catturare l’immaginario collettivo. L’idea di un mondo vivo, sacro e interattivo, dove ogni gesto del giocatore avrebbe avuto un eco sull’ambiente, era qualcosa di radicale per un’industria ossessionata dal “più grande, più rumoroso, più esplosivo”.

Nel 2020, il titolo veniva descritto come un’avventura in terza persona “senza combattimento”, con elementi dei cosiddetti God games — esperienze dove il giocatore influenza il mondo più che dominarlo. Poi, tra il 2021 e il 2023, Everwild subì un reboot completo, dopo l’uscita di scena del creative director Simon Woodroffe. Nuove idee, nuovi sistemi, nuovi sogni. E nuove attese.

Secondo alcune voci interne riportate da Video Games Chronicle, il gioco si era avvicinato a un modello più simile a Viva Piñata che non a un survival classico. Una simulazione di vita naturale, dove l’ecosistema stesso sarebbe stato protagonista. E questo, per chi conosce Rare, non è un dettaglio: è una dichiarazione d’intenti.


La cancellazione e il silenzio

Poi è arrivata la tempesta. Luglio 2025: Microsoft annuncia una massiccia riorganizzazione interna, con licenziamenti che colpiscono anche Xbox Game Studios. Nella lista delle vittime: Perfect Dark, Project Blackbird e, appunto, Everwild.

A confermare il colpo di grazia è stato Matt Booty, presidente di Xbox Game Studios, che ha ufficializzato la cancellazione del progetto. Rare, per ora, continuerà a supportare Sea of Thieves, lasciando il resto sospeso nel limbo delle promesse infrante.

È difficile non vedere in questa scelta una metafora più ampia: la tensione costante tra arte e industria, tra visione e sostenibilità economica. Everwild non è stato cancellato perché brutto o sbagliato, ma perché forse troppo rischioso, troppo poetico per il mercato contemporaneo.


Il peso di un sogno infranto

Chi ha seguito Rare sin dai tempi del Nintendo 64 sa che lo studio non è solo un marchio, ma una filosofia di design. Dietro ai suoi giochi c’è sempre stata un’anima giocosa e curiosa, capace di passare dal platform più folle alla riflessione più malinconica. Everwild avrebbe potuto essere il simbolo di una rinascita creativa: un gioco sull’empatia, sull’armonia e sull’equilibrio.

Il fatto che fosse già in stato giocabile rende la sua cancellazione ancora più amara. Le immagini circolate mostrano un livello di rifinitura che lascia intendere quanto il team avesse investito passione e cura nel progetto.

Immaginate un multiplayer dove non si combatte, ma si coopera per guarire un mondo ferito. Dove ogni albero abbattuto richiede un sacrificio, e ogni creatura salvata modifica il paesaggio. Un gioco che avrebbe potuto insegnare qualcosa, non solo intrattenere.


Rare, tra passato e futuro

Dopo il successo planetario di Sea of Thieves, Rare si trovava davanti a un bivio: continuare sulla strada dell’avventura condivisa o spingersi verso qualcosa di più sperimentale. Everwild rappresentava la seconda opzione — un ritorno allo spirito pionieristico degli anni ’90, quando ogni titolo Rare era una piccola rivoluzione.

Oggi, invece, la software house sembra destinata a mantenere un profilo più prudente. Ma nel cuore dei fan resta la speranza che un giorno, da qualche parte nei server di Twycross, qualcuno riapra quei file, riascolti quella colonna sonora sospesa tra arpa e vento, e decida che è tempo di tornare nella foresta.


Una leggenda tra i “What If” del gaming

Ogni generazione videoludica ha i suoi fantasmi: Scalebound, Star Wars 1313, Silent Hills P.T.. Everwild entra di diritto in quel pantheon di promesse incompiute che continuano a vivere nell’immaginazione dei giocatori. Non esisterà mai, e forse proprio per questo continuerà a esistere per sempre.

Guardando quelle immagini, con la luce che filtra tra gli alberi e le figure che danzano come spiriti, è impossibile non pensare a ciò che avremmo potuto vivere. Everwild non era solo un gioco: era una visione di come i videogame possono essere poesia interattiva, meditazione digitale, ecologia emotiva.

E finché ne parleremo — finché il suo nome continuerà a risuonare nelle nostre conversazioni — Rare non avrà fallito davvero.


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