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Video Games History 2026: il più grande evento sulla storia del videogioco arriva a Piazzola sul Brenta

Due giorni per attraversare cinquant’anni di videogiochi tra arcade, retroconsole e leggende pixel
La memoria ha un suono preciso. È quello metallico del gettone che cadeva dentro al cabinato. È il “waka waka” di Pac-Man che rimbalzava tra le pareti della sala giochi. È il click secco del tasto rosso dell’Atari premuto con troppa foga durante una partita tiratissima.
Video Games History promette di riportarci esattamente lì, ma senza nostalgia sterile e senza filtri romantici: due giorni, il 14 e 15 marzo 2026, all’Ex Jutificio di Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova, per vivere quello che si preannuncia come il più grande evento sulla storia del videogioco mai organizzato in Italia.
E se vi dico che non è un modo di dire, potete credermi. Perché qui non si parla di una semplice fiera retro. Qui si parla di un’esperienza totalizzante.
200 cabinati arcade, senza gettoni: il sogno proibito della nostra adolescenza
Immaginate una sala giochi gigantesca. File di cabinati originali, restaurati, funzionanti. Oltre duecento macchine arcade pronte a essere accese. La differenza rispetto agli anni Ottanta? Niente gettoni. Modalità free to play. Gioco libero.
Chi è cresciuto a pane e coin-op sa cosa significa. Partite interrotte per mancanza di spicci. Livelli lasciati a metà. High score sfiorati e poi svaniti. Video Games History ribalta quella frustrazione e la trasforma in rivincita generazionale.
Da Space Invaders a Pac-Man, da Donkey Kong a Metal Slug, ogni titolo racconta un pezzo di evoluzione tecnologica e culturale. Non sono solo giochi: sono capitoli di una storia collettiva che ha definito l’immaginario di milioni di persone.
E poi c’è lui, il pezzo che farà impazzire chi ama il Giappone più nerd: Densha De Go, il leggendario simulatore ferroviario nipponico. Un cabinato che è quasi un oggetto mitologico per noi europei, finalmente giocabile dal vivo.
Oltre 300 retroconsole e home computer: viaggio dagli anni ’70 ai primi 2000
Arcade sì, ma anche salotto di casa. Video Games History mette a disposizione più di 300 postazioni tra retroconsole e home computer, liberamente giocabili.
Atari 2600. Intellivision. PC Engine. Super Nintendo. Mega Drive. Saturn. Dreamcast. Playstation. Nomi che per qualcuno sono archeologia digitale, per altri sono ancora cicatrici emotive.
E poi le rarità. Quelle che hai visto solo su una rivista, magari in un trafiletto in fondo alla pagina. FM Towns. Vectrex. Virtual Boy. Macchine che sembravano arrivate da un’altra timeline, che in Italia spesso non sono mai sbarcate ufficialmente.
Qui non si osserva dietro un vetro. Si gioca. Si tocca. Si sperimenta. Si capisce davvero come si è evoluto il linguaggio videoludico, dal pixel primordiale alla tridimensionalità degli anni Duemila.
L’area home computer con Retrocampus: tecnologia, cultura e memoria condivisa
Non esiste solo l’intrattenimento. L’area dedicata agli home computer, realizzata in collaborazione con Retrocampus, mette al centro una verità che spesso dimentichiamo: il videogioco è stato anche il nostro primo contatto con l’informatica.
Commodore 64. Amiga. Sistemi che non servivano solo a giocare, ma a programmare, scrivere, creare. Interfacce spartane che hanno insegnato a una generazione a ragionare in modo diverso.
Chi ha digitato una riga di BASIC su uno schermo nero sa di cosa parlo. Non era solo passatempo. Era scoperta.
Video Games History racconta anche questo: l’impatto dei primi computer domestici sulla vita quotidiana, sulle professioni, sulla nascita di un’intera industria culturale.
La mostra di Oliver Frey e Roger Kean: arte prima dell’era digitale
Prima dei render in 4K, prima dei trailer cinematici, prima dei social, le copertine erano dipinte a mano. E non erano semplici immagini promozionali. Erano visioni.
All’interno di Video Games History trova spazio una retrospettiva unica dedicata agli artwork originali di Oliver Frey e Roger Kean, storiche firme delle riviste Crash, Zzap! e Amtix. Circa sessanta opere originali, affiancate da riviste, poster, giochi e materiali editoriali dell’epoca.
Quelle illustrazioni hanno definito l’estetica del videogioco europeo. Hanno trasformato sprite a 8 bit in mondi epici. Hanno acceso l’immaginazione prima ancora che il caricamento da cassetta fosse completato.
Una sezione è dedicata anche a Thalamus Software, simbolo del passaggio dall’editoria alla produzione videoludica. Un ponte tra carta e pixel, tra critica e creazione.
Per chi ama la storia del medium, questa parte dell’evento vale da sola il viaggio.
Tornei, speedrun, conferenze: la community al centro
Video Games History non è un museo silenzioso. È un luogo vivo. Tornei al miglior punteggio, speedrun dal vivo, conferenze con ospiti speciali, panel tematici.
La cultura videoludica non è mai stata statica. È dialogo, confronto, sfida. È community. E qui la community avrà spazio reale.
Collezionisti italiani tra i più importanti porteranno pezzi rarissimi. Espositori proporranno console e giochi ormai introvabili in una mostra mercato che farà battere forte il portafoglio di molti di noi. Ammettiamolo.
Comprare un titolo originale, scovare quella cartuccia cercata per anni, parlare con chi conserva e studia questi oggetti come reperti archeologici digitali: tutto questo fa parte dell’esperienza.
Perché Video Games History è un evento da non perdere
Video Games History non è solo un raduno per nostalgici. È un racconto fisico di come il videogioco abbia plasmato linguaggi, carriere, passioni. È la dimostrazione concreta che dietro joystick e pixel esiste cultura.
Due giorni all’Ex Jutificio di Piazzola sul Brenta diventano così una macchina del tempo, ma anche uno specchio. Perché ogni generazione ha il suo primo gioco, la sua prima console, la sua prima sala giochi.
E allora la domanda la giro a voi: qual è il titolo che vi ha cambiato la vita? Qual è la console che vi ha fatto sentire parte di qualcosa di nuovo?
Ci vediamo lì, tra cabinati accesi e monitor a tubo catodico. E stavolta, niente gettoni a separarci dall’high score.
Per restare aggiornati su eventi, retro gaming e cultura geek continuate a seguirci su CorriereNerd.it e raccontateci nei commenti il vostro ricordo videoludico più potente. La storia del videogioco è fatta di pixel, sì. Ma soprattutto di persone. E noi siamo parte di quella storia. 🎮
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