UnderComix 2026 a Piacenza: il festival del fumetto indipendente che celebra l’autoproduzione

Aprile porta con sé quella strana elettricità che solo chi vive di fumetti, tavole disegnate a notte fonda e chiacchiere infinite tra stand riesce davvero a riconoscere, una specie di richiamo silenzioso che vibra tra le pagine spillate, gli sketchbook consumati e le idee ancora grezze ma potentissime che aspettano solo il momento giusto per esplodere. In questo flusso creativo che sembra arrivare da sottoterra, pronto a risalire in superficie con tutta la sua energia, prende forma UNDERCOMIX 2026, un festival che non nasce per inseguire le luci della ribalta ma per accenderle dove spesso nessuno guarda davvero, là dove il fumetto respira libero, imperfetto, sperimentale, autentico.
Tra il 18 e il 19 aprile 2026, gli spazi di TOO Piacenza si trasformano in qualcosa di più di una semplice location: diventano un ecosistema creativo in continua mutazione, un luogo in cui il confine tra artista e pubblico si dissolve, dove chi disegna, chi scrive, chi stampa e chi legge si ritrovano a parlare la stessa lingua fatta di segni, intuizioni e visioni condivise. Qui non si viene solo per osservare, si viene per immergersi, per ascoltare storie che nascono fuori dai circuiti tradizionali e che proprio per questo hanno qualcosa da dire che altrove fatica a trovare spazio.
UNDERCOMIX non è una convention nel senso più classico del termine, non è l’ennesimo evento costruito attorno a grandi nomi e logiche di mercato. È piuttosto una dichiarazione d’intenti, una presa di posizione culturale che celebra il fumetto indipendente come territorio di libertà assoluta. E questa cosa, se sei cresciuto tra manga fotocopiati, fanzine passate di mano in mano e forum pieni di sogni condivisi, la senti subito, quasi a pelle.
L’anima del festival si muove attorno a una serie di mostre che raccontano il presente e il futuro dell’illustrazione e del fumetto contemporaneo, con una selezione di opere realizzate da giovani artisti emergenti che trovano qui una possibilità concreta di essere visti, scoperti, discussi. Non si tratta solo di appendere tavole a una parete, ma di costruire un dialogo, di mettere in relazione percorsi, stili, linguaggi che raramente trovano una casa comune. Accanto a loro, scuole di fumetto, collettivi e associazioni culturali contribuiscono a creare una rete viva, fatta di scambi, contaminazioni e nuove collaborazioni che spesso nascono proprio tra una chiacchiera e l’altra.
Girare tra gli spazi di UNDERCOMIX significa attraversare una mappa invisibile del fumetto indipendente italiano, dove ogni desk racconta una storia diversa, ogni autoproduzione è un piccolo universo e ogni artista porta con sé una visione che non ha bisogno di compromessi per esistere. Più di cinquanta autori condividono questo spazio, ognuno con il proprio stile, il proprio segno, il proprio modo di raccontare il mondo, e il risultato è una varietà che difficilmente si riesce a trovare altrove.
Ma la vera magia succede quando ci si ferma ad ascoltare. I talk diventano momenti di confronto autentico, dove il fumetto viene raccontato da chi lo vive davvero, tra esperienze personali, riflessioni sul presente e domande aperte sul futuro. Si parla di autoproduzione come scelta, come necessità, come atto creativo e politico allo stesso tempo, si esplora il percorso che porta un’idea a diventare qualcosa di concreto, si entra nelle dinamiche spesso invisibili di un settore che continua a reinventarsi.
Le voci che animano questi incontri sono quelle di autori, illustratori, professionisti e realtà associative che hanno costruito il proprio percorso tra editoria indipendente e sperimentazione. Nomi come Davide Toffolo o Massimo Giacon portano con sé un bagaglio di esperienze che attraversa decenni di storia del fumetto, mentre figure più contemporanee e ibride raccontano un presente in continua trasformazione, dove i confini tra discipline si fanno sempre più sottili.
E poi ci sono i workshop, che rappresentano forse il lato più concreto e tangibile di tutta questa energia creativa. Qui si impara facendo, si sperimenta, si sbaglia, si riparte. Disegno, sceneggiatura, lettering, editing diventano strumenti attraverso cui trasformare un’idea in qualcosa di reale, qualcosa che può essere stampato, condiviso, venduto, vissuto. Ed è proprio in questi momenti che si percepisce quanto l’autoproduzione non sia solo un’alternativa, ma un vero e proprio linguaggio, un modo di stare al mondo.

L’atmosfera che si respira durante le due giornate ha qualcosa di profondamente familiare, anche per chi arriva per la prima volta. Musica, food truck, incontri casuali, risate, discussioni infinite su tecniche e stili si mescolano in un flusso continuo che rende difficile capire dove finisce l’evento e dove inizia l’esperienza personale di ciascuno. UNDERCOMIX diventa così uno spazio di socialità autentica, dove il fumetto non è solo un medium, ma un punto di connessione tra persone.
Dietro tutto questo c’è una visione chiara, portata avanti da realtà come Ora Pro Comics, che credono nel valore delle autoproduzioni come terreno fertile per nuovi talenti, come laboratorio creativo in cui sperimentare senza paura, come spazio in cui costruire il futuro del fumetto partendo dal basso. Una visione che si traduce in un evento accessibile, gratuito, aperto a chiunque abbia voglia di scoprire, partecipare, mettersi in gioco.
In un panorama spesso dominato da grandi produzioni e logiche industriali, UNDERCOMIX si ritaglia un ruolo diverso, più intimo ma non per questo meno importante. Funziona come un ponte tra mondi che raramente si incontrano, tra pubblico e artisti, tra chi sogna di fare fumetti e chi quel sogno lo sta già vivendo, tra tradizione e sperimentazione.
E forse è proprio questa la sua forza più grande: ricordare a tutti noi, anche solo per un weekend, perché ci siamo innamorati di questo mondo fatto di carta, inchiostro e immaginazione, e quanto sia ancora capace di sorprenderci, di cambiarci, di farci sentire parte di qualcosa che va ben oltre una semplice storia disegnata.
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