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Paradise: a Milano l’installazione di Fabio Giampietro apre una “breccia” verso la città sotterranea della serie Disney+

6 Marzo - 8 Marzo

Passeggiare per Milano e ritrovarsi davanti a una scena che sembra uscita da un episodio di fantascienza televisiva non è esattamente qualcosa che capita tutti i giorni. Eppure negli ultimi giorni chi è passato da Piazza Missori ha avuto la sensazione stranissima di trovarsi davanti a una frattura nella realtà. Non un semplice murale, non un cartellone promozionale, ma qualcosa di molto più vicino a un glitch urbano, uno di quei momenti in cui la città sembra aprirsi sotto i piedi e rivelare un mondo nascosto.

Questa volta la colpa – o il merito, dipende dai punti di vista – è della serie Paradise, uno dei drama più discussi degli ultimi tempi su Disney+, che per celebrare l’arrivo della seconda stagione ha deciso di trasformare una piazza milanese in un portale visivo verso il suo universo narrativo. Il risultato è un’installazione artistica che sembra quasi uscita da un videogame di esplorazione urbana o da uno di quei livelli segreti che si sbloccano dopo aver guardato troppo a lungo il pavimento.

Dietro questa esperienza visiva c’è la mente dell’artista italiano Fabio Giampietro, figura che chi segue il mondo dell’arte digitale e delle installazioni immersive conosce bene. Giampietro è uno di quei creativi che non si limita a dipingere o progettare opere, ma prova letteralmente a manipolare la percezione dello spazio. Il suo lavoro spesso gioca con l’illusione prospettica, con ambienti virtuali e con l’idea che ciò che vediamo dipenda sempre dal punto esatto in cui scegliamo di guardare.

Ed è proprio questo il concetto alla base dell’installazione milanese dedicata a Paradise.

Chi arriva in Piazza Missori si trova davanti a una gigantesca opera posizionata direttamente sul pavimento, una composizione anamorfica progettata per creare l’illusione di una spaccatura nella superficie urbana. L’effetto è quasi cinematografico. Da una certa angolazione il terreno sembra davvero aprirsi sotto i piedi dei passanti, mostrando una vista dall’alto di Paradise City, la misteriosa città sotterranea attorno a cui ruota la trama della serie.

Non si tratta di un semplice disegno tridimensionale da street art. L’opera nasce da una base pittorica tradizionale che Giampietro ha poi trasformato attraverso un’elaborazione digitale complessa, calibrando prospettiva e scala per adattarla perfettamente allo spazio urbano della piazza. Il risultato è una sorta di trompe-l’œil contemporaneo, dove pittura, tecnologia e urban design si fondono in un’unica esperienza visiva.

Chiunque abbia passato ore a esplorare mondi virtuali nei videogiochi o a perdersi nelle città impossibili degli anime sa quanto sia potente la sensazione di trovarsi davanti a un luogo che sfida la geometria. L’installazione di Piazza Missori gioca esattamente su questa percezione. Per qualche secondo Milano sembra diventare un livello segreto di un open world.

La scelta di collegare l’opera proprio alla serie Paradise non è casuale. Il racconto creato da Dan Fogelman ruota attorno a una società nascosta sotto terra, costruita per sopravvivere dopo un evento catastrofico chiamato semplicemente “il Giorno”. Una comunità che cerca di mantenere ordine e stabilità mentre il mondo esterno resta avvolto da misteri e pericoli.

La seconda stagione della serie, disponibile in esclusiva su Disney+, porta avanti proprio questa tensione narrativa. Il protagonista Xavier, interpretato da Sterling K. Brown, lascia la relativa sicurezza della città sotterranea per cercare Teri nel mondo esterno. Il viaggio lo porta a scoprire come l’umanità abbia tentato di sopravvivere nei tre anni successivi al Giorno, tra comunità improvvisate, nuovi equilibri e segreti che iniziano lentamente a emergere.

Allo stesso tempo, dentro Paradise City la situazione non è affatto stabile. Le conseguenze degli eventi della prima stagione iniziano a incrinare la fragile struttura sociale del bunker. Vecchie verità tornano a galla, nuove alleanze si formano e il mistero sulle origini della città diventa sempre più centrale.

Il cast della serie è uno di quelli che fanno alzare immediatamente le antenne a chi ama le produzioni seriali di alto livello. Oltre a Sterling K. Brown compaiono Julianne Nicholson, Sarah Shahi, Nicole Brydon Bloom, Krys Marshall, Enuka Okuma, Aliyah Mastin, Percy Daggs IV e Charlie Evans, con guest star ricorrenti come James Marsden, Shailene Woodley, Thomas Doherty e Jon Beavers.

Una squadra che rende Paradise una di quelle serie che finiscono rapidamente nelle discussioni infinite tra amici nerd, tra chi analizza ogni dettaglio della trama e chi invece resta ipnotizzato dall’atmosfera distopica e dai dilemmi morali che emergono episodio dopo episodio.

L’installazione realizzata da Giampietro non si limita a promuovere la serie. Funziona quasi come una metafora visiva della sua storia. L’illusione della superficie che si rompe e rivela un sistema nascosto sotto di essa richiama direttamente il concetto narrativo di Paradise City. Un luogo progettato per simulare stabilità, un equilibrio artificiale che esiste grazie a una struttura invisibile.

Il titolo dell’opera, Synthetic Horizon, suggerisce proprio questa idea. La superficie urbana non è più qualcosa di stabile e definitivo. Diventa una costruzione, una scena che può aprirsi e rivelare la meccanica nascosta dietro ciò che consideriamo realtà.

Secondo Giampietro l’anamorfosi non è soltanto un trucco ottico, ma un modo per riflettere su come lo sguardo umano costruisca il mondo. L’immagine esiste solo se osservata da una posizione precisa. Cambiando punto di vista, tutto si deforma.

Un concetto che, se ci pensate, sembra scritto apposta per l’epoca in cui viviamo, tra realtà aumentata, metaversi, mondi digitali e storytelling transmediale.

Chi segue la carriera dell’artista sa che questa ricerca non è nuova. Giampietro ha spesso lavorato sul rapporto tra pittura e tecnologia, creando opere in cui ambienti urbani impossibili sembrano piegarsi su se stessi come se fossero stati progettati da un architetto di dimensioni alternative. Nel 2016 ha conquistato il Lumen Prize Gold Award, uno dei riconoscimenti più importanti nel campo dell’arte digitale.

Tra i suoi progetti più recenti spiccano installazioni immersive come The Lift al MEET Digital Culture Center di Milano e AIORA, un’altalena interattiva esposta accanto alle opere di artisti come Refik Anadol e Krista Kim nella mostra Ipotesi Metaverso a Roma, dove dialogava idealmente anche con giganti della storia dell’arte come M. C. Escher, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico e Giovanni Battista Piranesi.

Urban Singularity, uno dei suoi cicli pittorici più ambiziosi, esplora invece città post-umane fatte di geometrie impossibili e architetture che sembrano generate da un’intelligenza artificiale impazzita.

Vedere una parte di questa ricerca finire nel centro di Milano, collegata a una serie TV distopica, ha qualcosa di tremendamente affascinante per chi vive di immaginari nerd.

Arte contemporanea, storytelling televisivo e spazio urbano si incontrano in un esperimento che dura pochi giorni ma lascia un’impressione forte.

Fino all’8 marzo chi passa da Piazza Missori può letteralmente affacciarsi su Paradise City. E la sensazione è quella di trovarsi per un attimo davanti a una crepa nella realtà, una di quelle anomalie che nei videogiochi indicano l’accesso a un livello nascosto.

Il tipo di esperienza che fa venire una sola domanda in testa a ogni fan di fantascienza, serie TV e mondi alternativi.

E se sotto i nostri piedi ci fosse davvero qualcosa del genere?


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