- Questo evento è passato.
Monumentini a Chieri 2026: la mostra LEGO di Luca Petraglia trasforma i monumenti italiani in arte

Alcune mostre parlano agli appassionati di arte, altre agli amanti dell’architettura, altre ancora ai fan irriducibili dei mattoncini LEGO®, ma Monumentini riesce in qualcosa di molto più raro: mette intorno allo stesso tavolo chi ha passato l’infanzia a costruire castelli sul pavimento del salotto, chi si emoziona davanti al profilo della Mole Antonelliana e chi davanti a una facciata rinascimentale vede ancora, con lo stesso stupore di un bambino, una promessa di meraviglia. Dal 14 marzo al 3 maggio 2026, l’Imbiancheria del Vajro di Chieri diventa il punto d’incontro perfetto tra cultura pop, memoria architettonica e immaginazione nerd, accogliendo una delle esposizioni più affascinanti che gli appassionati di LEGO art possano desiderare: “Monumentini. L’arte e l’architettura nei mattoncini LEGO® di Luca Petraglia”.
Chi frequenta il mondo AFOL, chi segue le grandi esposizioni Brick Expo o semplicemente chi ha sviluppato negli anni una forma quasi affettiva di rispetto per il design modulare dei mattoncini sa bene che non basta impilare pezzi colorati per trasformare un modello in opera d’arte. Serve occhio, serve pazienza, serve soprattutto quella specie di ossessione creativa che separa il costruttore occasionale dall’autore vero. Luca Petraglia appartiene senza esitazioni a questa seconda categoria, e le sue creazioni sembrano nate proprio da quella zona di confine in cui il gioco smette di essere passatempo e diventa linguaggio artistico.

Passeggiare tra le sale della mostra significa attraversare l’Italia in miniatura come se qualcuno avesse preso una mappa monumentale del Paese, l’avesse filtrata attraverso l’immaginario LEGO e poi restituita al pubblico in forma nuova, sorprendente, quasi poetica. La Fontana di Trevi, il Ponte di Rialto, il Teatro San Carlo di Napoli, la Casina Vanvitelliana, il Duomo di Milano, il Campanile di Giotto: monumenti che appartengono alla nostra memoria collettiva vengono ricostruiti mattoncino dopo mattoncino con una precisione quasi commovente. Non si tratta di semplici riproduzioni decorative, ed è qui che Monumentini alza davvero il livello del discorso. Petraglia studia, analizza, scompone e ricompone. Ogni edificio diventa una sfida ingegneristica, un rebus tridimensionale in cui l’equilibrio tra fedeltà storica e limiti strutturali del mezzo richiede intuizioni degne di un architetto e pazienza da certosino.
La cifra impressionante di oltre centomila mattoncini LEGO® impiegati per l’intera esposizione racconta solo in parte la portata del progetto, perché il vero colpo d’occhio arriva davanti ai ventuno capolavori esposti, ciascuno capace di fermare il visitatore più a lungo del previsto. E succede una cosa curiosa, quasi inevitabile: ci si avvicina per osservare il monumento nel suo insieme, poi ci si perde nei dettagli, nei fregi reinventati con incastri impossibili, nelle curvature risolte con soluzioni tecniche che fanno sorridere chi conosce il lessico segreto dei pezzi LEGO. È un po’ come guardare un film di fantascienza pieno di easter egg: più sai, più scopri.
Tra tutte le opere, una calamita assoluta per gli sguardi sarà senza dubbio la monumentale Piazza del Campidoglio, una costruzione titanica che supera i duecentomila pezzi e che rappresenta una vetta creativa impressionante anche per chi ha visitato molte esposizioni brick-based. Vederla dal vivo cambia completamente la percezione delle immagini circolate online: la geometria michelangiolesca prende forma con una forza scenica inattesa, e in quel momento diventa evidente quanto il LEGO possa trasformarsi in uno strumento narrativo potentissimo, capace di raccontare spazio, storia e identità urbana con una forza che pochi materiali sanno restituire.
Poi arriva la Mole Antonelliana, simbolo piemontese per eccellenza, e qui per chi passa da Torino o la ama da lontano si accende qualcosa di particolare. Perché certe architetture non sono solo edifici: sono icone pop, silhouette sedimentate nella memoria come i profili dell’Enterprise o del Castello Errante di Howl. Ritrovarle ricreate in scala, dentro una mostra come questa, provoca una strana emozione familiare, una miscela di orgoglio territoriale e stupore geek.
Ma Monumentini non si ferma all’incanto estetico, ed è forse questo l’aspetto che rende l’esperienza ancora più potente. Sotto la superficie scintillante dei mattoncini si muove una dimensione umana profonda, concreta, che lega la mostra a Domus Morandi, progetto promosso dalla Fondazione Morandi ETS dedicato alla realizzazione di una struttura destinata ai bambini affetti da malattie rare e incurabili che necessitano cure palliative. In un’epoca in cui spesso l’arte rischia di chiudersi in sé stessa, questa esposizione sceglie invece di costruire un ponte reale tra bellezza e responsabilità sociale.
Dentro questo dialogo si inserisce anche una delle opere più dense di significato dell’intera rassegna: la riproduzione dell’ex centro di controllo Rai del Parco di Monza, edificio firmato da Gio Ponti negli anni Cinquanta e ricostruito da Petraglia con trentamila mattoncini. Qui il modellismo diventa memoria architettonica attiva, testimonianza e visione insieme. Sapere che quello stesso luogo è destinato a rinascere come spazio di cura per i più fragili cambia completamente il modo in cui lo si osserva. Non è più soltanto una miniatura perfetta: diventa simbolo di trasformazione, di continuità tra passato e futuro.
Ed è proprio qui che Monumentini tocca qualcosa di profondamente nerd nel senso più nobile del termine. Perché essere nerd oggi significa anche questo: amare il dettaglio, riconoscere il valore della progettazione, emozionarsi davanti alla precisione tecnica ma senza perdere mai il legame con il significato umano delle cose. Il LEGO, in questa mostra, smette definitivamente di essere percepito come semplice oggetto ludico e torna alla sua forma più pura: linguaggio universale capace di parlare insieme di arte, memoria, ingegno e solidarietà.
Chieri, per quasi due mesi, diventa così una meta obbligata per famiglie, collezionisti, appassionati di architettura, fan LEGO e curiosi in cerca di esperienze fuori dall’ordinario. E diciamolo tra noi, per chi è cresciuto passando pomeriggi interi a separare pezzi 2×4 per colore, entrare in una sala piena di monumenti italiani ricreati con questa maestria ha qualcosa di simile al varcare la soglia di una galleria dedicata ai mech di Gundam o ai modellini navali di Star Wars: è lo stesso rispetto quasi sacrale per chi sa trasformare passione in arte.
Monumentini a Chieri non è soltanto una mostra da visitare, ma un viaggio dentro il modo in cui guardiamo il patrimonio culturale italiano attraverso gli occhi della creatività contemporanea. E viene naturale chiedersi, uscendo dall’Imbiancheria del Vajro, quale altro monumento potrebbe rinascere domani sotto le mani di Petraglia, quale altro skyline italiano attende ancora di essere tradotto nel linguaggio immortale dei mattoncini. Forse è proprio questa la magia che resta addosso tornando a casa: quella voglia irresistibile di rimettere mano ai propri LEGO e ricominciare a costruire.
Scopri di più da CorriereNerd.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Se sei un ufficio stampa o un’agenzia di eventi e vuoi inviare il COMUNICATO
STAMPA del tuo prossimo evento invia una mail alla nostra redazione alla nostra
redazione: press@satyrnet.it!



