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Monster Gallery: la mostra dedicata a tutti i mostri di Loch Ness arriva al Forte di Exilles

3 Luglio, 26 - 20 Settembre, 26

Figure leggendarie capaci di attraversare secoli, castelli che sembrano custodire segreti mai del tutto rivelati e creature che continuano a vivere nell’immaginazione collettiva anche dopo decenni di ricerche scientifiche: basta mettere insieme questi ingredienti perché ogni appassionato di misteri, folklore e cultura pop senta immediatamente il desiderio di partire. Succede proprio sulle montagne piemontesi, dove il maestoso Forte di Exilles inaugura “Monster Gallery. Tutti i mostri di Loch Ness”, una mostra destinata a conquistare non soltanto gli studiosi delle leggende, ma anche chi è cresciuto divorando fumetti, romanzi d’avventura, film fantastici e cartoni animati popolati da creature impossibili.

Dal 3 luglio fino alla fine di settembre, gli ambienti del celebre forte ospitano un viaggio attraverso uno dei miti più longevi della cultura contemporanea: quello di Nessie, il celebre mostro di Loch Ness. Non si tratta però dell’ennesima esposizione dedicata alla criptozoologia o alle teorie sulla possibile esistenza di un gigantesco animale nascosto nelle profondità di un lago scozzese. L’obiettivo è molto più affascinante, perché racconta il modo in cui una leggenda è riuscita a trasformarsi in un fenomeno culturale globale, contaminando cinema, fumetto, narrativa, televisione, merchandising e immaginario popolare.

La scelta del Forte di Exilles come sede della mostra appare quasi inevitabile. Un edificio con quasi mille anni di storia porta inevitabilmente sulle proprie mura il peso di assedi, guerre, conquiste, ricostruzioni e misteri. Posizionato in una delle aree strategicamente più importanti dell’arco alpino, il forte è stato conteso per secoli tra Francia e Casa Savoia, diventando teatro di vicende storiche che sembrano uscite da un romanzo storico. Tra le sue pietre riecheggiano racconti di soldati, prigionieri e personaggi enigmatici, primo fra tutti la celebre Maschera di Ferro, figura ancora oggi avvolta da un alone di mistero che ha ispirato libri e adattamenti cinematografici.

Una cornice simile rappresenta il luogo ideale per accogliere una creatura che vive sospesa nello stesso territorio ambiguo in cui convivono realtà documentata, fantasia popolare e desiderio umano di credere all’impossibile. Il Forte diventa così una sorta di ponte tra le leggende delle Alpi e quelle delle Highlands scozzesi, dimostrando come il fascino del mistero non conosca confini geografici.

La realizzazione dell’esposizione nasce dalla collaborazione con Torino Comics, manifestazione che da oltre trent’anni rappresenta uno dei punti di riferimento italiani dedicati al fumetto e alla cultura nerd. Curata da Vittorio Pavesio e Alberto Setzu, Monster Gallery. Tutti i mostri di Loch Ness accompagna il visitatore lungo un percorso che parte dalle origini folkloristiche della leggenda fino ad arrivare alle sue reinterpretazioni più moderne.

La trasformazione di Nessie da semplice racconto locale a vera icona mondiale costituisce uno degli aspetti più sorprendenti della mostra. L’avvistamento riportato nei primi anni Trenta sulle pagine dell’Inverness Courier rappresentò soltanto l’inizio di una delle più incredibili operazioni di costruzione dell’immaginario collettivo mai avvenute spontaneamente. Da allora fotografie, presunti filmati, testimonianze, spedizioni scientifiche, immersioni, sonar e tecnologie sempre più sofisticate hanno alimentato una storia che, invece di esaurirsi, ha continuato a crescere.

La forza di Nessie non risiede nella sua eventuale esistenza biologica, ma nella capacità di reinventarsi continuamente. Ogni generazione immagina un mostro diverso. Alcuni lo vedono come un gigantesco plesiosauro sopravvissuto all’estinzione dei dinosauri, altri preferiscono rappresentarlo come una creatura simpatica dagli occhi enormi, mentre illustratori e fumettisti gli hanno regalato forme, colori e personalità praticamente infinite. Verde, viola, azzurro, buffo o inquietante, Nessie cambia volto senza mai perdere la propria identità.

Proprio questa continua metamorfosi rappresenta uno degli elementi più interessanti dell’esposizione. Le opere raccolte raccontano decine di interpretazioni differenti, dimostrando come il mostro di Loch Ness appartenga ormai più all’arte che alla cronaca. Ogni autore gli attribuisce caratteristiche differenti, trasformandolo in specchio della propria sensibilità e del periodo storico in cui opera.

Chi frequenta il mondo dei fumetti sa bene quanto la creatura scozzese abbia influenzato intere generazioni di autori. L’universo Disney non ha resistito al richiamo delle acque misteriose del lago scozzese, così come Tintin, Asterix, Alan Ford, Martin Mystère e Dylan Dog hanno tutti incontrato, direttamente o indirettamente, una versione del celebre mostro. Ogni apparizione cambia tono e atmosfera, passando dalla comicità all’avventura, dall’indagine paranormale alla satira, fino all’horror più dichiarato.

Questa diffusione trasversale racconta qualcosa di molto importante sulla cultura pop. Nessie è uno di quei personaggi che non appartengono più a una singola storia. È diventato un archetipo narrativo, una figura universale capace di adattarsi praticamente a qualsiasi linguaggio. I bambini lo incontrano nei libri illustrati, gli adulti nei romanzi, i collezionisti nei gadget, gli spettatori al cinema, mentre gli appassionati di videogiochi lo ritrovano spesso nascosto come easter egg o boss segreto.

La riflessione proposta da Alberto Setzu accompagna perfettamente questa idea. Dopo oltre novant’anni di ricerche, spedizioni scientifiche, ipotesi accademiche, fotografie contestate, documentari e analisi tecnologiche sempre più sofisticate, la domanda sull’esistenza fisica del mostro sembra quasi perdere significato. La vera domanda riguarda piuttosto noi stessi. Perché continuiamo ad aver bisogno di Nessie? Perché una creatura mai dimostrata continua a occupare uno spazio così importante nella nostra fantasia?

La risposta probabilmente risiede proprio nella natura dell’essere umano. Le leggende funzionano perché rappresentano la possibilità che il mondo custodisca ancora territori inesplorati. In un’epoca dominata dai satelliti, dall’intelligenza artificiale e dalla mappatura digitale praticamente completa del pianeta, il pensiero che possa esistere ancora un angolo capace di sfuggire alla spiegazione scientifica continua a esercitare un fascino irresistibile.

Anche il cinema ha contribuito enormemente alla costruzione di questo mito. Dai film d’avventura alle produzioni per famiglie, passando per documentari, mockumentary e serie televisive, Nessie è diventato un protagonista ricorrente della cultura audiovisiva. Ogni nuova apparizione alimenta ulteriormente il mito, indipendentemente dal tono scelto dalla narrazione.

Una sezione della mostra merita particolare attenzione perché racconta una pagina importante della storia del fumetto umoristico italiano. Si tratta dello spazio dedicato a Lockness, il personaggio creato da Vittorio Pavesio insieme ad Alberto Setzu e pubblicato tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta su testate come Dolly, Corriere dei Piccoli e Dodo. Lockness rappresenta una reinterpretazione originale del mostro scozzese, trasformato in una creatura pacifica e profondamente rispettosa della natura.

Attraverso tavole ironiche e leggere, gli autori affrontavano temi oggi più attuali che mai, come la tutela dell’ambiente, la difesa degli animali e l’impatto distruttivo delle attività umane sugli ecosistemi naturali. Lockness non combatte contro esseri mostruosi, ma contro l’avidità, l’inquinamento e l’incapacità dell’uomo di convivere armoniosamente con la natura. Una prospettiva sorprendentemente moderna che rende queste storie ancora estremamente attuali.

La presenza di questo personaggio permette inoltre di riscoprire il percorso creativo di Vittorio Pavesio, illustratore, fumettista, editore e fondatore di Torino Comics, figura fondamentale nella diffusione del fumetto italiano contemporaneo. Accanto a lui, Alberto Setzu ha contribuito a costruire dialoghi e sceneggiature capaci di rendere Lockness un protagonista amato da migliaia di giovani lettori.

Visitare Monster Gallery. Tutti i mostri di Loch Ness significa quindi attraversare epoche, linguaggi e mezzi espressivi differenti. Ogni sala suggerisce una riflessione su quanto il concetto stesso di “mostro” sia cambiato nel tempo. Da creatura spaventosa raccontata nelle taverne scozzesi a simpatica mascotte per bambini, fino a diventare icona della cultura geek, Nessie continua a reinventarsi senza perdere la propria magia.

Anche chi parte convinto di trovare semplicemente una raccolta di immagini dedicate al mostro scozzese finirà probabilmente per uscire con una sensazione diversa. La mostra parla infatti del nostro rapporto con l’ignoto, della necessità di raccontare storie e della forza inesauribile dell’immaginazione umana. In fondo ogni epoca costruisce i propri mostri, e alcuni riescono a sopravvivere per generazioni proprio perché smettono di appartenere a un singolo luogo e diventano patrimonio condiviso dell’intera cultura pop.

Per chi ama il fantastico, il folklore, il fumetto, il cinema e le grandi icone dell’immaginario collettivo, il Forte di Exilles offre dunque una tappa davvero speciale dell’estate 2026, capace di unire storia, arte e cultura nerd in un’unica esperienza. E voi, quale versione di Nessie avete sempre immaginato? Quella gigantesca e inquietante che emerge dalle acque nella nebbia oppure quella simpatica e curiosa che ha conquistato fumetti e cartoni animati? La discussione, proprio come accade da quasi un secolo, resta ancora apertissima.

Note: AI-Generated Content

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