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Lucca Comics & Games 2026: l’attesa di un ritorno che è già memoria, comunità e immaginazione condivisa

28 Ottobre, 2026 - 3 Agosto, 2027

Ogni volta che si pronuncia il nome Lucca Comics & Games, succede una cosa curiosa. Anche a distanza di mesi, anche quando il calendario sembra ancora lontano, la testa corre subito a un’immagine precisa: le mura che trattengono il respiro, i vicoli che sembrano allargarsi per accogliere più storie di quante ne possano contenere, quella sensazione strana per cui una città medievale diventa improvvisamente il posto più futuristico d’Europa. E mentre il 2026 inizia a prendere forma, l’idea di tornare lì – dal 28 ottobre al 1° novembre – non suona come un semplice appuntamento, ma come il capitolo successivo di qualcosa che non ha mai davvero smesso di muoversi.

Negli ultimi anni Lucca ha imparato a crescere senza perdere memoria. Lo si è capito osservando le edizioni recenti, sempre più affollate e sempre meno caotiche nel modo di raccontarsi. Numeri enormi, sì, ma soprattutto persone. Volti. Voci che parlano lingue diverse e che però, appena incrociano un cosplay riconoscibile o una copertina amata, si capiscono al volo. È questo che rende l’attesa per Lucca Comics & Games 2026 diversa da quella di qualsiasi altra fiera: non è l’hype sterile dell’evento “più grande”, è la consapevolezza di far parte di una comunità che si riconosce a colpo d’occhio.

Il percorso verso il sessantesimo anniversario aleggia come una promessa non detta. Nessuno lo sbandiera, nessuno lo trasforma in slogan roboante, ma si sente. È nella cura maniacale delle mostre, nel modo in cui certi ospiti non passano come comete ma restano, dialogano, si prendono tempo. Penso a quando il manga, a Lucca, ha smesso di essere “ospite esotico” per diventare linguaggio centrale. La presenza di Tetsuo Hara ha segnato un prima e un dopo che ancora vibra nella memoria collettiva: non solo l’autore di Ken il Guerriero celebrato come leggenda, ma un gesto culturale che ha fatto saltare confini, fino a spingersi idealmente dentro le sale degli Uffizi. Roba che, raccontata fuori contesto, sembrerebbe un’esagerazione. A Lucca, invece, suona inevitabile.

Poi c’è quella strana magia che nasce quando mondi apparentemente lontani si sfiorano. Un momento stai parlando di tavole originali e china su carta, quello dopo sei immerso in una conversazione sul futuro del videogioco narrativo. Non è un caso se eventi legati a titoli come Death Stranding 2 abbiano trovato qui una casa naturale, con Hideo Kojima capace di catalizzare attenzione e curiosità come pochi altri. Lucca funziona perché non separa: mette in contatto. Serie TV e fumetto, videogame e cosplay, editoria e performance dal vivo. Quando una produzione come Stranger Things decide di accendere qui una miccia prima di partire per il resto del mondo, non lo fa per caso.

Camminando per la città durante il festival, succede spesso di fermarsi senza motivo apparente. Non perché ci sia un evento programmato, ma perché qualcosa nell’aria ti costringe a rallentare. Un gruppo di cosplayer che improvvisa una scena, un dialogo rubato tra due fan che si riconoscono dallo stesso badge consunto, un autore che firma senza fretta e ascolta davvero. È in quei momenti che capisci perché Lucca Comics & Games non è soltanto una fiera, ma un rituale collettivo che si rinnova ogni anno cambiando pelle. Anche la dimensione del gioco di ruolo, ormai centrale, lo dimostra: la presenza di figure come Matthew Mercer e Marisha Ray ha portato una narrazione condivisa che va oltre il palco, trasformando il pubblico in parte attiva del racconto.

Il 2026 si porta dietro anche l’eco di ciò che è stato raccontato fuori dalle mura, sul grande schermo. Il documentario I Love Lucca Comics & Games, firmato da Manlio Castagna, ha messo nero su bianco – o meglio, immagini su pellicola – quello che molti sentivano ma faticavano a spiegare: Lucca come seconda casa, come spazio identitario. Vedere quella community riflessa al cinema ha rafforzato l’idea che il festival non finisca con la chiusura dei padiglioni. Continua nei ricordi, nelle foto sfocate, nelle amicizie nate in fila sotto la pioggia.

Ed è forse per questo che pensare a Lucca Comics & Games 2026 non dà una sensazione di chiusura, ma di sospensione. Come se fossimo tutti in attesa di scoprire quale forma prenderà, quali storie sceglierà di far incontrare, quali linguaggi deciderà di mettere al centro. La città è pronta, come sempre. I fan anche. Resta solo da capire che tipo di magia ci sorprenderà questa volta, e se saremo pronti a riconoscerla quando, all’improvviso, ci passerà accanto in uno di quei vicoli dove la fantasia, da anni, ha deciso di non andarsene più.


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