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K-NOW! Korean Video Art Today: la Corea contemporanea raccontata attraverso la videoarte

8 Marzo @ 8:00 - 19 Luglio @ 17:00

Primavera 2026. Lugano diventa improvvisamente una piccola porta dimensionale verso Seoul. Non nel senso turistico del termine, ma in quello più affascinante per chi ama la cultura contemporanea: un viaggio dentro le immagini, le storie e le inquietudini della Corea del Sud di oggi.

Dal 8 marzo al 19 luglio 2026, il Museo d’arte della Svizzera italiana al LAC di Lugano ospita K-NOW! Korean Video Art Today, una mostra che esplora uno dei linguaggi più affascinanti e inquieti dell’arte contemporanea: la videoarte coreana.

E, lo ammetto subito: per chi vive immersa tra k-drama, idol culture, mitologia asiatica e quelle strane connessioni tra tradizione e futurismo che rendono la Corea una specie di laboratorio culturale del nostro tempo… questa mostra suona come un richiamo irresistibile.

 

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Videoarte coreana: tra memoria storica e futuro digitale

La Corea del Sud è spesso raccontata attraverso i suoi fenomeni più visibili: K-pop, cinema premio Oscar, serie TV che conquistano Netflix, videogiochi competitivi e tecnologia avanzatissima. Ma sotto quella superficie brillante esiste un universo creativo molto più complesso. La videoarte coreana nasce proprio da questa tensione. Una nazione cresciuta all’ombra di una guerra mai formalmente conclusa, sospesa tra modernizzazione rapidissima e una memoria storica profondissima. Una società che ha attraversato in pochi decenni trasformazioni economiche, politiche e culturali capaci di ridefinire identità, linguaggi e persino il modo in cui il corpo si relaziona alla tecnologia. Ed è esattamente questo terreno fertile che la mostra K-NOW! Korean Video Art Today prova a raccontare.

Non con spiegazioni didascaliche, ma con immagini in movimento. Con video che diventano racconti, performance digitali, frammenti di memoria e visioni quasi fantascientifiche. Chi ama la cultura nerd lo sa bene: la videoarte spesso assomiglia più a un’esperienza immersiva che a una semplice esposizione museale. Luci, schermi, suoni e montaggi costruiscono ambienti mentali che ti avvolgono come se stessi entrando in una narrazione. E in questo caso il viaggio attraversa alcune delle questioni più urgenti del nostro presente globale.

Tecnologia e corpo.
Memoria storica e identità.
Migrazione, lavoro, accelerazione sociale.

Temi giganteschi, raccontati attraverso linguaggi visivi potentissimi.

Un viaggio immersivo nel cuore della scena artistica coreana

Il percorso espositivo prende forma nella suggestiva sala ipogea del LAC, uno spazio che già di per sé sembra progettato per un’immersione totale. Qui otto artisti e collettivi della nuova generazione coreana costruiscono un mosaico sorprendente di prospettive visive e narrative. Le loro opere non parlano solo della Corea. Parlano del mondo intero. Tra i protagonisti troviamo Chan-kyong Park, artista che spesso intreccia spiritualità, storia e immaginario politico in opere che sembrano muoversi tra documentario e cinema sperimentale. Accanto a lui appare il lavoro intenso di Jane Jin Kaisen, artista nata a Jeju, che esplora identità, diaspora e memoria culturale con una sensibilità quasi poetica.

Poi arriva la dimensione futurista e quasi cyberpunk di Ayoung Kim, capace di fondere linguaggi digitali, simulazioni e narrazione speculativa in opere che sembrano uscire da un racconto di fantascienza contemporanea.

Il collettivo Eobchae aggiunge un’altra prospettiva ancora, giocando con il rapporto tra produzione industriale, società e immaginario visivo.

E poi l’energia creativa delle nuove generazioni: Sungsil Ryu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun, artisti cresciuti in una Corea già immersa nella globalizzazione e nella tecnologia, ma profondamente consapevoli delle cicatrici della storia.

Il risultato è una costellazione di sguardi.
Diversi, a volte contrastanti, sempre intensi.

La Corea contemporanea come specchio del nostro tempo

Una cosa che mi affascina sempre della cultura coreana è il suo modo di raccontare il futuro attraverso il passato.

Pensateci.

Cinema, manga, serie TV, videogiochi… spesso le opere coreane mescolano elementi futuristici con folklore, memoria storica e tensioni sociali realissime.

La videoarte non fa eccezione.

Le opere presenti in K-NOW! Korean Video Art Today sembrano muoversi proprio su questa linea sottile tra memoria e speculazione. Tra ciò che è stato e ciò che potrebbe diventare.

Schermi e proiezioni diventano strumenti per interrogare la relazione tra essere umano e tecnologia. Tra identità personale e identità collettiva. Tra tradizione e iper-modernità.

Guardando questi lavori si ha quasi la sensazione di osservare la Corea come un gigantesco laboratorio culturale, dove il passato non smette mai di dialogare con il futuro.

E forse è proprio per questo che il mondo dell’arte internazionale guarda sempre più spesso verso Seoul.

Una scena artistica globale che nasce da un territorio piccolo

Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è proprio questo: raccontare come un territorio relativamente piccolo sia diventato uno dei centri creativi più osservati del panorama artistico mondiale.

Negli ultimi anni la Corea del Sud ha costruito un ecosistema culturale impressionante.

Cinema premiato agli Oscar.
Musica capace di dominare le classifiche globali.
Serie televisive che ridefiniscono lo storytelling seriale.

E parallelamente una scena artistica contemporanea in costante fermento.

K-NOW! Korean Video Art Today, curata da Francesca Benini insieme a Je Yun Moon, già vice direttrice dell’Art Sonje Center di Seoul, prova a catturare proprio questo momento storico: una generazione di artisti che cresce dentro un mondo globalizzato ma continua a interrogare la propria storia.

Con l’assistenza curatoriale di Emma Pagani, il progetto costruisce una narrazione visiva che non si limita a mostrare opere, ma invita il pubblico a entrare in dialogo con esse.

Arte contemporanea, cultura pop e immaginario nerd

Confessione personale da nerd cronica: ogni volta che mi trovo davanti alla videoarte contemporanea coreana mi sembra di osservare una versione alternativa di molti immaginari pop che amo.

Cyberpunk.
Fantascienza filosofica.
Narrazione visiva sperimentale.

Elementi che ritroviamo anche in anime, videogiochi e cinema sci-fi.

Non è un caso.

La Corea è uno dei luoghi dove questi linguaggi dialogano costantemente tra loro. L’arte contemporanea assorbe l’estetica digitale, mentre la cultura pop rielabora concetti filosofici e storici.

E improvvisamente un’opera di videoarte può evocare le stesse sensazioni di un episodio di Black Mirror o di un anime visionario.

Solo che qui il racconto non ha una trama lineare.

Ha immagini che ti restano addosso.

Lugano diventa una finestra sulla Corea

Per qualche mese, il LAC di Lugano diventa un punto di osservazione privilegiato su questo universo creativo.

Un luogo dove fermarsi, rallentare e guardare.

Guardare davvero.

Non con la velocità con cui scorriamo video sui social, ma con la curiosità di chi accetta di perdersi dentro un’immagine in movimento.

Dal 8 marzo al 19 luglio 2026, K-NOW! Korean Video Art Today non è solo una mostra. È una possibilità.

La possibilità di osservare la Corea contemporanea da una prospettiva meno mainstream, più sperimentale, più profonda.

E chissà.
Magari tra queste opere qualcuno troverà un frammento di futuro.

O una domanda che non sapeva di avere.


La cultura coreana continua a sorprenderci, tra cinema rivoluzionario, musica globale e arte contemporanea sempre più potente.

Se vi capita di passare da Lugano nei prossimi mesi, fatevi questo regalo: entrate nella sala ipogea del LAC e lasciate che le immagini parlino da sole.

Poi tornate qui a raccontarcelo.

Quale opera vi ha colpito di più?
E soprattutto: secondo voi la Corea sta davvero diventando uno dei nuovi epicentri dell’arte del XXI secolo?

La discussione nerd, come sempre, è apertissima.


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