Itadakimasu a Milano: quando il cibo degli anime esce dallo schermo e ti guarda negli occhi

Milano sta per diventare il punto di respawn ufficiale per tutti gli otaku che hanno sempre sospirato davanti a un ramen fumante in un anime, chiedendosi: «Ma chissà che gusto ha davvero…».
Dal 15 novembre 2025 al 5 luglio 2026, lo Spazio Varesina 204 ospita “Itadakimasu. Piccole Storie Nascoste nella Cucina degli Anime”, una mostra che non si limita a esporre pannelli e illustrazioni, ma costruisce un intero percorso sensoriale dedicato alla cucina giapponese così come l’abbiamo amata in film, serie animate e manga.
Nove sale tematiche, scenografie da isekai urbano e un’atmosfera da sogno ad occhi aperti: si passa dalla fioritura dei ciliegi al porto di Yokohama, dai maid café alle botteghe tradizionali e ai mercati giapponesi, in un continuo rimando a quelle scene che abbiamo visto mille volte in animazione e che ora, finalmente, possiamo attraversare dal vivo.
A fare da filo rosso c’è il cibo: onigiri, bentō, ramen, udon e piatti tradizionali che hanno accompagnato le avventure dei protagonisti creati da maestri come Hayao Miyazaki, Eiichirō Oda, Masashi Kishimoto, diventando parte del nostro immaginario nerd tanto quanto le spade leggendarie, le trasformazioni magiche o i robot giganti.
E sì, durante la visita non manca neanche la parte ludica: una caccia al tesoro a tema che vi accompagna tra le sale e che permette di vincere un gadget a tema Giappone, perfetto per i collezionisti seriali di memorabilia geek.
Itadakimasu: la mostra dove il cibo degli anime racconta storie
Spazio Varesina 204 non viene semplicemente allestito con qualche poster: viene trasformato in un vero e proprio viaggio narrativo. Vertigo Syndrome, con il supporto di Palazzo della Meridiana, costruisce un percorso che unisce estetica anime, iconografia nipponica e storytelling culinario.
La curatela è affidata a due figure che il mondo nerd e foodie conosce bene: Sam di @pranzoakonoha, food influencer specializzato in cucina giapponese pop, e Silvia Casini, scrittrice e divulgatrice da anni impegnata a raccontare il Giappone tra narrativa, saggistica e cultura pop.
Il concept è semplice solo in apparenza: usare il cibo per raccontare non soltanto ricette e ingredienti, ma emozioni, relazioni e crescita personale, esattamente come accade nei nostri anime preferiti. In Giappone, un piatto non è soltanto nutrimento, ma un piccolo rituale, un modo per prendersi cura di sé e degli altri, un gesto carico di significati non detti.
Ogni sala gioca su questo doppio livello. Mentre l’occhio riconosce location che rimandano a porti, fiere, strade illuminate da insegne al neon, café tematici e paesaggi di provincia, la mente ricollega subito determinate atmosfere alle scene viste in animazione: il pranzo preparato in fretta prima di andare a scuola, il bentō condiviso sul tetto, le ciotole di ramen che consolano dopo una sconfitta, la tazza di tè bevuta in silenzio dopo una scelta difficile.
Come bonus, ogni visitatore riceve un piccolo ricettario dedicato alla cucina degli anime, con le creazioni culinarie ideate dal curatore della mostra e spiegate passo passo. È il tipico oggetto che esce dal mondo espositivo per entrare direttamente nella vita quotidiana del fan: il giorno dopo la visita, ci si ritrova davvero in cucina a provare a replicare quel piatto che fino a ieri esisteva solo su uno schermo.
Biglietti, ricette e come vivere la mostra da insider
La mostra Itadakimasu è ospitata a Milano, in Spazio Varesina 204, dal 15 novembre 2025 al 6 aprile 2026. Il percorso è pensato sia per chi vuole semplicemente passeggiare tra scenografie e installazioni, sia per chi ama organizzare la propria esperienza nerd come fosse una quest secondaria: tornare più volte, partecipare ai vari eventi collaterali, collezionare incontri, assaggi e dediche.
Gli eventi speciali hanno un sistema di accesso molto chiaro:
– chi possiede già il biglietto della mostra può partecipare agli incontri collaterali gratuitamente, anche se il biglietto è stato acquistato in un giorno diverso;
– chi vuole solo assistere a un singolo evento, senza visitare la mostra, può farlo con un biglietto dedicato da 7 euro;
– chi desidera tornare a rivedere la mostra approfittando di un evento, ha una formula speciale: ingresso a 8 euro;
– alcuni workshop più strutturati, come quelli di disegno o di sketching, prevedono una quota aggiuntiva di 10 euro, segnalata di volta in volta.
Per partecipare è necessaria la prenotazione via mail all’indirizzo ufficiale indicato dall’organizzazione, così da gestire al meglio i posti limitati e mantenere l’atmosfera raccolta e partecipata tipica di un fan meeting.
Dicembre: kimono, lingua, origami e la magia culinaria degli anime
Il primo blocco di appuntamenti è dedicato a chi vuole gettarsi nel mondo giapponese da più angolazioni, mescolando tradizione, lingua e cucina pop.
A metà dicembre, Chiara Bottelli conduce un incontro dedicato al linguaggio nascosto del kimono. Non si parla soltanto di stoffe e tagli, ma di veri e propri messaggi visivi: motivi floreali, stagioni, simboli, rimandi al rito dell’hanami e ai kimono cerimoniali o nuziali. L’idea è quella di raccontare come l’arte di “indossare” sia anche un’arte di comunicare senza parole, un po’ come quando in un anime basta un’inquadratura sul dettaglio di un abito per far capire tutto l’arcobaleno di emozioni di un personaggio.
Qualche giorno dopo entra in scena la lingua giapponese, ma lontano dal mood scolastico. Milena Pappadà, insegnante di giapponese, propone un laboratorio per bambini pensato come un mini viaggio nella lingua che si usa ogni giorno, tra espressioni curiose e piccoli dettagli che raccontano la cultura. L’obiettivo è far capire che il giapponese non è solo kanji impossibili e regole ferree, ma anche quotidianità, sorrisi e situazioni degne di una slice-of-life.
Si prosegue con Kiyoko Miyagoshi, che porta l’arte degli origami a tavola. L’idea è trasformare la mise en place in un gesto di accoglienza tipicamente nipponico: porta bacchette, sottobicchieri, segnaposto di carta, oggetti che uniscono manualità, estetica e ritualità. È esattamente quel tipo di dettaglio che nei manga viene mostrato in una vignetta silenziosa, ma che dice tutto su chi ha preparato il tavolo.
Il calendario si fa poi subito “anime nostalgico” con “Un pomeriggio con Licia”, live cooking dedicato alle Okonomiyaki di Kiss Me Licia (愛してナイト) insieme a Sam di @pranzoakonoha. L’incontro prende spunto dalle leggendarie “pizze” di Marrabbio per raccontare la vera storia e le varianti dell’okonomiyaki, con particolare attenzione allo stile di Osaka, quello più iconico in Giappone. È perfetto per chi ha passato l’infanzia davanti alle sigle degli anni ’80 e ora può finalmente scoprire cosa si nasconde dietro quei piatti animati.
A inizio gennaio, il focus torna sul cinema con “Il banchetto dei Kami e quello degli ultimi”, una conferenza con live cooking dedicata alla cucina de “La Città Incantata” (千と千尋の神隠し) di Hayao Miyazaki. Il cibo nel film diventa chiave di lettura simbolica: abbondanza, rischio, metamorfosi, stagioni, regionalità. Analizzare questi piatti significa leggere tra le righe non solo il film, ma l’intero rapporto tra Giappone, nutrimento e spiritualità.
Gennaio: Ghibli, steampunk, profumi di tè e manga sul grande schermo
Gennaio si apre come un mese denso per chi ama mescolare manga, letteratura, profumi e cinema.
Con “La ragazza che amava Miyazaki”, Silvia Casini e Raffaella Fenoglio rendono omaggio al maestro dell’animazione giapponese attraverso il romanzo pubblicato da Einaudi Ragazzi. L’incontro diventa un viaggio tra simboli, sogni e invisibile, perfetto per chi sente ancora addosso la malinconia luminosa dei film dello Studio Ghibli.
Segue un laboratorio di disegno, “Disegnare il Giappone di Miyazaki”, guidato da Laura Zavalloni. Il workshop introduce il progetto di viaggio sketchers nei luoghi che hanno ispirato Ghibli, mostrando taccuini, schizzi e Goshuin realizzati in Giappone. I partecipanti ricevono un foglio piegato a fisarmonica che diventa un mini sketchbook, su cui realizzare tre schizzi rapidi ispirati a luoghi come la Totoro Forest o l’iconico Kanaguya Ryokan. Alla fine, ognuno torna a casa con un piccolo “taccuino di viaggio Ghibli”, un ricordo che profuma di matita e shōnen d’avventura.
Il mood cambia leggermente con “Steam Reverie in Amber – Caffè, libri e nuvole”, curato da Silvia Casini, dedicato al manga di Kuroimoiri. A rendere l’incontro ancora più gustoso interviene Mikachan (Micaela Giambanco) con uno show cooking di coffee jelly, dessert amatissimo in Giappone. L’aeronave-biblioteca sospesa tra le nuvole e la coffee jelly diventano il ponte perfetto tra estetica steampunk e cultura gastronomica.
Sempre a cura di Casini e Giambanco, un’altra tappa importante è la presentazione di “Bancha”, romanzo che fonde cultura giapponese, introspezione e dettagli sensoriali. La degustazione olfattiva che accompagna l’incontro permette di annusare il Giappone prima ancora di assaggiarlo, tra incenso e note di tè che sembrano usciti da un pannello illustrato.
Sul fronte cinema, Andrea Sgaravatti porta il pubblico dietro le quinte di “Prophecy”, adattamento live action dell’omonimo manga di Tsutsui Tetsuya, disponibile su Disney+. L’incontro entra nel merito del passaggio da pagina a schermo, affrontando regia, sceneggiatura e impatto culturale. Per chi ama analizzare le differenze tra anime, manga e film, è l’occasione perfetta per una discussione da veri nerd della narrazione.
Il mese si chiude con la dolcezza dei wagashi grazie a Yamamoto Mariko, pasticcera e sommelier AIRG del ristorante Kokoro. Il focus è sul nerikiri e sulla costruzione di quei piccoli capolavori di pasticceria tradizionale che cambiano con le stagioni. È il momento in cui ci si rende conto che i dolci visti mille volte nei manga scolastici o nelle commedie romantiche non sono solo estetica kawaii, ma portatori di una cultura millenaria.
Tra filosofia, ramen e quiz: il lato pop e giocoso di febbraio
Febbraio porta in primo piano il lato più pop, accessibile e giocoso della cultura giapponese, senza rinunciare a profondità e riflessione.
Con “Sul sentiero dell’armonia. Le arti giapponesi come stile di vita”, Tiberio Gracco accompagna il pubblico tra bonsai, haiku e giardini zen, raccontando come le arti lente e contemplative possano insegnare a rallentare, ad accettare l’imperfezione e ad ascoltare il ritmo naturale delle cose. È un invito a portare un tassello di Giappone nel quotidiano, nella stessa logica con cui molti di noi hanno imparato concetti come wabi-sabi direttamente da anime e manga.
Il tema cibo torna prepotente con Akira Yoshida e l’incontro “Dall’Anime al Ristorante: come il Ramen di Akira ha conquistato l’Italia”. Il focus è su come il ramen sia esploso nell’immaginario collettivo grazie a serie come Naruto, fino a diventare simbolo globale di comfort food. L’esperienza di Ramen Bar Akira mostra come un piatto nato in Giappone possa trasformarsi in ponte tra culture, mantenendo però intatta la sua anima, quella che negli anime viene associata a momenti di amicizia, sfida, rinascita.
A seguire, Margherita Rizzo (@unuovoamilano) ed Elisa Sanguanini guidano “Sapori del Giappone: tra stagioni, festività e viaggi”, un incontro che mette in dialogo tradizione culinaria, stagionalità e travel storytelling, con aneddoti raccolti dal vivo nel Sol Levante.
Per chi ama giocare, ridere e imparare, arriva “ITADAKI-quiz!” con Milena Ingrosso e Mitsuhiro Sugiyama, un quiz interattivo dedicato al cibo e alla cultura giapponese. Domande a risposta multipla, giochi di parole, curiosità inattese e premi per i tre vincitori. È l’equivalente nerd di un game show shonen, ma in versione live.
Nel frattempo, “Il diario della strega” con Silvia Casini e Ludovica Morrone apre una finestra sul manga romantico di Maka Mochida, approfondendo il sistema senpai-kōhai e le origini delle streghe nella cultura nipponica.
Morrone torna poi con “Shojo Bunka”, un viaggio attraverso l’era Meiji, l’evoluzione dell’istruzione femminile e il modo in cui moda, editoria e intrattenimento hanno ridefinito l’identità delle giovani giapponesi fino agli anni Settanta. È un appuntamento prezioso per chi ama lo shōjo e vuole capire quanto quel genere, apparentemente “leggero”, abbia in realtà radici storiche e sociali profonde.
Il cibo torna protagonista con Carlo Ojisan e “Il ramen tra inclusività e tendenza globale”, che racconta la storia del piatto a partire dal lamian cinese fino al successo planetario. Particolare attenzione è dedicata al ruolo di titoli come Naruto nella diffusione del ramen tra i giovani italiani, dimostrando ancora una volta quanto anime e cucina viaggino a braccetto.
Chi ama i confini tra media e linguaggi non può perdersi “Oltre i confini del manga, del fumetto e del gusto”, con Davide Barzi, Loris Cantarelli e Silvia Casini, legato alla storica rivista Fumo di China. L’incontro esplora come opere come Poupelle nella città dei camini, Ponyo sulla scogliera o Ghost in the Shell usino il cibo (anche quando quasi invisibile) come simbolo di identità, passaggio e trasformazione.
Infine, per i gamer e gli amanti del Giappone più misterioso, arriva “Yokai! – Gioca con gli autori”, a cura di Herne Fun Hunters (Moreno Pollastri ed Elena Mattavelli). Un gioco di ruolo basato sul D12 permette ai partecipanti di calarsi nei panni degli yokai, gli spiriti della tradizione giapponese, costretti a nutrirsi di paura o reverenza per restare nel mondo materiale. È un party perfetto per chi ha fatto binge watching di serie su demoni, spiriti e mostri folkloristici e ora vuole passare dall’altra parte dello schermo.
Marzo: viaggi interiori, fotografia, doppiaggio e sake
Con marzo, la mostra entra in una fase in cui la cultura giapponese diventa dichiaratamente strumento di esplorazione interiore e professionale.
Sunny Terranova (@giapponizzati) guida “Giappone interiore: un viaggio lento”, un incontro che fonde esperienza di viaggio, musica, imprenditorialità e passione per il Sol Levante. Non si parla di itinerari standard, ma di incontri, storie, piccoli momenti che cambiano il modo di vedere la vita, proprio come succede quando un personaggio di anime intraprende il suo “viaggio dell’eroe”.
Con “Sabi no michi”, Luigi Gatti e Andrea Lippi uniscono fotografia e ideogrammi in un dialogo estetico dedicato al Giappone. Gli scatti di Lippi e l’arte calligrafica di Gatti costruiscono un racconto silenzioso, fatto di luce, linee e segni.
Uno degli appuntamenti più attesi dai fan dell’animazione è senza dubbio “A lezione di doppiaggio” con Mosè Singh. La sua voce è legata ad alcuni dei personaggi più amati: Zen’itsu in Demon Slayer, Cavendish in One Piece, il giovane Vegeta in Dragon Ball, Denji in Chainsaw Man, Mikey in Tokyo Revengers, Mob in Mob Psycho 100, Sunraku in Shangri-La Frontier e moltissimi altri. A questo si aggiungono i ruoli nei videogiochi, da Ghostwire: Tokyo alle produzioni supereroistiche. L’incontro apre il backstage del doppiaggio italiano, mostrando quanto lavoro, tecnica e passione ci siano dietro quelle voci che hanno segnato intere generazioni.
Poi arriva il momento degli adulti curiosi di bere bene: con Lorenzo Ferraboschi e la sua “Guida al sake”, la celebre bevanda giapponese viene analizzata in tutte le sue sfumature, dalle temperature ideali ai bicchieri più adatti, fino agli abbinamenti con i cibi. Si scopre che nel nihonshu si possono riconoscere oltre seicento aromi diversi e che, anticamente, il riso veniva saccarificato anche masticandolo. L’incontro termina con una degustazione che rende tangibile la lezione, trasformando teoria e storia in esperienza diretta.
Gli yokai tornano una seconda volta, a marzo, con una nuova sessione di “Yokai! – Gioca con gli autori”, pensata per chi magari ha visto la proposta di febbraio e ha giurato di non perdersi quella successiva.
Il mese prosegue con “Il fiuto di Sherlock Holmes”, incontro con Marco Pagot, Davide Castellazzi e Silvia Casini, dedicato alla serie animata e alle sue versioni a fumetti pubblicate su Il Giornalino. La supervisione dello Studio Pagot e l’ispirazione allo stile di Miyazaki trasformano questo mondo steampunk canino in un perfetto esempio di crossover tra Italia e Giappone, animazione e carta.
Uno dei momenti più emotivi è il Meet&Greet con Clara Serina, storica voce de I Cavalieri del Re, icona musicale delle sigle anni ’80. Non solo performance live con brani indimenticabili come Lady Oscar, ma anche presentazione del suo manga “Astronave cioccolato” e della mascotte Principessa Usignolo, creata da Vanessa Santato, character designer che collabora con Mattel. Tra gadget in tiratura limitata, firme e karaoke, l’evento si trasforma in una festa per tutti coloro che associano l’infanzia non alle canzoni per bambini generiche, ma alle sigle delle serie animate.
Segue “A lezione di manga” con Sabrina Sala della Scuola Internazionale di Comics. Qui il messaggio è chiaro: il manga non è solo uno stile grafico, ma una filosofia narrativa. Si parla di inquadrature, ritmo, gestione delle tavole, character design, con esempi ed esperienze professionali che attraversano tv, editoria, doppiaggio e pubblicità.
Chiude il mese Stefano Tamiazzo con l’incontro dedicato a “Niente succede per caso” e alla saga steampunk La Mandiguerre. Tamiazzo, premiato in Giappone al premio Shikisho di Kodansha, racconta come il suo lavoro unisca forza visiva di ispirazione miyazakiana e contaminazione tra stilemi orientali e gusto occidentale. Per chi sogna di pubblicare fumetti tra Europa e Giappone, è un appuntamento che sa tanto di manuale di sopravvivenza creativa.
Aprile: autenticità, live cooking e un ultimo brindisi alla cucina degli anime
Ad aprile l’esperienza di Itadakimasu arriva alla sua conclusione naturale, ma lo fa in grande stile, chiudendo il cerchio sul tema dell’autenticità.
L’incontro finale, “Il valore dell’autenticità: un diario di cucina e ricordi con la comunità giapponese”, guidato da Sam @pranzoakonoha e Mime Kataniwa, porta il pubblico dentro un vero e proprio diario personale di ricette, con live cooking e storie di famiglia, trucchi nascosti e aneddoti che raccontano la vita dietro ogni piatto. Non si parla più soltanto di come riprodurre la ricetta perfetta, ma di tutto ciò che circonda quel piatto: relazioni, infanzia, migrazioni, nostalgia e gratitudine.
È il modo più giusto per salutare una mostra che ha usato cibo e anime come due lati della stessa medaglia: da una parte il mondo disegnato, dall’altra quello reale; in mezzo, noi, che passiamo le serate a guardare serie giapponesi e poi, il giorno dopo, ci ritroviamo a cercare un buon ramen in città o a prepararci in casa un onigiri storto ma felice.
Perché questa mostra è un “must” per la community nerd
Un evento come Itadakimasu funziona su tanti livelli contemporaneamente. È una mostra immersiva per chi ama farsi avvolgere dalle scenografie. È un laboratorio continuo per chi vuole imparare qualcosa di concreto, che sia piegare un origami, disegnare un paesaggio Ghibli, capire la grammatica di base del giapponese o riconoscere gli aromi del sake. È una celebrazione del ponte tra cultura pop e tradizione: anime, manga, cucina, filosofia, letteratura, fumetto, doppiaggio, giochi di ruolo.
Soprattutto, parla alla community nerd nello stesso linguaggio che usiamo tra di noi: pieno di citazioni, rimandi, meme e nostalgia, ma con un occhio sempre aperto all’analisi culturale, storica e sociale.
Se vi siete mai emozionati per un bento preparato con cura in un anime scolastico, se avete sognato di sedervi al banco del ramen preferito di un protagonista shonen, se avete messo in pausa un film di Miyazaki solo per dire «Ok, questo piatto devo assolutamente provarlo», allora questo viaggio a Spazio Varesina 204, Milano, sarà un po’ come entrare fisicamente in quella scena.
E ora la palla passa a voi:
andrete per una sola visita, come se fosse una one-shot, o programmerete più tappe, trasformando gli eventi in un lungo arco narrativo personale, da novembre ad aprile?
Qualunque sia la vostra scelta, preparatevi a dire davvero, con tutte le lettere: “Itadakimasu”.
Per info: mostraitadakimasu.it

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