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Fumetto Made in Italy a Belgrado: la mostra Generazioni celebra la storia e il futuro della Nona Arte italiana

20 Marzo - 30 Giugno

Un viaggio che parte dall’Italia e attraversa l’Europa con la stessa forza evocativa di una splash page disegnata bene, di quelle che ti fanno fermare e dire “ok, questo è il fumetto che amo”. E no, non è solo una suggestione romantica da fan: è quello che sta succedendo davvero a Museo della Jugoslavia, dove ha aperto una mostra che sembra pensata apposta per chi vive la Nona Arte come una seconda lingua madre.

Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: “Fumetto Made in Italy. Generazioni”. E dentro quelle due parole, generazioni, c’è tutto. C’è il passaggio di testimone tra maestri e nuove leve, c’è la memoria che si stratifica e si reinventa, c’è quella sensazione familiare che provi quando riconosci una tavola, uno stile, un personaggio, anche se sono cambiati i tempi, i formati, le piattaforme.

Questa esposizione, visitabile fino al 30 giugno, nasce da una sinergia che profuma di passione vera: Lucca Crea, Fumo di China e Istituto Italiano di Cultura di Belgrado, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado. Un mix che racconta bene quanto il fumetto italiano sia diventato, negli anni, una vera e propria forma di diplomazia culturale. Non è solo intrattenimento, è linguaggio condiviso.

E se siete tra quelli che pensano che il fumetto italiano sia “solo” tradizione… preparatevi a cambiare prospettiva. Perché questa mostra non si limita a celebrare il passato, lo usa come trampolino per raccontare un presente vivissimo e un futuro che pulsa di idee.

Il percorso espositivo è costruito come una narrazione, quasi come se stessi sfogliando un volume antologico gigante. Si parte dagli autori, e già qui succede qualcosa di interessante: lo sguardo si allarga subito oltre i confini italiani, mettendo in dialogo artisti serbi e jugoslavi come Sergej Solovjev, Branislav Kerac e Aleksandar Zograf con alcune delle matite italiane contemporanee più riconoscibili, come Giuseppe Palumbo, Sergio Algozzino e Grazia La Padula.

Ed è proprio qui che scatta quella scintilla nerd che conosciamo bene: il momento in cui capisci che il fumetto non è mai stato davvero “locale”. Anche quando nasce in un contesto preciso, trova sempre il modo di parlare a tutti. Di attraversare lingue, confini, epoche.

Proseguendo, la sezione dedicata alla storia diventa quasi un viaggio emotivo. Non serve essere studiosi per sentirsi coinvolti: basta aver sfogliato anche solo un albo nella vita. Formati, riviste, evoluzioni stilistiche… tutto si intreccia in un racconto che non è mai freddo o accademico, ma profondamente umano. Perché dietro ogni tratto c’è un autore, e dietro ogni autore c’è una visione del mondo.

Poi arriva il presente, e qui si gioca una partita affascinante: quella tra memoria e reinterpretazione. I grandi personaggi vengono rielaborati, gli archetipi si trasformano, le storie si aggiornano senza perdere la loro anima. Gli stendardi esposti funzionano quasi come portali visivi, dove il classico incontra il contemporaneo e crea qualcosa di nuovo, qualcosa che parla anche a chi magari si avvicina oggi per la prima volta al fumetto.

E se siete tra quelli che amano anche il “dietro le quinte”, la sezione Casa Comics è pura goduria intellettuale. Riviste di critica, riflessioni, contributi del mondo culturale… tutto ciò che ha aiutato il fumetto a diventare quello che è oggi. Perché sì, il fumetto non è mai stato solo immagini e balloon: è anche pensiero, analisi, dibattito.

Il finale del percorso è un ponte diretto con il presente editoriale serbo, con realtà come Politikin Zabavnik, Grafart, Golconda, Phoenix Press, Forma B, Čarobna knjiga e Darkwood. E qui succede qualcosa di bellissimo: il fumetto italiano non è più solo oggetto di esposizione, ma diventa parte attiva di un dialogo culturale contemporaneo.

E poi ci sono i QR code lungo il percorso. Una scelta che, da appassionati di esperienze immersive e phygital, non possiamo che amare. Perché trasformano la visita in qualcosa di dinamico, personale, quasi “giocabile”. Non sei più solo spettatore, diventi esploratore.

Tutto questo, tra l’altro, si inserisce in un momento davvero speciale per il fumetto italiano. Marzo si sta trasformando in una specie di festival diffuso, con eventi che convergono verso Lucca Collezionando 2026 e un appuntamento che per chi ama la storia del fumetto suona già iconico: “Since 1966: Back to the Theatre – Il Fumetto tra memoria ed educazione”, in programma a Lucca.

Sessant’anni di Lucca Comics & Games non sono solo un anniversario, sono un pezzo di identità collettiva. E questa mostra a Belgrado sembra quasi il primo capitolo di una celebrazione più ampia, una specie di trailer emotivo di quello che verrà.

Alla fine della visita, resta addosso quella sensazione difficile da spiegare ma facilissima da riconoscere: la consapevolezza che il fumetto italiano non è mai stato così vivo, così internazionale, così capace di reinventarsi senza perdere le proprie radici.

E allora la domanda viene naturale, come succede sempre tra appassionati: qual è stata la vostra prima storia a fumetti che vi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande? Perché, in fondo, è da lì che comincia tutto. Sempre.


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Luogo

  • Museum of Yugoslavia
  • Михаила Мике Јанковића, 6
    Beograd, 11000 Serbia
    + Google Maps

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