Astrid Lindgren e la forza dei bambini. 80 anni di Pippi Calzelunghe: la mostra di Cuneo celebra la forza (e la ribellione) dell’infanzia

C’è chi da piccolo sognava di essere Batman, chi di cavalcare il drago Shenron o volare con Goku sulla nuvola d’oro. E poi c’erano loro, i ribelli puri dell’infanzia: quelli che volevano essere Pippi Calzelunghe. Con le sue trecce rosso fuoco, le calze spaiate e la scimmietta Signor Nilsson come sidekick, Pippi non era solo una protagonista di libri per bambini: era un glitch nel codice dell’infanzia, una supereroina senza mantello, una rivoluzione anarchica travestita da fiaba. Oggi, a ottant’anni dalla sua nascita letteraria, la città di Cuneo rende omaggio a Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta Efraimsdottir Calzelunghe con una mostra immersiva che sembra uscita da un sogno infantile alimentato a pancake e libertà. L’esposizione, dal titolo “Astrid Lindgren e la forza dei bambini. 80 anni di Pippi Calzelunghe”, inaugura venerdì 3 ottobre alle 17.30 presso lo Spazio Incontri di via Roma 17, e resterà aperta fino al 26 aprile 2026.
Pippi, la bambina che riscrisse le regole
Era il 1945. L’Europa usciva a fatica dall’incubo della guerra, e in Svezia una segretaria di nome Astrid Lindgren scriveva la storia di una bambina di nove anni che viveva da sola in una villa colorata chiamata Villa Villacolle. Con lei, un cavallo (Zietto), una scimmietta, e soprattutto una forza sovrumana che le permetteva di sollevare cavalli come se fossero piume.
Ma la sua vera forza non stava nei muscoli, bensì nell’immaginazione e nell’indipendenza. Pippi faceva ciò che voleva, diceva ciò che pensava, rideva delle regole degli adulti. In un mondo grigio di “doveri”, lei era un’esplosione di rosso e verde, di disordine creativo, di pura disobbedienza poetica.
La leggenda narra che tutto nacque da una richiesta semplice: la piccola Karin, figlia di Astrid, malata a letto, chiese alla madre una storia su “una bambina che facesse tutto quello che voleva”. Astrid la inventò in una notte, e quando un editore respinse il manoscritto definendolo “troppo strano”, la Lindgren lo riscrisse e lo inviò a un concorso. Vinse. Da lì, un fenomeno globale: oltre 70 milioni di copie vendute in 80 lingue e un impatto culturale incalcolabile.
Una madre single, una figlia malata, una rivoluzione letteraria
Dietro Pippi c’è la storia di una donna che sfidò le convenzioni del suo tempo. Astrid Lindgren, madre single in un’epoca in cui era uno scandalo esserlo, riversò nella sua creatura quella fame di libertà, quella dolce rabbia contro il conformismo, quella fiducia assoluta nei bambini che attraversa tutta la sua opera.
Pippi non obbedisce, non si veste “bene”, non rispetta le gerarchie: eppure incarna una purezza morale che nessun adulto possiede più. È femminismo ante litteram, pedagogia rivoluzionaria, e allo stesso tempo un atto d’amore verso l’infanzia come spazio sacro dell’immaginazione.
Quando Pippi divenne pop (e arrivò nelle nostre TV)
La serie TV del 1969, prodotta in Svezia e Germania con la giovanissima Inger Nilsson, portò la bambina più ribelle della letteratura nel salotto di milioni di famiglie. In Italia arrivò nel pieno della rivoluzione femminista, trasformando Pippi in un’icona televisiva del girl power prima ancora di Wonder Woman, Sailor Moon o Buffy.
Quella bambina lentigginosa con il cavallo in salotto divenne il simbolo di un nuovo modo di crescere: libero, rumoroso, felice.
La mostra a Cuneo: un viaggio nella fantasia di Astrid Lindgren
Il percorso espositivo ideato da CUADRI ETS con la collaborazione di The Astrid Lindgren Company e il sostegno di Fondazione CRC, Generali, ACDA, Bottero e Tesi Square, è molto più di una semplice celebrazione.
È un viaggio sensoriale, interattivo e immersivo nel mondo di Pippi e degli altri personaggi della Lindgren, tra illustrazioni originali, giochi narrativi, installazioni e una fedele riproduzione di Villa Villacolle.
Un’esperienza pensata per bambini, genitori e nostalgici, ma anche per chi — tra un manga e un episodio di Stranger Things — sa riconoscere nelle storie per ragazzi la scintilla più autentica del fantastico.
La mostra gode del patrocinio di Regione Piemonte, Provincia e Città di Cuneo, Ambasciata di Svezia a Roma, Salani Editore, DeA Planeta e Paper Play, con la collaborazione del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.
L’ingresso è gratuito, con aperture dal martedì al venerdì (15.30–20.00) e nel weekend (9.00–13.00 e 15.00–20.00). Le scuole potranno prenotare visite guidate scrivendo a spazioinnovazione@crcinnova.it.
Pippi, l’eroina che ci ha insegnato a essere diversi
Oggi le calze spaiate di Pippi sono un simbolo di inclusione, e la sua forza resta quella di chi rifiuta di piegarsi. In un mondo che ci impone costantemente modelli, filtri e algoritmi, Pippi Calzelunghe continua a ricordarci che essere se stessi è il più grande atto di coraggio possibile.
Non ha bisogno di superpoteri, né di un costume. Le basta la certezza che la libertà — quella vera — si trova nella fantasia. In un’epoca di eroi in CGI e crossover infiniti, Pippi Calzelunghe rimane un bug nel sistema, una bambina che sfidò il patriarcato con un sorriso e un cavallo in veranda.
Forse è per questo che, anche oggi, continua a parlarci con la freschezza di un personaggio di anime o di un’eroina da graphic novel.
E se la visita alla mostra di Cuneo ci insegnerà qualcosa, sarà questo: che i veri supereroi non volano — saltano nelle pozzanghere ridendo.
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