Televisione italiana, anni Ottanta. Luci calde da studio, orchestra, scenografie colorate e quella strana magia che appartiene soltanto alla TV generalista di un tempo, capace di diventare un rituale collettivo. In quel panorama fatto di varietà, quiz e intrattenimento familiare, Enrica Bonaccorti non era soltanto una conduttrice. Era una presenza. Una voce. Un carattere.
Il 12 marzo 2026 Enrica Bonaccorti ci ha lasciati all’età di 76 anni, dopo aver affrontato una lunga battaglia contro un tumore al pancreas diagnosticato meno di due anni fa. Una notizia che colpisce profondamente chi è cresciuto con la televisione italiana tra anni Ottanta e Novanta. Non solo per la sua carriera lunghissima e poliedrica, ma perché Bonaccorti rappresentava un modo di fare spettacolo oggi quasi scomparso: intelligente, ironico, diretto, mai costruito.
E sì, permettetemi una confessione da nerd della cultura pop italiana. Per chi è nato negli anni Ottanta, Enrica Bonaccorti ha avuto anche un piccolo ruolo in qualcosa che oggi chiamiamo cosplay.
Sembra incredibile, ma è così.
Quando la TV diventava magia Disney
Primavera del 1987. Rai 1 manda in onda Pronto Topolino?, un esperimento televisivo che oggi meriterebbe di essere riscoperto come un piccolo cult della TV italiana.
Il programma era la versione in prima serata di Pronto, chi gioca?, il celebre quiz che Bonaccorti conduceva con un successo enorme. La struttura era semplice e geniale allo stesso tempo: gioco televisivo, atmosfera Disney e film della casa di Topolino in prima serata.
Ma il dettaglio che rendeva il programma memorabile era un altro.
Il cast si presentava in costume, interpretando personaggi dell’universo Disney. Non parliamo di travestimenti improvvisati, ma di una vera operazione scenica per portare il mondo dei cartoni animati dentro uno studio televisivo.
Enrica Bonaccorti interpretava Mary Poppins, mentre Giancarlo Magalli vestiva i panni del Grillo Parlante. In ogni puntata la straordinaria Heather Parisi portava sul palco coreografie ispirate al film Disney trasmesso quella sera, creando un mix irresistibile tra spettacolo, danza e immaginario fantastico.
Chi guardava quella trasmissione da bambino vedeva adulti travestiti da personaggi iconici, immersi in un universo narrativo condiviso.
Oggi lo chiamiamo cosplay.
All’epoca era semplicemente televisione.
La sigla era affidata a Bruno Lauzi che cantava la filastrocca Topolino Topoletto, contribuendo a costruire quell’atmosfera sospesa tra fiaba e varietà che rendeva il programma unico.
Per molti spettatori di allora, quello fu uno dei primi contatti con la magia di interpretare i personaggi che amiamo.
E questo, nel grande archivio invisibile della cultura pop italiana, resta uno dei contributi più curiosi e affascinanti della carriera di Bonaccorti.
https://youtu.be/tgXtRGLdguI
Dalla musica al teatro: l’anima artistica prima della TV
Ridurre Enrica Bonaccorti al ruolo di conduttrice sarebbe un errore enorme.
Prima della televisione, infatti, esisteva già un’artista completa.
Nata a Savona il 18 novembre 1949, figlia di un ufficiale di polizia ed ex partigiano, trascorre l’infanzia tra diverse città italiane seguendo gli spostamenti della famiglia. Genova, Sassari, Roma. Una vita in movimento che probabilmente contribuisce a costruire quel carattere curioso e aperto che la accompagnerà per tutta la carriera.
Durante l’adolescenza emerge anche una passione inattesa: l’atletica. Nel 1965 conquista addirittura una medaglia d’argento nel lancio del disco ai campionati regionali.
Poi arriva il teatro.
Roma diventa il punto di svolta. Alla fine degli anni Sessanta Bonaccorti si avvicina al palcoscenico e inizia a lavorare con la compagnia di Paola Quattrini e Domenico Modugno.
Ed è proprio Modugno a scoprire un altro talento nascosto.
La scrittura.
Enrica Bonaccorti firma i testi di alcune canzoni destinate a diventare parte della storia della musica italiana, tra cui La lontananza e Amara terra mia, due brani iconici portati al successo proprio dalla voce di Modugno.
Una carriera artistica che si muove tra cinema, teatro e televisione, con apparizioni in sceneggiati Rai e in film molto diversi tra loro, dalle produzioni drammatiche alle commedie più popolari degli anni Settanta.
La televisione arriva quasi come una conseguenza naturale.
E da quel momento tutto cambia.
Gli anni d’oro della televisione italiana
La consacrazione arriva negli anni Ottanta, il periodo in cui la TV italiana vive una stagione irripetibile.
Dal 1983 al 1985 Enrica Bonaccorti conduce Italia Sera, uno dei primi programmi preserali della televisione italiana. Un format innovativo che mescola informazione leggera, attualità e intrattenimento.
Il pubblico la adora.
Subito dopo arriva la grande sfida: raccogliere l’eredità di Raffaella Carrà alla guida del programma del mezzogiorno Pronto, chi gioca?.
Il risultato supera ogni aspettativa.
Il programma diventa un fenomeno televisivo e Bonaccorti conquista Telegatto e Oscar TV come personaggio femminile dell’anno, entrando definitivamente nell’olimpo dei volti più amati della televisione italiana.
Il suo stile era diverso da quello di molte conduttrici dell’epoca.
Ironica, pungente, spontanea.
Capace di passare dal gioco alla riflessione con naturalezza.
Una comunicatrice vera.
Fininvest, Non è la Rai e la rivoluzione televisiva
Gli anni Novanta portano un nuovo capitolo.
Il panorama televisivo cambia rapidamente e Bonaccorti diventa uno dei volti della grande transizione verso le reti Fininvest.
Nel 1991 inaugura un programma destinato a diventare un fenomeno culturale: Non è la Rai.
La prima edizione del programma è proprio la sua.
Un progetto creato insieme a Gianni Boncompagni e Irene Ghergo che anticipa una televisione più giovane, più dinamica, più pop. Un laboratorio televisivo che avrebbe lanciato decine di volti dello spettacolo italiano.
Bonaccorti conduce l’intera prima stagione e alcuni speciali del programma, compreso lo spettacolo di Capodanno tra il 1991 e il 1992.
Quella fase della sua carriera racconta una qualità rara: la capacità di reinventarsi continuamente, passando dal varietà al quiz, dalla televisione alla radio, dal teatro alla scrittura.
Radio, libri e una seconda vita artistica
Molti spettatori ricordano soprattutto la conduttrice televisiva, ma negli anni Duemila Bonaccorti intraprende un percorso sorprendente.
Torna in radio con programmi di grande successo come Tornando a casa, che rimane in onda per cinque stagioni su Rai Radio 1.
Parallelamente scopre una nuova dimensione creativa: la narrativa.
Pubblica diversi romanzi, tra cui La pecora rossa, L’uomo immobile e Il condominio, dimostrando ancora una volta quella curiosità intellettuale che aveva sempre caratterizzato il suo percorso artistico.
Una carriera che continua anche negli anni più recenti tra televisione, radio e cinema, fino al ritorno alla conduzione televisiva nel 2019 con il programma Ho qualcosa da dirti su TV8.
Una figura libera, sempre
Enrica Bonaccorti non è mai stata una personalità semplice da incasellare.
Autrice, conduttrice, attrice, scrittrice, paroliera.
Tifosa della Sampdoria.
Appassionata di animali.
Editorialista.
Donna ironica e spesso controcorrente.
Persino la sua vita privata raccontava una personalità libera, lontana dagli stereotipi dello spettacolo.
Nel 2020 aveva raccontato pubblicamente di soffrire di prosopagnosia, una condizione neurologica che impedisce di riconoscere i volti delle persone. Una confessione fatta con grande sincerità, nello stile diretto che l’ha sempre contraddistinta.
Un pezzo di storia della cultura pop italiana
La televisione italiana degli anni Ottanta e Novanta è stata un gigantesco laboratorio culturale. Programmi, personaggi e linguaggi che hanno contribuito a costruire l’immaginario collettivo di intere generazioni.
Enrica Bonaccorti faceva parte di quel mondo.
E se oggi tanti appassionati di cultura nerd ricordano con affetto esperimenti televisivi come Pronto Topolino?, lo devono anche a lei.
In quell’epoca la televisione non aveva paura di giocare con l’immaginario, travestirsi, raccontare storie e mischiare generi diversi. Un approccio che oggi ritroviamo nelle convention, nel cosplay, nei fandom.
Forse nessuno nel 1987 avrebbe immaginato che quelle serate Disney in TV avrebbero lasciato tracce così profonde nell’immaginario di chi sarebbe cresciuto tra fumetti, anime e cultura pop.
Eppure è successo.
Ciao Enrica
Restano i programmi, le canzoni, i libri, le registrazioni radiofoniche.
Restano i ricordi di una televisione che riusciva ancora a stupire.
Restano anche quei piccoli momenti televisivi che, senza saperlo, hanno acceso la fantasia di tanti futuri nerd italiani.
Per questo oggi non salutiamo soltanto una grande conduttrice.
Salutiamo una parte della nostra memoria collettiva.
Ciao Enrica.
E grazie per aver fatto parte della storia della nostra cultura pop.
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