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Eagle Pictures maggio 2026: Sorrentino, Raimi e i grandi ritorni Home Video da collezione

Il calendario delle uscite home video ha sempre avuto per me un sapore particolare, quasi rituale, qualcosa che oggi rischia di perdersi nell’era dello streaming onnipresente ma che continua a resistere come una forma di collezionismo emotivo prima ancora che fisico, e maggio 2026, grazie a Eagle Pictures, sembra voler ricordare proprio questo: che il cinema, quando lo porti a casa, diventa un’altra cosa, più intima, più tua, quasi come se ogni disco fosse una piccola capsula del tempo.

Il 6 maggio si apre con una di quelle uscite che non puoi ignorare nemmeno se ci provi, perché La Grazia porta la firma di Paolo Sorrentino, e chi è cresciuto tra cinema d’autore e blockbuster sa bene quanto ogni suo film sia un’esperienza che non si limita a raccontare una storia, ma costruisce un universo fatto di silenzi, sguardi e quella malinconia elegante che ti resta addosso più di quanto vorresti ammettere. Ritrovare Toni Servillo in un ruolo così stratificato, quello di un Presidente della Repubblica immaginario sospeso tra morale e vita privata, è un po’ come rivedere un vecchio compagno di viaggio che conosce tutte le scorciatoie dell’animo umano. Il bello, però, è che qui non si tratta solo di cinema da guardare: l’edizione 4K autografata diventa oggetto da custodire, quasi un artefatto, qualcosa che tra qualche anno tirerai fuori dicendo “io c’ero, io questa uscita me la ricordo”.

E poi c’è quel salto improvviso, quasi violento, che porta dritto nel territorio di Send Help, dove Sam Raimi torna a fare quello che gli riesce meglio: giocare con le paure come se fossero materia viva, modellandole tra tensione e ironia con quella leggerezza che solo chi ha inventato un certo modo di fare horror può permettersi. Veder coinvolti Rachel McAdams e Dylan O’Brien in una dinamica così chiusa, quasi soffocante, su un’isola che diventa gabbia mentale prima ancora che fisica, riporta alla memoria certe vibrazioni da survival anni ’90, ma filtrate con una consapevolezza moderna che ribalta continuamente le aspettative. Non è solo un thriller, è un gioco di potere, e chi ha passato notti intere a divorare VHS horror sa esattamente di cosa sto parlando.

Metà mese cambia completamente atmosfera, ed è uno di quei cambi che senti proprio nello stomaco, perché Marty Supreme arriva con quell’energia borderline che ormai è diventata il marchio di fabbrica di Josh Safdie, uno che sembra avere un radar interno per i personaggi fuori scala, quelli che vivono sempre un passo oltre il limite. Timothée Chalamet qui si trasforma in qualcosa di completamente diverso, un protagonista che attraversa epoche e città come se fosse dentro un videogioco narrativo anni ’50, tra sogni di gloria e cadute inevitabili. Il fascino, inutile girarci intorno, sta proprio lì: in quella sensazione di corsa continua verso qualcosa che forse non esiste nemmeno davvero. E la Steelbook, con le card e il making of, è il classico tipo di edizione che non compri per necessità, ma per desiderio puro, quello che ti prende quando sai di voler possedere un pezzo di quell’esperienza.

Quasi in parallelo, ma su un piano completamente diverso, si inserisce Le città di pianura di Francesco Sossai, che sembra parlare una lingua tutta sua, fatta di nebbie, silenzi e incontri che capitano senza preavviso, proprio come succede nella vita reale. Qui il tempo si dilata, le strade diventano metafore e i personaggi si muovono come se stessero cercando qualcosa che non riescono nemmeno a definire. È il tipo di film che ti prende lentamente, senza effetti speciali, senza bisogno di urlare, e proprio per questo resta più a lungo. Chi ha vissuto certe notti in macchina, magari senza una meta precisa, capirà immediatamente quel senso di sospensione che attraversa tutto il racconto.

E poi, verso la fine del mese, arriva quella sensazione familiare che solo certi titoli riescono a evocare, perché L’ultimo dei Mohicani non è semplicemente un ritorno, è un richiamo, quasi un segnale per chi il cinema degli anni ’90 lo ha respirato davvero. Michael Mann costruiva mondi con una precisione quasi maniacale, e rivedere Daniel Day-Lewis in quel ruolo significa tornare a un’epoca in cui l’epica passava attraverso lo sguardo, il silenzio, la tensione trattenuta. Il fatto che arrivi finalmente in Blu-ray in Italia ha qualcosa di simbolico, come se un pezzo di storia trovasse finalmente la sua forma definitiva anche per chi colleziona, per chi ancora oggi sceglie il supporto fisico come esperienza e non solo come archivio.

Tutto questo, messo insieme, racconta molto più di un semplice calendario di uscite. Racconta un modo di vivere il cinema che non è scomparso, anche se qualcuno continua a darlo per morto, racconta il piacere di fermarsi, scegliere un titolo, inserirlo nel lettore e dedicargli attenzione, senza notifiche, senza distrazioni, senza quella fretta digitale che ormai ci accompagna ovunque.

E forse è proprio qui che nasce la domanda vera, quella che vale la pena condividere tra chi queste cose le sente ancora: quanto spazio resta oggi per questo tipo di esperienza? Quanto pesa davvero il gesto di collezionare, di scegliere un’edizione, di aspettare un’uscita, rispetto alla comodità di avere tutto subito?

Perché alla fine, tra un Sorrentino che ti scava dentro e un Raimi che ti tiene incollato allo schermo, tra un Safdie che ti fa correre e un Mann che ti riporta indietro nel tempo, la sensazione è che il cinema non abbia mai smesso di essere una questione personale. E forse, proprio adesso, vale la pena parlarne davvero.


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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