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Dolkori Forest: a Jeju il parco dei gatti tra folklore, arte e gaming

L’isola di Jeju riesce sempre a dare l’impressione di appartenere a una Corea leggermente alternativa, quasi una mappa segreta sbloccata dopo aver completato la campagna principale tra i grattacieli di Seoul, le insegne al neon di Hongdae e le playlist K-pop ascoltate in metropolitana. L’isola vulcanica conserva un ritmo diverso, fatto di sentieri, pietra nera, vento, mandarini, leggende locali e panorami che sembrano progettati da un environmental artist particolarmente innamorato dei filtri cinematografici. Da aprile 2026, però, questo scenario possiede anche un villaggio abitato idealmente da gatti viaggiatori, creature gigantesche e personaggi che potrebbero essere usciti da un cozy game coreano mai pubblicato: si chiama Dolkori Forest ed è uno di quei luoghi capaci di confondere con estrema naturalezza i confini tra parco tematico, installazione artistica, giardino e mondo narrativo.

L’idea nasce da Smilegate, la società videoludica sudcoreana conosciuta soprattutto per titoli come Crossfire, Lost Ark ed Epic Seven, che ha deciso di portare fuori dallo schermo una parte dell’immaginazione accumulata attraverso anni di sviluppo digitale. Il progetto occupa circa 59.700 metri quadrati, l’equivalente di 18.000 pyeong secondo l’unità di misura coreana, nell’area dell’ex Soingook Theme Park di Andeok-myeon, a Seogwipo, chiuso nel 2023. Invece di limitarsi a rinnovare le attrazioni già presenti, Smilegate ha trasformato lo spazio in un lifestyle content park costruito attorno a un concept deliziosamente assurdo: un villaggio decorato e lentamente conquistato da gatti tornati dai loro viaggi intorno al mondo. Dolkori Forest ha aperto il 30 aprile 2026, presentandosi come un’esperienza in cui mostre, passeggiate, opere contemporanee e ristorazione fanno parte della stessa narrazione ambientale.

Già questa premessa basterebbe a farmi preparare la valigia, infilare nello zaino una fotocamera, due power bank e almeno un accessorio con le orecchie feline, ma la parte davvero affascinante è il legame con il folklore di Jeju. Il nome Dolkori deriva infatti dalla figura della Dolkonaengi, la gatta di pietra leggendaria associata alle tradizioni dell’isola e reinterpretata come presenza protettrice della comunità. Il suffisso “-ri”, ricorrente nei nomi dei villaggi coreani, contribuisce a rendere l’intero luogo qualcosa di apparentemente reale, non soltanto uno scenario costruito per intrattenere. Dolkori Forest vuole sembrare un paese comparso sulla mappa dopo essere rimasto nascosto per secoli, un insediamento in cui i gatti hanno lasciato impronte, oggetti, racconti e piccoli indizi della propria esistenza. È worldbuilding applicato al turismo, solo che al posto del classico regno fantasy con guerrieri e draghi troviamo felini cosmopoliti, giardini profumati e un’atmosfera da avventura rilassante nella quale nessuno sembra avere l’urgenza di salvare l’universo entro la fine del terzo atto.

Il percorso indoor, chiamato Dolkori Village, invita a seguire le tracce di cinque gatti residenti: Doldol, Coco, Momo, Chichi e Shasha. Non sono semplici mascotte piazzate qua e là per vendere peluche, almeno non soltanto, perché costituiscono il filo narrativo che attraversa gli ambienti e trasforma la visita in una piccola esplorazione. Sedici esposizioni tematiche costruiscono la loro storia attraverso scenografie, dettagli, incontri e spazi immersivi, facendo leva su quella curiosità quasi infantile che conosciamo benissimo noi gamer: entri in una stanza convinta di voler guardare velocemente, poi noti una porta, un simbolo o un oggetto sullo sfondo e il cervello parte subito in modalità quest secondaria. Quel gatto è passato davvero da qui? Dove conduce quella traccia? Perché sento già il bisogno di scegliere il mio personaggio preferito e difenderlo in qualunque futura discussione online?

All’esterno, Dolkori Garden continua il racconto attraverso sette giardini e opere dedicate ai gatti realizzate da artisti coreani e internazionali. La sensazione descritta dal progetto è quella di passeggiare in una galleria senza pareti, lasciando che il paesaggio naturale di Jeju, le erbe aromatiche, le installazioni e l’architettura si sovrappongano senza diventare una sequenza rigida di sale museali. Sotto un grande albero di circa trent’anni trovano posto una zona picnic e una piccola biblioteca, dettaglio che racconta molto bene la filosofia dell’intero parco: non correre da un’attrazione alla successiva come se si dovesse completare una checklist, ma fermarsi, restare, osservare. Smilegate ha definito il nucleo dell’esperienza come il conforto offerto dai gatti e dalla loro presenza, usando la natura di Jeju come spazio di decompressione per persone abituate a notifiche, feed infiniti e giornate vissute con la barra dell’energia perennemente in rosso.

Naturalmente nessun villaggio felino pensato da un’azienda di videogiochi poteva affidarsi soltanto alla contemplazione. La Cat Boat, il Chichi Train, le piccole imbarcazioni radiocomandate e le aree ludiche in legno aggiungono quella componente interattiva che rende Dolkori Forest accessibile anche alle famiglie, senza trasformarlo nel classico parco iperstimolante dominato da montagne russe e urla registrate. Il trenino sembra provenire direttamente da un anime slice of life ambientato in vacanza, mentre la barca e i percorsi panoramici invitano a vivere lo spazio con la stessa calma con cui esploreremmo un’isola di Animal Crossing dopo aver finalmente estinto il mutuo con Tom Nook. Persino il café, la bakery e il gift shop appaiono integrati nel ritmo della visita, più simili alle tappe di un villaggio tematico che a una fila di servizi collocati strategicamente prima dell’uscita.

Poi si incontra lui, il vero boss segreto di Dolkori Forest: un gatto mandarino lungo sedici metri. La gigantesca installazione, soprannominata Tangerine Cat, è opera di Florentijn Hofman, l’artista olandese diventato celebre nel mondo grazie alla monumentale Rubber Duck. Per Jeju ha immaginato un felino arancione ispirato a uno dei simboli più riconoscibili dell’isola, trasformando il mandarino locale in una creatura morbida, smisurata e immediatamente fotogenica. Hofman lavora spesso ingrandendo animali e oggetti familiari fino a renderli presenze capaci di alterare la percezione dell’ambiente, ed è difficile pensare a un’installazione più adatta a un luogo nato per raccontare l’incontro tra arte pubblica, cultura locale e immaginario pop. Il Tangerine Cat non funziona soltanto come sfondo da social, anche se immagino già centinaia di pose, fancam e reel costruiti intorno alla sua sagoma; rappresenta quella meravigliosa capacità dell’arte giocosa di parlare a pubblici diversi senza diventare fredda o intimidatoria.

Dietro l’apparenza adorabile affiora inoltre una riflessione molto nerd sul futuro dei parchi esperienziali. Smilegate non ha semplicemente sponsorizzato una struttura turistica, ma ha provato a convertire competenze nate nel gaming in uno spazio fisico. Il level design diventa organizzazione dei percorsi, il character design prende forma attraverso i cinque gatti, la lore locale sostituisce il manuale narrativo e l’esplorazione ambientale guida il pubblico senza bisogno di un’interfaccia sullo schermo. Lee Jeong-jun, responsabile di Smilegate Cat Park Museum, ha spiegato che il progetto rappresenta il momento in cui l’immaginazione coltivata nei videogiochi viene trasferita nel mondo reale. Non è difficile intuire perché questa direzione interessi sempre più aziende dell’intrattenimento: dopo anni trascorsi a costruire universi digitali nei quali restiamo per centinaia di ore, il passo successivo consiste nel renderli attraversabili con il corpo, lasciando che una passeggiata, un profumo o la scala gigantesca di una scultura diventino parte dello storytelling.

Dolkori Forest si trova al numero 1878 di Jungsanganseo-ro, ad Andeok-myeon, nel territorio di Seogwipo, e le informazioni diffuse dall’organizzazione turistica di Jeju indicano un’apertura dalle 9:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:00 e chiusura settimanale il martedì. Orari e condizioni possono naturalmente cambiare, soprattutto per le attrazioni all’aperto, quindi una verifica prima della visita rimane sempre una buona idea.

Resta soprattutto la sensazione che Jeju abbia trovato un altro modo per raccontarsi senza rinunciare alla propria identità. Il gatto di pietra del folklore diventa personaggio, il mandarino si trasforma in arte monumentale, un parco abbandonato rinasce come villaggio narrativo e una compagnia di videogiochi prova a immaginare cosa accada dopo lo spegnimento dello schermo. Io, nel frattempo, sto già cercando di capire quale dei cinque gatti rispecchi maggiormente la mia personalità e quante probabilità esistano di uscire dal gift shop con un bagaglio aggiuntivo da imbarcare. Dolkori Forest sembra uno di quei luoghi destinati a dividere la community tra chi partirebbe domani mattina, chi sogna una versione italiana popolata da gatti etruschi e chi sta già elaborando il cosplay perfetto per una foto davanti al Tangerine Cat. La domanda, a questo punto, rimane aperta: quale leggenda locale trasformereste nel prossimo parco immersivo da esplorare davvero?

Note: AI-Generated Content

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