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Dororo 2019: il ritorno oscuro del capolavoro di Tezuka tra demoni, guerra e filosofia

L’odore acre del sangue e della vendetta, l’incanto vischioso della polvere da sparo e il rumore assordante delle lame che si scontrano. Benvenuti nel Giappone feudale di Dororo, un mondo dove la speranza è un miraggio e l’umanità è una merce di scambio, un lusso che pochi si possono permettere. Nel 2019, una nuova incarnazione di questo capolavoro senza tempo, partorito dalla mente geniale del “Dio dei manga” Osamu Tezuka, ha invaso i nostri schermi, non come un semplice restauro, ma come un reboot narrativo audace, spiazzante, con una nuova anima e un cuore pulsante di ferro e dolore.

Immaginate un signore feudale, Daigo Kagemitsu, che osserva le sue terre in rovina, i suoi sudditi che muoiono di fame. La disperazione lo spinge a un gesto estremo, un patto demoniaco che riecheggia le più cupe leggende metropolitane del nostro immaginario. Offre in pasto a dodici demoni il corpo del suo primogenito, Hyakkimaru, in cambio di prosperità per la sua gente. Il bambino nasce privato di tutto: arti, organi, sensi, persino la pelle e l’anima. Un guscio vuoto, un fantasma senza corpo, abbandonato alla corrente di un fiume come un orribile rifiuto della natura. Ma il destino, a volte, gioca brutti scherzi, o forse si limita a tessere la trama di una grande vendetta. Hyakkimaru viene salvato e cresciuto da un chirurgo, Jukai, che gli dona un corpo meccanico, un’armatura di protesi e lame affilate, trasformandolo in un’arma vivente. La sua esistenza diventa una caccia all’ultimo demone, un viaggio epico e solitario dove ogni creatura sconfitta gli restituisce una parte perduta di sé. Non è solo una battaglia fisica, ma un’odissea interiore, una ricerca di sé che lo porta a chiedersi cosa significhi essere umani. E proprio quando il sentiero della vendetta rischia di trasformarlo in un mostro simile a quelli che combatte, il destino gli mette al fianco un’altra anima tormentata.

Dororo: un piccolo ladro e un grande cuore

A interrompere la sua solitudine e a dare un senso a un viaggio fatto di cieca furia, arriva Dororo, un ragazzino scaltro e ladruncolo, con una parlantina vivace e un passato segnato dalla crudeltà dei samurai. Non è una spalla comica o una guida turistica, ma il vero cuore morale della storia. Dororo rappresenta il filo rosso che lega Hyakkimaru alla sua umanità, il faro che gli impedisce di annegare nella sete di vendetta. Insieme, formano una coppia improbabile e magnetica, un’unione che si nutre delle loro differenze.

A prima vista, l’anime Dororo potrebbe apparire come la classica storia di vendetta ambientata nel Giappone feudale, un action-adventure con mostri da abbattere. Ma la sua forza, il suo fascino, risiede proprio nella profondità nascosta tra le righe. Il reboot, prodotto dallo Studio MAPPA in collaborazione con Tezuka Productions, non ha avuto paura di osare, di rileggere le atmosfere cupe e disperate dell’opera originale con un approccio moderno e maturo, con un finale che non ha lasciato indifferenti e che offre una visione più amara e realistica rispetto alla serie del 1969.


Un’allegoria senza tempo: sacrificio e redenzione

La domanda che permea ogni singolo episodio è più attuale che mai: “È giusto sacrificare la vita di un innocente per il bene della collettività?” L’atto di Daigo, che offre il figlio ai demoni per salvare il suo popolo, non è un semplice gesto di crudeltà, ma una scelta pragmatica che genera un quesito etico potentissimo. La risposta, suggerita dalla tragica fine, è chiara: una società costruita sul sacrificio e sul sangue è destinata a marcire dall’interno. Un benessere fondato sull’ingiustizia e sull’orrore è solo una fragile illusione destinata a crollare.

In questo senso, il Dororo del 2019 dialoga idealmente con altre opere fondamentali del panorama manga e anime, come l’acclamato Vinland Saga. Entrambe le storie ci mostrano una guerra senza eroi né gloria, un conflitto che genera solo perdenti, dolore e disumanizzazione. Più Hyakkimaru recupera parti del suo corpo, più rischia di perdere la sua umanità, accecato dal desiderio di completarsi. È qui che emerge il dualismo affascinante tra i due protagonisti, un’allegoia che ci riporta alla mente la biga alata di Platone: Hyakkimaru è il cavallo nero, istintivo e vorace, mentre Dororo è il cavallo bianco, la voce della coscienza. Separati sono destinati a cadere, uniti possono sperare di raggiungere un equilibrio.


Tra luci e ombre: un’opera imperfetta ma necessaria

Dal punto di vista tecnico, il reboot ha mostrato le sue imperfezioni. L’animazione a volte altalenante e qualche episodio riempitivo hanno fatto storcere il naso ai puristi, ma l’anima della serie è rimasta intatta. Le musiche, in particolare le due opening, sono diventate un inno per i fan, capaci di catturare perfettamente l’atmosfera sospesa tra malinconia e orrore. Nonostante le sbavature, il ramake di Dororo è un anime fondamentale riuscendo  a riportare alla ribalta un classico di Tezuka, ridandogli nuova vita e soprattutto nuove domande da porre al pubblico. In un panorama spesso dominato da produzioni stereotipate e prive di rischio, Dororo ha avuto il coraggio di parlare di temi come la guerra, il potere, la vendetta e il vero significato dell’umanità con una sincerità che colpisce. Chi si aspettava un semplice racconto di spadaccini e mostri ha trovato un’opera allegorica, una riflessione profonda sulle scelte che ci definiscono e sulle conseguenze che portano.


Il viaggio di Hyakkimaru e Dororo non è solo un racconto di demoni e battaglie, ma un percorso che lascia un segno, che ti costringe a pensare anche dopo aver visto l’ultima puntata. Non un capolavoro assoluto, ma una di quelle opere che ti entrano dentro e non ti lasciano più. Hyakkimaru e Dororo non sono solo due personaggi, ma due facce della stessa medaglia, che si completano e ci ricordano quanto sia fragile e prezioso l’equilibrio tra istinto e coscienza.

E voi, che ne pensate? Il reboot di Dororo vi ha convinto o siete rimasti fedeli alla versione del 1969? Quale dei due protagonisti ha catturato di più la vostra attenzione? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto e, se l’articolo vi è piaciuto, condividetelo sui vostri social! La discussione è aperta, perché le grandi storie non smettono mai di evolversi.


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