Esistono libri che raccontano un evento e libri che, pagina dopo pagina, ti fanno capire perché quell’evento è diventato un rito collettivo, una specie di saga nazionale con stagioni, spin-off, villain, ritorni miracolosi e personaggi che sembrano usciti da una timeline alternativa. Il “Dizionario del Festival di Sanremo” di Eddy Anselmi appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Non prova a mettere in fila cronologicamente le edizioni, non si preoccupa di dirti “che anno era” o “chi ha vinto”. Qui la storia passa dalle persone. Dai nomi. Dai volti. Da chi ha calcato quel palco anche solo per un attimo e, in quel momento, ha inciso una piccola o grande traccia nella memoria pop italiana.
Sfogliare questo dizionario è un’esperienza che ha qualcosa di sorprendentemente nerd. Non perché parli di supereroi o astronavi, ma perché adotta lo stesso approccio enciclopedico che amiamo nei grandi manuali di lore: ogni voce è una scheda-personaggio, completa di coordinate essenziali, apparizioni chiave, momenti di gloria, inciampi clamorosi e ritorni che sembrano boss fight affrontate a distanza di anni. Cantanti, autori, musicisti, parolieri, arrangiatori, direttori d’orchestra, presentatori: il Festival emerge come un gigantesco universo condiviso, dove le carriere si intrecciano, si sfiorano, collidono e a volte si dissolvono lasciando solo un’eco.
La cosa affascinante è che questo libro non racconta “Sanremo” come concetto astratto, ma come organismo vivente fatto di esseri umani. Ogni nome custodisce un frammento di epoca, un cambio di gusto, una trasformazione culturale. Ci sono i debutti leggendari che ancora oggi vengono citati come origini mitiche, le meteore che hanno brillato per una manciata di minuti televisivi e poi sono scomparse, gli artisti che hanno cambiato le regole del gioco e quelli che, senza saperlo, hanno fotografato perfettamente lo spirito del loro tempo. Leggere queste voci una dopo l’altra genera un effetto curioso: ti rendi conto che la musica italiana non è una linea retta, ma un mosaico fatto di tentativi, errori, intuizioni geniali e colpi di fortuna.
Anselmi costruisce una vera e propria mappa umana. Non serve partire dalla A o arrivare alla Z. Puoi aprire il libro a caso e trovarti davanti una carriera che avevi rimosso, una canzone che ti riportava in cucina con la TV accesa o una serata di febbraio passata a commentare con amici e parenti. È un’esperienza profondamente legata alla memoria collettiva, quella che funziona per associazioni emotive più che per date. Ed è qui che il dizionario diventa qualcosa di più di un semplice strumento di consultazione: diventa una macchina del tempo pop.
La solidità dell’opera non sorprende se si conosce il percorso dell’autore. Giornalista, storico della musica e autore televisivo, Anselmi è da anni una delle voci più autorevoli quando si parla di Sanremo e di tutto ciò che ruota intorno allo spettacolo musicale europeo. Il suo lavoro sul Festival si è sempre distinto per un equilibrio raro tra rigore documentale e capacità divulgativa, qualità che lo ha portato a essere coinvolto anche nel racconto e nella costruzione televisiva dell’Eurovision Song Contest, fino alle edizioni più recenti. Questa doppia anima si sente tutta nel Dizionario: i dati sono precisi, puntuali, verificabili, ma non diventano mai freddi. Ogni informazione sembra messa lì per accendere una connessione, non per spegnerla.
Il punto, infatti, non è sapere chi ha vinto cosa. Il punto è capire perché certi nomi continuano a tornare nelle conversazioni, nei meme, nei revival televisivi, mentre altri sopravvivono come fantasmi affettuosi che riemergono solo quando parte una sigla o una clip d’archivio. In questo senso il libro parla anche del nostro rapporto con la cultura pop, del modo in cui selezioniamo cosa ricordare e cosa lasciare ai margini. Sanremo diventa così uno specchio dell’Italia che cambia, inciampa, si reinventa e ogni tanto si prende tremendamente sul serio.
C’è poi un piacere quasi ludico nel perdersi tra le voci, nel seguire traiettorie impreviste, nel collegare mentalmente carriere che non avevamo mai messo in relazione. È lo stesso piacere che proviamo quando scopriamo un retcon ben riuscito o quando realizziamo che due personaggi di saghe diverse hanno condiviso lo stesso autore. Qui succede con le canzoni, con i testi, con le scelte artistiche che hanno attraversato decenni di televisione e radio.
Alla fine della lettura resta una consapevolezza chiara: Festival di Sanremo non è solo una gara, né un appuntamento annuale. È un archivio emotivo collettivo, costruito dalle persone che lo hanno attraversato. Questo dizionario non cerca di chiuderlo in una definizione, ma di mostrarne la complessità attraverso i suoi protagonisti. Ed è forse questo il suo merito più grande: ricordarci che dietro ogni edizione, ogni polemica, ogni applauso o fischio, ci sono storie umane che meritano di essere rilette, una voce alla volta.
Ora la palla passa a voi: quale nome aprireste per primo? Quello che vi ha fatto innamorare della musica italiana o quello che vi ha fatto cambiare canale, salvo poi tornare anni dopo con un sorriso nostalgico?
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